Obinutuzumab, un nuovo anticorpo monoclonale sperimentale anti-CD20 ha dimostrato un’attività promettente in pazienti con linfoma non-Hodgkin indolente refrattario e recidivante. Lo evidenzia uno studio di fase II denominato GAUGUIN pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Lo studio ha valutato efficacia e sicurezza di obinutuzumab somministrato in due dosi in 40 pazienti con linfoma non-Hodgkin indolente refrattario e recidivante.
I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere 8 cicli di terapia con obinutuzumab partendo da 400 mg nei giorni 1 e 8 del primo ciclo e al giorno 1 per i successivi cicli (440/400 mg) o 1.600 mg nei giorni 1 e 8 del primo ciclo e 800 mg al giorno 1 dei successivi cicli (1.600/800 mg).

Dei 40 pazienti arruolati, 34 presentavano un linfoma follicolare, 38 erano stati trattati precedentemente con rituximab e 22 erano refrattari al farmaco.
Il tasso di risposta generale alla fine del trattamento era del 55% (95% CI, 32% - 76%) nel gruppo trattato con 1.600/800 mg di obinutuzumab (9% di risposte complete) e del 17% (95% CI, 4% - 41%) nel gruppo trattato con 400/400 mg del farmaco (nessuna risposta completa). Dei pazienti refrattari al rituximab, cinque hanno ottenuto una risposta alla fine del trattamento con la dose da 1.600/800 mg e 12 con la dose da 400/400 mg di obinutuzumab. La PFS media era di 11,9 mesi nel gruppo 1.600/800 mg e di 6,0 mesi nel gruppo da 400/400 mg.

Gli eventi avversi più frequenti includevano le reazioni al sito di infusione (73%). Nessuna era di grave entità.
Attualmente è stato pianificato uno studio di fase III che valuteraà la dose da 1.000 mg del farmaco somministrata nei giorni 1, 8 e 15 del primo ciclo di terapia. Gli studi GADOLIN e GALLIUM stanno valutando la combinazione di obinutuzumab e bendamustina e obinutuzumab rispetto a rituximab.

Sviluppato da Roche, obinutuzumab è un anticorpo monoclonale anti-CD20 di seconda generazione, umanizzato e glico ingegnerizzato, progettato in modo da legarsi selettivamente e con alta affinità al dominio extracellulare della proteina CD20 sulla superficie dei linfociti B al fine di aumentare la citotossicità cellulo-mediata.

Grazie a queste caratteristiche anticorpali, il legame tra antigene e obinutuzumab porta a una maggiore induzione diretta della morte cellulare nei tumori con linfociti B CD20-positivi, nonché a una minore attivazione del complemento. Inoltre, la modificazione degli zuccheri della regione Fc dell’anticorpo gli permette di legarsi più fortemente alle cellule effettrici del sistema immunitario, come le cellule natural killer, che si legano alle cellule tumorali per distruggerle.

All’inizio di luglio, l’Fda ha concesso a obinutuzumab la procedura di revisione accelerata (Priority Review) per la richiesta di indicazione nella terapia della leucemia linfatica cronica (LLC). Ciò significa che il dossier registrativo sarà esaminato in soli sei mesi anziché nei classici dieci.

Gilles A. Salles et al., Obinutuzumab (GA101) in Patients With Relapsed/Refractory Indolent Non-Hodgkin Lymphoma: Results From the Phase II GAUGUIN Study, JCO published online on July 8, 2013; DOI:10.1200/JCO.2012.46.9718
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