Macroglobulinemia di Waldenstrom, promettente la combinazione ixazomib-desametasone-rituximab

La combinazione dell'inibitore del proteasoma ixazomib, desametasone e l'anticorpo anti CD-20 rituximab (IDR) potrebbe essere una combinazione sicura ed efficace per la terapia di prima linea dei pazienti con macroglobulinemia di Waldenstrom stando ai risultati di uno studio di fase II pubblicato di recente su Clinical Cancer Research.

La combinazione dell’inibitore del proteasoma ixazomib, desametasone e l’anticorpo anti CD-20 rituximab (IDR) potrebbe essere una combinazione sicura ed efficace per la terapia di prima linea dei pazienti con macroglobulinemia di Waldenstrom stando ai risultati di uno studio di fase II pubblicato di recente su Clinical Cancer Research.

Gli inibitori del proteasoma somministrati come terapia di prima linea per la macroglobulinemia di Waldenstrom sono efficaci, ma sono gravati da un’incidenza elevata di eventi avversi e in ogni caso la malattia resta incurabile con i trattamenti standard. Servono quindi nuovi agenti piùù efficaci con una migliore tollerabilità.

Nello studio in questione, coordinato da Jorge J Castillo, del Dana Farber Cancer Institute di Boston, i ricercatori hanno arruolato 26 pazienti con macroglobulinemia di Waldenstrom non trattati in precedenza e li hanno trattati con ixazomib 4 mg per via orale, desametasone 20 mg per via orale o endovenosa e rituximab 375 mg/m2 ev. La tripletta IDR è stata somministrata per 6 cicli di 4 settimane come terapia di induzione; i pazienti che hanno avuto una risposta minore o un qualsiasi beneficio clinico hanno proseguito il trattamento per 6 cicli di mantenimento da 8 settimane.

Tutti i partecipanti erano portatori della mutazione MYD88 L265P e il 58% (15) di una mutazione di CXCR4.

Il tempo di risposta (TTR) mediano è risultato di 8 settimane. Nei pazienti con una mutazione di CXCR4 il TTR mediano è risultato significativamente più lungo rispetto ai pazienti con CXCR4 wild-type: 12 settimane contro 8 settimane (P = 0,03).

La percentuale di risposta complessiva (risposta minore o migliore) e quella di rispsota maggiore (risposta parziale o migliore) sono risultate rispettivamente del 96% e 77%. La percentuale di risposta parziale molto buona è stata del 15%, quella di risposta parziale del 62% e quella di risposta minore del 19%.

La sopravvivenza libera da progressione mediana non è stata raggiunta dopo un follow-up mediano di 22 mesi.
Gli eventi avversi di grado 2 o peggiore osservati in più di un paziente sono stati reazioni correlate all'infusione (19%), rash (8%) e insonnia (8%).

Sulla base di questi risultati, concludono gli autori, "considerando la percentuale di risposta e l'eccellente profilo di tossicità della tripletta IDR, crediamo che IDR rappresenti un'altra opzione terapeutica per la terapia primaria dei pazienti con macroglobulinemia di Waldenstrom".

Alessandra Terzaghi

J.J. Castillo, et al. Prospective clinical trial of ixazomib, dexamethasone and rituximab as primary therapy in Waldenstrom macroglobulinemia. Clin Cancer Res. 2018 Apr 16. doi: 10.1158/1078-0432.CCR-18-0152.
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