La Commissione Europea ha approvato l’impiego di trametinib per la terapia de i pazienti che presentano un melanoma non resecabile e con mutazione BRAF V600. Sviluppato da GaxoSmithkline sarà posto in commercio con il marchio Mekinist.

Il farmaco è già stato approvato negli Stati Uniti, sia come monoterapia, sia in combinazione con dabrafenib, agente con un meccanismo d’azione leggermente differente, poiché è un BRAF inibitore. Per il momento l’ente regolatorio europeo ha respinto la terapia di combinazione, riservandosi di riconsiderarla alla luce di dati più consistenti.

Il farmaco si presenta in compresse da 0,5 e 2 mg; può essere utilizzato solo dopo l’esecuzione di un test validato che confermi la presenza della mutazione BRAF V600.
Trametinib (GSK1120212) è una piccola molecola somministrabile per os, inibitore selettivo di MEK1 e MEK2, parte della via MAP-chinasi (proteina attivata da mitogeni), della quale anche BRAF è un componente. Il farmaco è in grado di migliorare il PFS e l’OS, rispetto alla chemioterapia, in pazienti con melanoma con mutazione di BRAF V600E o V600K.

L’approvazione europea per trametinib in monoterapia si basa su uno studio in aperto randomizzato di Fase III che ha confrontato trametinib con la chemioterapia in 322 pazienti con melanoma BRAF mutante (V600E e V600K).

Nello studio METRIC il 22% dei pazienti che ha ricevuto trametinib ha risposto al trattamento, contro l’8% di chi riceveva la chemio standard. L’intervallo libero da malattia mediano è stato di 4,8 mesi nel gruppo trametinib, contro gli 1,5 mesi del gruppo di controllo, con una differenza significativa e una riduzione del 55% del rischio di progressione. L’81% dei pazienti trattai con trametinib era vivo al follow-up a sei mesi, contro il 67% dell’altro braccio. Ma circa la metà dei pazienti nel gruppo di controllo (il 47%) che avevano manifestato una progressione di malattia mentre facevano la chemio erano stati poi autorizzati ad assumere trametinib, per cui il vantaggio in termini di sopravvivenza complessiva potrebbe essere maggiore, tenendo conto dell’effetto cross-over.

Rispetto ai chemioterapici, trametinib si è quindi rivelato in grado di migliorare la sopravvivenza complessiva e quella libera da progressione. Inoltre, OS e PFS sono risultate paragonabili a quelle rilevate in altri studi per i BRAF inibitori vemurafenib e dabrafenib, entrambi già approvati in Europa.

Per la prima volta uno studio di Fase III ha valutato una terapia del melanoma che inibisce la proteina nota come MEK, parte della via MAP-chinasi (proteina attivata da mitogeni), della quale anche BRAF è un componente. Secondo Caroline Robert (Institute Gustave Roussy, Parigi), questi risultati dimostrano che anche la via molecolare MEK è una strategia percorribile per curare chi soffre di questa malattia, per cui trametinib si candida autorevolmente come opzione per la terapia di prima linea nei pazienti con melanoma avanzato.

L’approvazione è conseguente anche ad uno studio randomizzato di fase II in 97 pazienti con melanoma BRAF mutante diviso in due coorti: precedentemente trattati o non trattati con un inibitore di BRAF.

Il farmaco è stato sviluppato da GlaxoSmithKline ma con il recente accordo siglato con Novartis passerà sotto il controllo della multinazionale di Basilea, insieme tutti i farmaci oncologici di Gsk.

Improved survival with MEK inhibition in BRAF-mutated melanoma. N Engl J Med. 2012 Jul 12;367(2):107-14. doi: 10.1056/NEJMoa1203421. Epub 2012 Jun 4.
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