Melanoma avanzato, combinazione nivolumab/ipilimumab allunga la vita

na combinazione di nivolumab e ipilimumab e nivolumab in monoterapia hanno portato a un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (OS) rispetto al solo ipilimumab in pazienti con melanoma avanzato nello studio CheckMate 067, di cui sono stati da poco presentati nuovi risultati aggiornati a Washington, al congresso annuale dell'American Association for Cancer Research (AACR)

Una combinazione di nivolumab e ipilimumab e nivolumab in monoterapia hanno portato a un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (OS) rispetto al solo ipilimumab in pazienti con melanoma avanzato nello studio CheckMate 067, di cui sono stati da poco presentati nuovi risultati aggiornati a Washington, al congresso annuale dell'American Association for Cancer Research (AACR).

Inoltre, in analisi descrittive, la combinazione è sembrata fornire risultati di sopravvivenza favorevoli rispetto al solo nivolumab, anche in tutti i sottogruppi clinicamente rilevanti.

In precedenza, la combinazione nivolumab più ipilimumab aveva dimostrato di migliorare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la percentuale di risposta obiettiva (ORR) rispetto al solo ipilimumab nello studio di fase II CheckMate 069 e nello studio fase III CheckMate 067 su pazienti naïve con melanoma avanzato.

“I risultati aggiornati dello studio CheckMate 067 confermano i dati di PFS. I dati di OS sono in linea con quelli ottenuti per la PFS, senza che siano emerse nuove problematiche di sicurezza“ ha affermato uno degli autori dello studio, F. Stephen Hodi, della Harvard University di Boston.
Hodi ha osservato che i dati di OS non sono ancora maturi e necessitano di un follow-up più lungo. Inoltre, ha osservato che lo studio CheckMate 067 non era dimensionato per fare il confronto tra la combinazione nivolumab più ipilimumab e il solo nivolumab.

Lo studio CheckMate 067 ha coinvolto 945 pazienti con melanoma avanzato che non avevano ancora fatto alcun trattamento per la malattia avanzata. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale e in rapporto 1: 1: 1 al trattamento con nivolumab più ipilimumab, il solo nivolumab o il solo ipilimumab. In particolare, sono stati trattati con nivolumab 1 mg/kg più ipilimumab 3 mg/kg ogni 3 settimane per quattro somministrazioni e poi con nivolumab 3 mg/kg ogni 2 settimane, con nivolumab 3 mg/kg ogni 2 settimane più un placebo oppure con ipilimumab 3 mg/kg ogni 3 settimane per quattro somministrazioni più placebo, fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità non tollerabile.

Dopo un follow-up minimo di 28 mesi, l’OS mediana tra i pazienti assegnati al trattamento con ipilimumab è risultata di 20 mesi, mentre non è stata raggiunta nel braccio trattato con nivolumab più ipilimumab e in quello trattato con nivolumab più un placebo.

L’OS a 2 anni è risultata più alta tra i pazienti assegnati al trattamento con nivolumab più ipilimumab (64%) rispetto a quelli assegnati al solo nivolumab (59%) o al solo ipilimumab (45%).

Una tendenza simile si è osservata per la durata mediana della risposta, che non è stata raggiunta nel braccio trattato con nivolumab più ipilimumab, mentre è stata di 31,1 mesi in quello trattato con il solo nivolumab e 18,2 mesi in quello trattato con il solo ipilimumab.

Nelle analisi descrittive, i pazienti assegnati in modo casuale al trattamento con nivolumab più ipilimumab hanno mostrato un rischio di decesso inferiore del 12% rispetto a quelli assegnati al trattamento con nivolumab più placebo.

Come nelle precedenti comunicazioni dei risultati, la frequenza degli eventi avversi di grado 3/4 è risultata più elevata nel braccio trattato con nivolumab più ipilimumab (58%) rispetto al braccio trattato con il solo nivolumab (21%) o il solo ipilimumab (28%). Gli effetti indesiderati più comuni nel gruppo trattato con la combinazione sono stati diarrea/colite ed epatite, risultati generalmente gestibili.

Nei pazienti che avevano un’espressione di PD-L1 almeno del 5%, l’OS a 2 anni è risultata maggiore nel braccio trattato con il solo nivolumab (72%) rispetto a quello trattato con la combinazione (68%) e a quello trattato con ipilimumab (54%). “Questo dimostra la robustezza della positività a PD-L1 come potenziale biomarker” ha commentato Hodi.

L’autore ha anche osservato che la combinazione nivolumab più ipilimumab è già utilizzata regolarmente. “Grazie alla durata e alla percentuale di risposta all’immunoterapia, molti pazienti vengono trattati con quest’approccio già in prima linea, indipendentemente dallo status del gene BRAF. Ora come ora, questa è la nostra terapia di prima linea“ ha detto l’autore.

J. Larkin, et al. Overall survival (OS) results from a phase III trial of nivolumab (NIVO) combined with ipilimumab (IPI) in treatment-naïve patients with advanced melanoma (CheckMate 067). AACR; abstract CT075.
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