Il rischio di svariati tumori nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali può essere legato in un senso o nell’altro all’infiammazione cronica dell’intestino o all’assunzione di terapie immunosoppressive. È questa la conclusione di una review pubblicata di recente sul New England Journal of Medicine, a firma di Laurent Beaugerie, dell’Hôpital Saint-Antoine di Parigi, e Steven H. Itzkowitz, del Mount Sinai Hospital di New York.

"Tra le malattie infiammatorie croniche che richiedono spesso l'uso prolungato di immunosoppressori, la malattia infiammatoria intestinale è un modello interessante perché gli immunosoppressori possono ridurre l'incidenza dei tumori legati all’infiammazione attraverso i loro effetti antinfiammatori o favorire i tumori legati all’immunosoppressione” scrivono i due autori.

Rispetto alla popolazione generale, scrivono Beaugerie e Itzkowitz, i pazienti con una malattia infiammatoria intestinale hanno un rischio da 1.5 a 2 volte superiore di sviluppare un cancro del colon-retto in Nord America e in alcuni Paesi europei, e gli adolescenti affetti da pancolite un rischio del 15% di sviluppare questo tumore nel corso della  vita.

Tuttavia, in alcuni studi, nei pazienti con una malattia infiammatoria intestinale si è osservata una graduale riduzione dell’eccesso di rischio di tumori del colon-retto, che una metanalisi ha attribuito a un miglior controllo dell’infiammazione, una migliore attuazione della sorveglianza colonoscopica, una maggiore implementazione della colectomia in alcuni Paesi e del possibile effetto chemiopreventivo dei 5-aminosalicilati (5-ASA).

Tra i fattori che aumentano il rischio di cancro del colon-retto in modo specifico nei pazienti con malattia infiammatoria intestinale ci sono la colangite sclerosante primaria, l’aumento cumulativo delle lesioni infiammatorie del colon, una malattia infiammatoria intestinale di lunga durata, la presenza di un’infiammazione cronica documentata dall’endoscopia o dall’istologia, anomalie anatomiche, come un colon più corto della norma, stenosi e pseudopolipi, e una storia di displasia su mucosa rettale piatta.

Fino al 15% dei tumori del colon-retto, spiegano i due autori, viene diagnosticato entro i primi 7 anni dall’esordio della malattia infiammatoria intestinale e si discute ancora se la giovane età al momento della diagnosi di malattia infiammatoria intestinale sia un fattore di rischio indipendente rispetto alla durata della malattia infiammatoria intestinale stessa.

L'infiammazione cronica è una causa presunta di tumori correlati alla colite, mentre l'impatto di un microbiota luminale alterato è attualmente "oggetto di intensa ricerca".

La sorveglianza colonscopica nei pazienti con malattia infiammatoria intestinale è resa difficile dalla presenza di stenosi, di mucosa attivamente infiammata e di pseudopolipi infiammatori, mentre le lesioni displasiche associate alla colite sono difficili da individuare endoscopicamente a causa della loro planarità e dei margini non ben definiti.

Anche se i 5-ASA, le tiopurine e gli inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF) alfa sono potenzialmente chemiopreventivi, gli studi in cui si è valutato quest’effetto hanno prodotto risultati contrastanti e si tratta di  studi difficili da eseguire, spiegano Beaugerie e Itzkowitz.

Per quanto riguarda gli adenocarcinomi del piccolo intestino, si è trovato che pazienti affetti da malattia di Crohn hanno un rischio da 20 a 30 volte maggiore di sviluppare tali tumori rispetto ai soggetti non affetti dalla malattia e tipicamente queste neoplasie si sviluppano nelle lesioni ileali più di 8 anni dopo la diagnosi di Crohn.

L’escissione chirurgica delle lesioni ileali è l'unica tecnica di prevenzione attualmente disponibile per questi tumori. La sorveglianza endoscopica nei pazienti ad alto rischio "è problematica, perché lesioni estese e stenosi rendono difficile o impossibile  la piena visualizzazione tramite l’ileoscopia dei segmenti del piccolo intestino interessati dal morbo di Crohn" scrivono gli autori.

L. Beaugerie, S.H. Itzkowitz. Cancers Complicating Inflammatory Bowel Disease. N Engl J Med. 2015;doi:10.1056/NEJMra1403718.
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