Melanoma avanzato, interferone intermittente non migliora la sopravvivenza

In pazienti con melanoma in stadio III resecato, la somministrazione intermittente per via endovenosa di inteferone-alfa-2b ad alto dosaggio non si dimostrata superiore alla terapia convenzionale con inteferone-alfa-2b ad alto dosaggio per un anno. Il dato emerge da uno studio multicentrico di fase III appena uscito sul Journal of Clinical Oncology. Ma non solo. La sopravvivenza libera da recidiva risultata significativamente inferiore con il regime intermittente rispetto a quello convenzionale.

In pazienti con melanoma in stadio III resecato, la somministrazione intermittente per via endovenosa di inteferone-alfa-2b ad alto dosaggio non si è dimostrata superiore alla terapia convenzionale con inteferone-alfa-2b ad alto dosaggio per un anno. Il dato emerge da uno studio multicentrico di fase III appena uscito sul Journal of Clinical Oncology. Ma non solo. La sopravvivenza libera da recidiva è risultata significativamente inferiore con il regime intermittente rispetto a quello convenzionale.

"Questi dati precludono qualsiasi possibile speculazione su una possibile equivalenza dei due regimi. Nel loro insieme, le schedule approvate per il trattamento adiuvante con interferone nei pazienti con melanoma probabilmente rimarranno lo standard di cura fintanto che nuovi approcci, come ad esempio ipilimumab o altri farmaci, dimostreranno di portare a miglioramenti duraturi della sopravvivenza libera da recidiva o della sopravvivenza globale, con profili di sicurezza accettabili" scrivono gli autori, coordinati da Peter Mohr, della Elbe-Klinikum Buxtehude, in Germania.

Lo studio ha coinvolto 649 pazienti con melanoma in stadio III sottoposti a tre cicli di inteferone-alfa-2b ad alto dosaggio intermittente (20 MIU/m2 somministrato per via endovenosa 5 giorni alla settimana per 4 settimane, ripetendo il ciclo ogni 4 mesi) oppure al trattamento convenzionale per un anno con inteferone-alfa-2b ad alto dosaggio.

Dopo un follow-up mediano di 55 mesi, la sopravvivenza libera da metastasi a distanza (endpoint primario dello studio) e la sopravvivenza globale sono risultate simili con i due schemi di trattamento. La sopravvivenza libera da metastasi a distanza a 5 anni è stata del 49,2% con il regime intermittente contro 53,1% con quello convenzionale, mentre la sopravvivenza globale a 5 anni è stata del 62,9% contro il 64,1%.

Tuttavia, la sopravvivenza libera da recidive è stata significativamente inferiore con l’interferone intermittente che non con il farmaco somministrato per un anno (hazard ratio, 1,27; IC al 95% 1,02-1,59; P = 0,03).

Gli eventi avversi sono risultati simili per i due bracci, ad eccezione dell’anemia, che è risultata più frequente nel gruppo trattato con il regime convenzionale che non in quello trattato con il regime intermittente (48,1% contro 30,9%, P < 0,001), e della neutropenia di grado 3 o superiore, che, al contrario, ha avuto un’incidenza superiore nel gruppo trattato con l’interferone intermittente (38,9% contro 30,1%; P = 0,004).

Il trattamento intermittente si è associato a un minor numero di eventi avversi cumulativi, in particolare l’affaticamento di grado 3 o 4. L’affaticamento è evento avverso previsto, ma spesso debilitante, del trattamento convenzionale con interferone ad alto dosaggio.

Un minore affaticamento si è associato a un’incidenza di interruzioni precoci del trattamento inferiore del 40% con il regime intermittente rispetto al trattamento standard. Inoltre, riferiscono gli autori, nel gruppo trattato con la schedula intermittente, la qualità della vita è tornata ai valori di basali o è addirittura migliorata nel giro di 4 settimane dalla somministrazione. Tuttavia, il miglioramento della qualità della vita deve essere soppesato rispetto alla potenziale perdita di efficacia: secondo gli autori, almeno il 50% dei pazienti avrebbe tollerato una tossicità moderata o grave dell’interferone per ottenere un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia 5 anni.

Mohr e i colleghi concludono quindi che, nonostante il profilo di sicurezza e tollerabilità favorevole del regime intermittente, questo regime, quanto meno alle condizioni testate nello studio, non può essere raccomandato come trattamento adiuvante del melanoma ad alto rischio.

P. Mohr, et al. Intermittent High-Dose Intravenous Interferon Alfa-2b for Adjuvant Treatment of Stage III Melanoma: Final Analysis of a Randomized Phase III Dermatologic Cooperative Oncology Group Trial. J Clin. Onc. 2015; doi: 10.1200/JCO.2014.59.6932.
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