ll trattamento con talimogene laherparepvec (T-vec, un’immunoterapia virale oncolitica contro il melanoma, sviluppata da Amgen e basata su un particolare tipo di herpesvirus ‘riconvertito’ in modo da uccidere le cellule tumorali) non migliora in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con malattia avanzata. A riferirlo è la stessa Amgen in un comunicato stampa.

Lo scorso anno, un’analisi ad interim dello studio di fase III OPTiM (presentata in occasione del congresso della Society for Melanoma Research, a Philadelphia) aveva mostrato una tendenza incoraggiante verso un miglioramento dell’OS di circa 4 mesi nei pazienti trattati con T-vec rispetto al trattamento con il GM-CSF (fattore stimolante le colonie dei granulociti e dei macrofagi). Tuttavia, la tendenza non si è tradotta, in ultima analisi, in un miglioramento statisticamente significativo, anche se è rimasta la forte tendenza a favore di T-vec (P = 0,051). L’hazard ratio stimato di OS e il miglioramento dell’OS mediana sono risultati simili a quelli evidenziati in precedenza dall’analisi ad interim presentata al congresso della SMR.

L'OS era, tuttavia un endpoint secondario del trial. Lo studio ha, invece, centrato l’endpoint primario, rappresentato dalla percentuale di risposta duratura.

Nel comunicato aziendale, Sean E. Harper, vicepresidente esecutivo della R&S Amgen, dichiara che sebbene non si sia raggiunta la significatività statistica sul fronte dell’OS, “il forte trend di vantaggio giustifica il proseguimento della sperimentazione su talimogene laherparepvec per capire meglio il suo ruolo nel melanoma, sia come agente singolo sia in combinazione con altre terapie".

Ma l’ottimismo di Harper non è condiviso da tutti. Secondo alcuni analisti, l’incapacità di T-vec di prolungare in modo significativo l’OS  potrebbe influire negativamente sulle sue chance di approvazione da parte delle agenzie regolatorie e limitare le sue opportunità commerciali come monoterapia. Tuttavia, il prodotto è attualmente protagonista di uno studio in corso, sempre sul melanoma avanzato, in combinazione con ipilimumab.

Capostipite di una nuova classe di virus oncolitici, talimogene laherparepvec è derivato dall’HSV-1 (il virus responsabile della cosiddetta ‘febbre sulle labbra’) e progettato per agire attraverso due importanti meccanismi differenti e complementari: provocare una lisi tumorale locale e, nel contempo, innescare una risposta immunitaria sistemica antitumorale.

Il virus attenuato e modificato geneticamente viene iniettato direttamente nel tumore, dove si replica fino a provocare la rottura della membrana delle cellule tumorali, distruggendole. Le particelle virali vengono quindi rilasciate localmente nel tessuto tumorale insieme con il GM-CSF, espresso dalle cellule tumorali modificate dal virus, in modo da attivare una risposta immunitaria sistemica mirata a uccidere le cellule neoplastiche presenti nell’organismo.

Da notare che il virus modificato non aggredisce le cellule normali e non provoca quindi le classiche lesioni erpetiche alle labbra, ma è capace di riconoscere e distruggere i tumori. La ‘missione’ del virus è penetrare all'interno della cellula e replicarsi, distruggendo la cellula ospite per propagarsi. Se nei comuni fenomeni infettivi l'uccisione della cellula infettata è una chiara conseguenza negativa della replicazione virale, nel caso dei virus oncolitici quest’ottica viene ribaltata completamente. L'idea alla base di questo approccio è, infatti, quella di sfruttare la capacità del virus di penetrare all'interno delle cellule tumorali e distruggerle, contribuendo così all'eliminazione della malattia.

T-vec è stato sviluppato inizialmente dalla biotech americana BioVex, poi acquisita da Amgen con un accordo da 450 milioni di dollari stipulato nel gennaio 2011 proprio per accaparrarsi il promettente anti-melanoma. In un trial di fase II su 50 pazienti, infatti, il trattamento aveva dato risultati incoraggianti, mostrando una stabilizzazione del tumore per almeno 4 anni nel 16% dei casi e una regressione del melanoma addirittura del 50% nel 28% dei malati.

Alessandra Terzaghi