Presentati al congresso europeo di oncologia (ECC) i risultati dello studio registrativo di fase III, CoBRIM che hanno confermato il beneficio clinico della combinazione di farmaci target, vemurafenib più cobimetinib, in tutti i sottogruppi di pazienti trattati sia in termini di risposta sia in termini di sopravvivenza libera da progressione.

Questi dati confermano quanto riportato dalle analisi precedenti, che mostrano come i pazienti trattati con la combinazione cobimetinib e vemurafenib abbiamo vissuto oltre un anno senza peggioramento della malattia (mediana della sopravvivenza libera da progressione di 12,3 mesi, rispetto ai 7,2 mesi con vemurafenib in monoterapia; rapporto di rischio = 0,58, intervallo di confidenza 95% 0,46-0,72)2.

Anche il tasso di risposta obiettiva è stato più alto per il braccio della combinazione rispetto a vemurafenib1 in monoterapia (70 vs 50 per cento; p<0,0001)2. Gli eventi avversi più comuni nel braccio della combinazione dello studio registrativo sono stati: rash, nausea, diarrea, febbre, sensibilità al sole, anomalie nei valori epatici degli esami di laboratorio, creatinfosfochinasi (CPK, un enzima rilasciato dai muscoli) elevata e vomito. 
"Sicuramente negli ultimi anni abbiamo assistito ad una rivoluzione nei trattamenti per il melanoma metastatico e anche all’ECC sono arrivate delle conferme importanti”,- commenta Paola Queirolo, Presidente Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) e Oncologo medico presso IRCCS San Martino di Genova. “Le terapie target dimostrano di essere una concreta ed efficace opzione, ma quello che emerge in maniera forte da questo congresso, è l’importante ruolo delle combinazioni di farmaci come dimostrato dallo studio CoBRIM, che ha evidenziato una sopravvivenza libera da progressione di malattia che supera l’anno e un beneficio clinico in tutti i sottogruppi di pazienti”.
I dati dello studio CoBRIM sono stati alla base del parere favorevole del CHMP per cobimetinib, usato in combinazione con vemurafenib, per il trattamento del melanoma non operabile o metastatico, positivo alla mutazione di BRAF V600. Mutazione presente in circa il 50% dei melanomi.
Un’ulteriore analisi dei dati dello studio CoBRIM volta a dimostrare il vantaggio della combinazione in termini di sopravvivenza globale sarà disponibile entro la fine del 2015. Ad ogni modo, dai dati preliminari dello studio di fase Ib, BRIM7, emerge che la combinazione di cobimetinib e vemurafenib ha determinato una sopravvivenza globale mediana di 28,5 mesi nei pazienti con melanoma metastatico BRAF mutato non precedentemente trattati con un BRAF inibitore.