Nei pazienti con pazienti con melanoma metastatico, l’anticorpo monoclonale anti-PD-1 pembrolizumab ha un’attività antitumorale duratura. Lo confermano i risultati a lungo termine dello studio KEYNOTE-001, appena presentati all’ultimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.

Al convegno, Adil Daud, direttore della ricerca clinica sul melanoma presso l’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center dell'Università della California di San Francisco, ha presentato i dati sul follow-up a lungo termine di 655 pazienti, di cui 342 già trattati con ipilimumab e 313 no, che avevano preso parte allo studio KEYNOTE-001.

I partecipanti erano stati trattati con pembrolizumab 2 mg/kg ogni 3 settimane, 10 mg/kg ogni 3 settimane o 10 mg/kg ogni 2 settimane fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità non tollerabile o fintanto che il medico ha deciso di proseguire il trattamento. Dopo l'interruzione della terapia, i pazienti sono stati visitati ogni 3 mesi per valutare percentuale di risposta e sopravvivenza.

Il follow-up mediano per ciascun partecipante è stato di 14,8 mesi e la durata mediana dell’esposizione al farmaco di 5,6 mesi.

I pazienti avevano un'età media di 61 anni e il 68% aveva un melanoma in stadio avanzato con metastasi viscerali.

La percentuale di risposta complessiva (ORR, endpoint primario dello studio) è risultata del 34% (29% nel sottogruppo già trattato con ipilimumab; 38% in quello naive all’anticorpo) e quella di risposta completa del 6%. Al momento dell’analisi, l’80% dei pazienti stava ancora rispondendo al trattamento e la durata mediana della risposta non è stata ancora raggiunta.

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è risultata di 5,2 mesi e la PFS a 12 mesi del 34%, mentre la sopravvivenza globale (OS) è risultata di 22,8 mesi e l’OS a 1 e 2 anni rispettivamente del 66% e 49%.

Nei 152 pazienti naïve al trattamento metastatici, la PFS mediana è stata 13,8 mesi e l’OS mediana di 31,1 mesi, mentre la percentuale di risposta completa in questo sottogruppo è stata del 17,8%  e l’ORR del 50%.

"La sicurezza di pembrolizumab nel lungo periodo si è dimostrata buona, le risposte sono state di lunga durata, e nei pazienti naïve al trattamento sia con BRAF mutato sia con BRAF non mutato, la percentuale di risposta complessiva è stata elevata" ha detto Daud, che ha anche sottolineato come sia degna di nota la bassa incidenza delle tossicità di grado 3 e 4 in questa ampia popolazione di pazienti..

Nella popolazione analizzata, l’incidenza complessiva degli eventi avversi è risultata dell’83% (82% nei pazienti già trattati con ipilimumab e 85% in quelli naive).

Gli eventi avversi gravi hanno avuto un’incidenza del 14% e non si sono registrati decessi correlati al trattamento. Gli effetti collaterali più frequenti di qualsiasi grado sono stati l'ipotiroidismo (7,5%), l'ipertiroidismo (2,3%), la polmonite (2,7%) e la colite (1,7%).

Nei 411 pazienti in cui si è potuta valutare l’espressione del ligando di PD-1 (PD-L1) nel tumore, quelli PD-L1-positivi hanno mostrato una maggiore probabilità di rispondere a pembrolizumab (P < 0,0001).

Sulla base di questi e altri dati, quest’anticorpo dovrebbe essere considerato un'opzione per i pazienti con melanoma metastatico naïve al trattamento, ha concluso Daud.

Pembrolizumab è attualmente approvato come terapia di seconda linea per il melanoma metastatico dopo il trattamento con ipilimumab o, nel caso dei pazienti con tumori con il gene BRAF mutato, con un inibitore di BRAF orale alla dose di 2 mg/kg ogni 3 settimane. Finora, più di 2000 pazienti affetti da melanoma sono stati valutati in studi clinici su pembrolizumab.

Alessandra Terzaghi

A. Daud, et al. Long-term efficacy of pembrolizumab (pembro; MK-3475) in a pooled analysis of 655 patients (pts) with advanced melanoma (MEL) enrolled in KEYNOTE-001. J Clin Oncol 33, 2015 (suppl; abstr 9005). 
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