Oncologia-Ematologia

Linfoma non Hodgkin, interim PET predittiva della sopravvivenza nei pazienti trattati con R-CHOP

I risultati dell'interim PET possono essere predittivi della sopravvivenza, ma intensificare il trattamento sulla base di tali risultati sembra non migliorare gli outcome terapeutici tra i pazienti con linfoma non Hodgkin aggressivo, per lo meno fra quelli trattati inizialmente con rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone (regime R-CHOP). A indicarlo sono i risultati dello studio randomizzato multicentrico di fase III PETAL (Positron Emission Tomography-Guided Therapy of Aggressive Non-Hodgkin Lymphomas), pubblicato da poco sul Journal of Clinical Oncology.

I risultati dell’interim PET possono essere predittivi della sopravvivenza, ma intensificare il trattamento sulla base di tali risultati sembra non migliorare gli outcome terapeutici tra i pazienti con linfoma non Hodgkin aggressivo, per lo meno fra quelli trattati inizialmente con rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone (regime R-CHOP). A indicarlo sono i risultati dello studio randomizzato multicentrico di fase III PETAL (Positron Emission Tomography-Guided Therapy of Aggressive Non-Hodgkin Lymphomas), pubblicato da poco sul Journal of Clinical Oncology.

Tra i pazienti con linfoma non Hodgkin, spiegano gli autori nell’introduzione, un importante fattore predittivo della sopravvivenza è la risposta al trattamento ed essere in grado di identificare quali pazienti risponderanno o meno alle terapie standard consente un aggiustamento precoce del trattamento stesso e migliora i risultati.

Uno studio precedente ha dimostrato che i risultati dell’interim PET con il tracciante flurodeossiglucosio (18F-FDG) potrebbero essere predittivi degli outcome per questa popolazione di pazienti.
Nello studio PETAL, Ulrich Dührsen, del Dipartimento di Ematologia dell’Università di Essen, e gli altri ricercatori hanno cercato di stabilire se i risultati dell’interim PET potevano essere utilizzati per orientare le scelte terapeutiche in 862 pazienti con linfoma non Hodgkin aggressivo di nuova diagnosi trattati con il regime R-CHOP.

I partecipanti sono stati trattati con trattati dapprima con due cicli di R-CHOP e poi sottoposti alla scansione PET; quelli con interim PET positiva sono stati quindi assegnati in modo casuale ad altri sei cicli di R-CHOP (52 pazienti) o a sei blocchi di un protocollo di trattamento intensivo per il linfoma di Burkitt (56 pazienti). Fra i 754 che avevano un linfoma CD20-negativo, 255 sono stati assegnati in modo casuale al trattamento con quattro cicli aggiuntivi di R-CHOP o allo stesso trattamento più due ulteriori dosi di rituximab.
L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da eventi (EFS).

L’interim PET è risultata negativa in 103 pazienti (il 12,5%) e negativa in 754 (87,5%).

Nel gruppo con PET positiva, il tasso di EFS a 2 anni è risultato del 42% tra i pazienti che hanno continuato il trattamento con R-CHOP (IC al 95% 28,2-55,2) e del 31,6% fra quelli che sono passati al trattamento con il protocollo per il linfoma di Burkitt, ma la differenza fra i due gruppi non è risultata statisticamente significativa (IC al 95% 19,3-44,6; P = 0,1229).
In più, il protocollo per il linfoma di Burkitt ha aumentato in modo considerevole la tossicità.

Nel gruppo con scansioni PET negative, l’EFS a 2 anni è risultata del 76,4% (IC al 95% 68,0-82,8) tra i pazienti che sono rimasti in trattamento con R-CHOP contro 73,5% (IC al 95% 64,8-80,4) tra i pazienti trattati con R-CHOP più due dosi aggiuntive di rituximab e anche in questo caso la differenza tra i due bracci non è risultata statisticamente significativa (IC al 95% 0,684-1,606; P = 0,8305).
I ricercatori riferiscono, inoltre, che la previsione degli outcome medianti i risultati della PET è risultata indipendente dall’International Prognostic Index e che i risultati nel gruppo con linfoma diffuso a grandi cellule B sono stati simili a quelli ottenuti nella popolazione complessiva.

Gli autori concludono, quindi, che in pazienti con linfoma Non Hodgkin aggressivo trattati con il regime R-CHOP l’interim PET è risultata predittiva della sopravvivenza, ma in quelli PET-positivi l’intensificazione del trattamento non ha migliorato gli outcome.

Dührsen e i colleghi aggiungono che “l’interim PET è uno strumento potente con cui distinguere i linfomi sensibili alla chemioterapia da quelli resistenti alla chemioterapia" e che "servono ulteriori studi per stabilire se i pazienti PET-positivi possono essere candidati per approcci di trattamento immunologico, come l’immunomodulazione, l’inibizione dei checkpoint immunitari o le CAR T-cells".

Alessandra Terzaghi
U. Duhrsen, et al. Positron emission tomography-guided therapy of aggressive non-Hodgkin lymphomas (PETAL): a multicenter, randomized phase III trial. J Clin Oncol. 2018; doi: 10.1200/JCO.2017.76.8093.
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