Un chemioterapico di nuova generazione, frutto della ricerca italiana, associato a un anticorpo monoclonale: è partita da poco la sperimentazione di una terapia a base di pixantrone e retuximab per verificare la disponibilità di un'arma in più contro il Linfoma Non Hodgkin (NHL), un tumore del sistema linfatico che in Italia colpisce da 2500 a 3000 persone ogni anno, con età media di 65 anni.

Ne ha parlato Pier Luigi Zinzani, dell'Istituto di Ematologia e Oncologia 'Seragnoli' dell'Università di Bologna a un incontro con i giornalisti, promosso in occasione della Giornata Mondiale di sensibilizzazione sul Linfoma, che cade il 15 settembre. Zinzani ha sottolineato che, nonostante i recenti successi della ricerca, che hanno portato alla guarigione del 50% dei casi di NHL di tipo aggressivo, attraverso terapie a base di retuximab in combinazione con chemioterapia tradizionale (laddove solo 10 anni fa le guarigioni non superavano il 5-10%) la ricerca continua a fornire nuove armi.

E' il caso del pixantrone, chemioterapico di nuova generazione 'cugino' delle antracicline ma meno cardiotossico, frutto della ricerca di Novuspharma, azienda italiana poi acquistata e incorporata nell'americana Cell Therapeutics.

''Del 50% di pazienti che non rispondono alla combinazione rituximab/chemio – spiega Zinzani – un 70% circa viene sottoposto a trapianto con le proprie staminali estratte dal midollo osseo, operazione che ne recupera il 50%, ma per coloro che non hanno beneficio e per il 30% che non può ricorrere al trapianto, entra in gioco il pixantrone, per il cui uso in monoterapia l'Aifa ha concesso l'indicazione come farmaco di terza linea, per coloro cioè che hanno già subito due tipi di trattamento''. Con questa terapia, ancora un 50% dei pazienti risponde positivamente, il 30% dei quali dà una risposta completa.

''E' proprio partendo da questi risultati, guardando ai pazienti 'non responders', che e' stato impostato un nuovo trial appena partito – conclude l'oncoematologo bolognese - che vede associato il pixantrone con il retuximab, i cui risultati saranno noti fra circa 18 mesi''.