Oncologia-Ematologia

Medicine complementari molto usate nei pazienti oncologici, spesso inconsapevoli dei potenziali rischi

Fra i malati di cancro, non sono pochi coloro che ricorrono alla medicina alternativa e complementare: secondo alcune stime almeno la metà di essi si avvale anche di queste terapie prima e durante il trattamento antitumorale. Tuttavia, occorre maggiore cautela, perché secondo due lavori che saranno presentati al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), a Monaco di Baviera, alcune di queste terapie potrebbero alterare l'effetto del trattamento antitumorale e potrebbero dare luogo a interazioni farmacologiche.

Fra i malati di cancro, non sono pochi coloro che ricorrono alla medicina alternativa e complementare: secondo alcune stime almeno la metà di essi si avvale anche di queste terapie prima e durante il trattamento antitumorale. Tuttavia, occorre maggiore cautela, perché secondo due lavori che saranno presentati al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), a Monaco di Baviera, alcune di queste terapie potrebbero alterare l'effetto del trattamento antitumorale e potrebbero dare luogo a interazioni farmacologiche.

Nel primo dei due studi, il 60% dei pazienti ha ammesso di avere informazioni insufficienti sulla sicurezza delle terapie complementari, ma nonostante ciò non si è detto molto preoccupato per i possibili rischi di tali terapie.

Nel secondo studio, invece, si è visto che tra i pazienti sottoposti a chemioterapia o trattati con inibitori delle tirosin-chinasi (TKI), il 18% ha mostrato interazioni farmaco-farmaco importanti, tali da richiedere un intervento farmacologico, e, di queste, il 29% è risultato associato a terapie complementari.

Commentando i dati, Markus Joerger, dell'Ospedale Cantonale di San Gallo, in Svizzera, ha spiegato che la percezione che tutti i trattamenti alternativi e complementari siano a basso rischio rappresenta un grosso problema. "I pazienti tendono a credere che integratori o erbe siano generalmente sicuri, ma non sono privi di rischi" afferma l’esperto in una nota. "Nella pratica quotidiana, se il clinico non sa cosa stia prendendo il suo paziente come terapia alternativa o complementare, il rischio di interazioni tra farmaci può aumentare in modo significativo e avere un impatto sugli outcome clinici".

Le informazioni sui rischi delle terapie alternative e complementari sono insufficienti
Nel primo studio, un team della clinica universitaria di Mannheim, in Germania, ha condotto una survey per valutare l’utilizzo della medicina alternativa e complementare da parte di 125 pazienti ambulatoriali in cura presso la Sarcoma Unit dell’Interdisciplinary Tumor Centre dell’università tedesca. I pazienti avevano un sarcoma confermato dalla biopsia (nel 59% dei casi) oppure tumori stromali gastrointestinali (GIST, nel 23% dei casi) o tumori desmoidi (nel 18% dei casi).

Per la loro indagine, i ricercatori hanno utilizzato un questionario trasversale strutturato, validato precedentemente in pazienti con melanoma e cancro al seno, coprendo un'ampia gamma di medicine complementari, fra cui integratori vitaminici o minerali, erbe cinesi o medicinali, omeopatia, agopuntura, meditazione, yoga e Tai Chi, ma anche cambiamenti delle abitudini alimentari, come il passaggio a una dieta chetogenica o vegana.

Complessivamente, il 51% dei partecipanti ha dichiarato di aver fatto ricorso alla medicina alternativa e/o complementare nel corso della vita e il 15% di averne usufruito solo dopo la diagnosi del cancro, in parallelo con i trattamenti standard antitumorali.

La diagnosi del tumore sembra aver stimolato un interesse nei trattamenti alternativi e complementari nel 44% dei partecipanti.
I motivi principali addotti per giustificare l'interesse e il ricorso a questi trattamenti consistevano nel potenziare il sistema immunitario (78%), aiutare a sentirsi meglio (76%), aiutare ad affrontare il trattamento antitumorale (45%), ridurre lo stress (53%) e ridurre i sintomi o gli effetti indesiderati del trattamento antitumorale (36%).

L’autore senior dello studio, Peter Hohenberger, ha osservato che i pazienti sono apparsi selettivi nella scelta dei trattamenti alternativi e complementari. “Si è visto che vitamine e sali minerali sono molto popolari, ma i pazienti li prendono in modo specifico piuttosto che usare integratori multivitaminici" ha osservato. Al primo posto per consumo è risultata la vitamina D, seguita da selenio più zinco e vitamina C, ma si è osservato anche un aumento dell'interesse per la vitamina B17.

Quasi un terzo dei pazienti (il 30%) ha riferito di assumere integratori vitaminici e minerali, in particolare la vitamina D. Altri trattamenti popolari sono risultati la medicina tradizionale cinese (32%) e l’omeopatia (32%).

Più della metà (60%) dei pazienti intervistati si è detta consapevole di avere informazioni insufficienti sui problemi di sicurezza relativi alle terapie alternative e complementari, ma nello stesso tempo è parsa poco preoccupata in merito ai potenziali rischi di tali terapie.

Oltretutto, questi pazienti hanno mostrato di non considerare gli oncologi come fonte primaria di informazioni quando si trattava di valutare le terapie alternative e complementari. Infatti, gli oncologi sono risultati la fonte di informazione sulle pratiche non convenzionali solo nel 7% dei casi. "Nel nostro studio, i pazienti hanno detto ripetutamente di essere positivamente sorpresi dal nostro interesse per il loro uso della medicina alternativa e complementare" ha detto Hohenberger.

Nel campione studiato, la principale fonte di informazioni su queste modalità di trattamento è risultata Internet e altri media (43%), seguita da amici (15%) e operatori sanitari (14%). Al contrario, quando si è trattato di avere informazioni sugli effetti collaterali delle terapie oncologiche o su come gestirli, quasi la metà dei pazienti si è rivolta al proprio oncologo.

A questo proposito, Joerger ha sottolineato che gli oncologi dovrebbero cercare di preservare il loro ruolo come fonte informativa primaria per i loro pazienti. “Anche se non bisogna demonizzare Internet o altre fonti di informazione, ottenere informazioni al di fuori del contesto clinico può spesso essere fuorviante" ha affermato l’esperto. "I pazienti devono rendersi conto di poter discutere qualsiasi scelta relativa alla salute con il loro oncologo ed essere consigliati su diverse opzioni quando vogliono ridurre lo stress legato al trattamento del cancro o, più in generale, sentirsi meglio" ha aggiunto.

Possibili interazioni farmacologiche fra il trattamento antitumorale e le medicine alternative e complementari
Nel secondo studio, Audrey Bellesoeur, dell'Università Paris Descartes, e altri autori hanno studiato le possibili interazioni farmacologiche fra i trattamenti antitumorali per i pazienti affetti da sarcoma e le terapie alternative e complementari.

I ricercatori transalpini hanno effettuato un’analisi retrospettiva su 202 pazienti con sarcoma che stavano iniziando la chemioterapia (doxorubicina, ifosfamide, gemcitabina, a base di trabectedina o di altro tipo) o un trattamento con un TKI (pazopanib o altro).

La coorte comprendeva 122 pazienti con sarcoma dei tessuti molli e 80 pazienti con sarcoma osseo, di cui l'86% sottoposti alla chemioterapia e il 14% a un trattamento con un TKI. I pazienti avevano assunto una mediana di tre farmaci e 65 di essi (il 32%) non meno di cinque farmaci.

Complessivamente, 34 pazienti (il 17%) hanno riferito di aver fatto ricorso a terapie alternative o complementari e i fattori associati al ricorso a tali terapie sono risultati lo stato civile (P = 0,003) e l'origine etnica (P = 0,03).

La Bellesoeur e i colleghi hanno identificato 37 potenziali interazioni principali. L'analisi univariata ha evidenziato come fattori di rischio di interazioni farmacologiche, il numero di farmaci assunti dal paziente (P <0,001), il performance status (P = 0,04), la presenza di dolore (P = 0,002) e l’uso di antidepressivi (P < 0,001), inibitori della pompa protonica (PPI) (P < 0,001) e TKI (P < 0,001).

L'uso di TKI, PPI e antidepressivi è rimasto un fattore di rischio significativo anche nell' analisi multivariata (P < 0,002).
Un farmacista ha esaminato 157 casi di interazioni farmacologiche e ha raccomandato 71 interventi in 59 pazienti (24%), tra cui l'interruzione di 34 farmaci, la sostituzione di altri 16, l'aggiustamento delle dosi in due casi e il monitoraggio di altri 19.

Questi interventi sono stati attuati più frequentemente nei pazienti trattati con TKI rispetto a quelli sottoposti alla chemioterapia (63% contro 17%; P <0,001) e il 29% di questi interventi ha riguardato le terapie alternative e complementari.

"Il 29% delle interazioni farmaco-farmaco che hanno richiesto interventi farmacologici è risultato associato a farmaci alternativi e/o complementari" ha dichiarato la Bellesoeur in una nota.

"I rischi di interazioni [dei farmaci antitumorali, ndr] con i farmaci non convenzionali sono gli stessi degli altri farmaci che si assumono in concomitanza, principalmente l’aumento della tossicità e la perdita di efficacia dei trattamenti antitumorali”. Tuttavia, l’autrice ha sottolineato che si hanno poche informazioni sulla composizione di questi prodotti e il loro rischio di tossicità o interazioni se usati in combinazione con altri agenti.

Joerger ha affermato che la caratterizzazione del rischio di interazioni farmacologiche tra i farmaci antitumorali e quelli convenzionali sarà sempre più rilevante in futuro. "Dal momento che sono disponibili più opzioni terapeutiche, i pazienti stanno assumendo sempre più farmaci in concomitanza, ma le interazioni farmacologiche non sono ancora controllate di routine” ha detto l’esperto, aggiungendo che “un esame da parte di un farmacista clinico potrebbe certamente essere una strategia efficace per evitarli o limitarli, come ha dimostrato lo studio" dei ricercatori francesi.

K. Sunku-Winkler The use of complementary and alternative medicine (CAM) in sarcoma patients. ESMO 2018; abstract 1655P_PR.
A. Bellesoeur, et al. Characterizing the risk of drug-drug interactions in sarcoma treated patients: role of pharmacist integration. ESMO 2018; abstract 1632P_PR.