Una combinazione di radioterapia e vemurafenib si è dimostrata promettente nel trattamento del melanoma con metastasi cerebrali in uno studio pilota presentato al congresso annuale della Society for Neuro-Oncology (SNO), a Washington.
Il melanoma è tra i tumori più aggressivi e, una volta che si sono sviluppate metastasi al cervello, la sopravvivenza dei pazienti è molto breve: in media 4 mesi. Gli interventi disponibili sono di utilità limitata.


Per questo, Ashwatha Narayana, della New York University, e altri autori hanno provato a vedere se la radioterapia potesse migliore la penetrazione di vemurafenib nel cervello, grazie al suo effetto collaterale di distruzione della barriera ematoencefalica per 3-5 giorni. Inoltre, i ricercatori hanno ipotizzato che il momento di somministrazione della terapia radiante potesse essere il fattore critico da valutare.
Lo studio ha coinvolto 13 pazienti consecutivi colpiti da un melanoma con la mutazione BRAF V600, di cui quattro avevano sviluppato nuove metastasi cerebrali e i restanti nove mostravano una progressione di quelle già esistenti nel periodo compreso tra il gennaio 2010 e il febbraio 2012. Tutti i partecipanti sono stati  trattati con vemurafenib 960 mg due volte al giorno in combinazione con la radioterapia.


L'analisi degli outcome, basata su un follow-up mediano di 12,2 mesi (range, 3,6-48,3 mesi) ha mostrato un miglioramento marcato dei sintomi nel 64% dei pazienti. Delle 48 lesioni indice trattate, quasi la metà (il 48%) ha mostrato una risposta completa e un quarto (il 27%) una risposta parziale. Le lesioni rimanenti hanno mostrato segni di stabilizzazione della malattia (nell’8% dei casi) o di progressione (nel 17%).


La sopravvivenza libera da progressione a 6 mesi è stata del 92%, mentre la mediana di sviluppo di nuove metastasi cerebrali è stata di 14,5 mesi. Cinque pazienti sono deceduti (due per la progressione della malattia intracranica) e la sopravvivenza globale mediana è stata di 13,7 mesi.


Narayana ha detto che probabilmente il sinergismo derivato dalla combinazione dei due trattamenti ha determinato un miglioramento dei risultati. Secondo l’autore, i parametri ottimali di impiego della radioterapia - tempi, dose, volume e frazionamento della dose - in combinazione con vemurafenib meritano di essere valutati in uno studio di fase II, il quale dovrebbe anche verificare se le lesioni caratterizzate dalla presenza della mutazione BRAF V600 siano più sensibili alle radiazioni rispetto a quelle senza la mutazione.


A. Narayana, et al. Vemurafenib and Radiation Therapy in Melanoma Brain Metastasis. SNO 2012; abstract IT-23.