Linfoma non-Hodgkin/leucemia linfatica cronica, sicuro e molto attivo il nuovo anti-CD20 ublituximab

Il nuovo anticorpo monoclonale anti-CD20 ublituximab si č dimostrato sicuro e dotato di una buona attivitā antitumorale in pazienti con linfoma non-Hodgkin a cellule B o leucemia linfatica cronica giā trattati in precedenza con rituximab, in uno studio di fase I/II pubblicato di recente sul British Journal of Haematology.

Il nuovo anticorpo monoclonale anti-CD20 ublituximab si è dimostrato sicuro e dotato di una buona attività antitumorale in pazienti con linfoma non-Hodgkin a cellule B o leucemia linfatica cronica già trattati in precedenza con rituximab, in uno studio di fase I/II pubblicato di recente sul British Journal of Haematology.

Ublituximab è un anticorpo progettato in modo da avere un basso contenuto di fucosio. Questa caratteristica aumenta la citotossicità cellulare anticorpo-dipendente rispetto ad altri anticorpi anti-CD20, in particolare contro i tumori che mostrano una bassa espressione di quella proteina, come può verificarsi quando si sviluppa una resistenza a rituximab.

Nello studio, quasi la metà dei 35 pazienti arruolati ha ottenuto una risposta completa o parziale a ublituximab, compreso quasi un terzo di quelli refrattari a rituximab. Gli eventi avversi principali sono stati le reazioni correlate all'infusione, stanchezza, piressia e diarrea, ma quasi tutti sono stati di grado lieve.

"Ublituximab è risultato efficace e ben tollerato in una popolazione di pazienti eterogenea e altamente pretrattata con rituximab" scrivono i ricercatori, guidati da Ahmed Sawas, del Center for Lymphoid Malignancies della Columbia University di New York.

La percentuale di risposta ottenuta è molto simile a quella osservata con altri due anticorpi anti-CD20 - obinutuzumab e ofatumumab - in popolazioni di pazienti simili, ma ublituximab potrebbe avere dei vantaggi in termini di incidenza inferiore di reazioni correlate all'infusione e tempi di infusione più brevi.

"Anticorpi monoclonali anti-CD20 rafforzati, ben tollerati e attivi nella malattia resistente a rituximab, possono fornire un vantaggio clinico significativo ai pazienti che hanno a disposizione opzioni di trattamento limitate" osservano gli autori.

Allo studio hanno preso parte 27 pazienti con linfoma non-Hodgkin a cellule B e 8 pazienti con leucemia linfatica cronica (o piccolo linfoma linfocitico) che avevano una malattia refrattaria a rituximab (definita come la comparsa di progressione durante o entro 6 mesi dal trattamento con quest’anticorpo) o avevano recidivato dopo il trattamento con l’anti CD-20 (recidiva definita come la comparsa di progressione dopo più di 6 mesi dal trattamento col farmaco). I partecipanti avevano fatto una mediana di tre terapie precedenti.

I pazienti sono stati trattati in aperto con ublituximab a diverse dosaggi come terapia di induzione (3-4 infusioni settimanali durante i cicli 1 e 2) e poi come terapia di mantenimento (un’infusione al mese durante i cicli 3-5, poi ogni 3 mesi per un massimo di 2 anni) e tutti sono stati trattati con un antistaminico orale e steroidi prima dell'infusione.

Alla fine del trial, si legge nel lavoro, il 60% dei pazienti aveva sospeso il trattamento a causa della progressione della malattia e il 23% lo aveva interrotto a causa di eventi avversi, per decisione del medico o per altri motivi, mentre il restante 17% aveva fatto tutto il trattamento previsto dal protocollo.

Nessuno dei pazienti ha manifestato tossicità dose-limitanti o eventi avversi inattesi. Tutti i pazienti hanno manifestato eventi avversi di un qualsiasi grado, mentre l’incidenza degli eventi avversi di grado 3/4 è risultata del 49% e quella degli eventi avversi gravi (il più comune dei quali è stato la polmonite) del 37%.

Gli eventi avversi non ematologici principali sono stati le reazioni correlate all'infusione (con un’incidenza del 40%, nessuna di grado 3/4), stanchezza (37%, nel 3% dei casi di grado 3/4), piressia (29%, in nessun caso di grado 3/4) e diarrea (26%, in nessun caso di grado 3/4).

Gli eventi avversi ematologici principali sono risultati la neutropenia (14%, nel 14% dei casi di grado 3/4), senza infezioni associate, l’anemia (11%, nel 6% dei casi di grado 3/4) e la trombocitopenia (6%, nel 6% dei casi di grado 3/4), senza sanguinamenti associati.

La percentuale di risposta complessiva è risultata del 45% (44% nella coorte di pazienti con linfoma non-Hodgkin a cellule B e 50% nella coorte con leucemia linfatica cronica) e la maggior parte delle risposte sono state parziali. In particolare, nel sottogruppo di pazienti refrattari a rituximab la percentuale è risultata del 31%.

La durata mediana della risposta a ublituximab è stata di 9,2 mesi e la sopravvivenza libera da progressione mediana di 7,7 mesi.

"La terapia anti-CD20 ha mostrato di offrire i benefici maggiori in combinazione, tradizionalmente con regimi a base di chemioterapia con più farmaci" osservano i ricercatori nella discussione. "Anche se l'introduzione di nuove terapie mirate ha spostato il paradigma di trattamento della leucemia linfatica cronica e del linfoma indolente, l'attività di questi agenti probabilmente è potenziata dall'aggiunta di un anticorpo anti-CD20, dati i diversi meccanismi di azione" aggiunge il gruppo.

Infatti, sottolineano gli autori, diversi regimi combinati, non basati sulla chemioterapia, stanno mostrando un'efficacia promettente e una tossicità più lieve nei primi studi. "Analogamente, si sta valutando ublituximab per il trattamento del linfoma non-Hodgkin a cellule B o della leucemia linfatica cronica in combinazione con altri agenti", come l'immunomodulatore lenalidomide e l'inibitore della tirosin kinasi di Bruton ibrutinib.

A. Sawas, et al. A phase 1/2 trial of ublituximab, a novel anti-CD20 monoclonal antibody, in patients with B-cell non-Hodgkin lymphoma or chronic lymphocytic leukaemia previously exposed to rituximab. Br J Haematol. 2017;177(2):243-53.
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