Melanoma, dall'IMI di Genova novità dalla diagnosi al trattamento

Gestione clinica del melanoma, diagnosi precoce e prevenzione primaria ma soprattutto le nuove terapie immunologiche e/o molecolari che continuano a dare risultati molto incoraggianti in pazienti con malattia avanzata. Questi i principali temi che hanno caratterizzato la XXI edizione del congresso nazionale dell'IMI (Intergruppo Melanoma Italiano) che si è appena concluso a Genova.

Gestione clinica del melanoma, diagnosi precoce e prevenzione primaria ma soprattutto le nuove terapie immunologiche e/o molecolari che continuano a dare risultati molto incoraggianti in pazienti con malattia avanzata.

Questi i principali temi che hanno caratterizzato la XXI edizione del congresso nazionale dell’IMI (Intergruppo Melanoma Italiano) che si è appena concluso a Genova.
L’edizione 2015 del congresso IMI ha visto una grande affluenza di partecipanti, esperti del settore ma anche giovani medici con nuove proposte.
«Questa di Genova è stata l’edizione più grande per afflusso e iscrizioni, abbiamo avuto più di 300 iscritti »-ha dichiarato ai microfoni di PharmaStar la prof.ssa Paola Queirolo, presidente del congresso,



Questo riflette l’interesse sempre crescente verso il melanoma che rappresenta una patologia in crescita negli ultimi anni. I più recenti dati ISTAT (2012) indicano in 1.881 i decessi per melanoma maligno nel nostro Paese (1.080 fra gli uomini e 801 fra le donne). Nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni sottili e quindi a prognosi favorevole ma una fetta minore di pazienti viene diagnosticato in fase avanzata.
«Bisogna insistere sulla prevenzione primaria, quindi, sull’utilizzo di tutti quegli strumenti che consentono di minimizzare il danno da radiazione ultravioletta come enfatizzato nel 2009 anche dall’OMS che ha definito la radiazione UV naturale e artificiale come un vero e proprio cancerogeno al pari del fumo di sigaretta» ha dichiarato il prof. Ignazio Stanganelli, tesoriere IMI.
«Abbiamo fatto come IMI, nel corso degli ultimi anni, delle campagne di prevenzione primaria di tipo sporadico-ha proseguito il prof. Stanganelli- focalizzate soprattutto in un’iniziativa che era “Metti il melanoma in fuorigioco”. Quest’anno è partito, grazie al supporto di un’azienda farmaceutica, un forte progetto di prevenzione primaria che ha avuto uno spot con Licia Colò ed è stato presentato a Roma grazie alla presidente, la prof. Paola Queirolo, e partnership istituzionali come il Ministero della Salute, Ministero della Pubblica Istruzione e patrocinata dall’AIOM e insieme a due grosse organizzazioni italiane di dermatologia. Questa campagna di prevenzione primaria è rivolta alle scuole primarie da cui secondo noi parte l’input dei virtuosi meccanismi di prevenzione. Il progetto si compone di una campagna di educazione alla salute e di un progetto di ricerca applicata».
Oltre alla prevenzione primaria il congresso ha dato molto spazio ai nuovi trattamenti.
Con l’avvento, infatti, dei nuovi agenti immunoterapici e target l’approccio al paziente con melanoma avanzato è cambiato radicalmente e negli ultimi mesi ci sono state approvazioni europee ma anche italiane di diverse molecole di particolare efficacia.
«Il melanoma è diventata un modello di applicazione sia dell’immunoterapia che dei nuovi farmaci a bersaglio molecolare»-ha commentato la prof. Queirolo- «Questi due grandi gruppi di farmaci hanno avuto e stanno avendo dei risultati eccellenti nella terapia del melanoma, dei risultati che continuano a migliorare nel tempo».
Attualmente l’approccio al paziente con questa problematica parte dalla valutazione dello status mutazionale proprio perché alcune delle nuove terapie vanno a colpire specifici target e, quindi, mutazioni. Oltre alla monoterapia si affaccia sullo scenario terapeutico l’utilizzo delle combinazioni risultate superiori in termini di risposte ai singoli trattamenti.
«Per quanto riguarda i farmaci a bersaglio molecolare»-ha sottolineato la prof. Queirolo- «abbiamo rispetto alla monoterapia con i BRAF inibitori, che colpiscono una mutazione specifica  quella di BRAF che ritroviamo nel 50% circa dei pazienti, una sopravvivenza raddoppiata con l’impiego della combinazione BRAF e MEK inibitori. Siamo arrivati a ottenere una sopravvivenza superiore ai 25 mesi col 70% di risposte obiettive alla malattia e abbiamo già una sopravvivenza a due anni del 50% nei pazienti. Questi sono proprio dati nuovissimi riportati in questo congresso».
Oltre alla principale mutazione, quella di BRAF, ne sono state individuate delle altre collegate all’insorgenza di melanoma. 
«Abbiamo la mutazione di NRAS e di cKIT e NF1»-ha evidenziato il dr. Mario Mandalà dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e membro del comitato scientifico dell’IMI-« la mutazione di NRAS è più frequente nei melanomi acrali e nelle zone esposte cronicamente alla luce del sole, mentre per quanto riguarda cKIT sono più frequenti nei melanomi mucosali soprattutto in alcuni sedi, ad esempio i melanomi dell’ano, ma anche nei melanomi acrali».
 
«Nel caso dei melanomi da mutazione di NRAS»-ha precisato il dr. Mandalà- «ad oggi non abbiamo dei farmaci particolarmente attivi pero’ c’è la possibilità di utilizzare ad uso compassionevole dei farmaci che sono i MEK inibitori e alcuni dati mostrano che pazienti mutati NRAS rispondono meglio al trattamento immunoterapico. Per i pazienti con mutazione cKIT, esistono degli inibitori che già vengono utilizzati in alcune patologie tipo GIST (tumori stromali gastrointestinali) e che possono essere usati OFF-LABEL nel melanoma, soprattutto nei melanomi che hanno determinati tipi di mutazioni dell’oncogene cKIT».
Al congresso sono state presentate anche novità riguardo l’immunoterapia.
«Per quanto riguarda l’immunoterapia-ha aggiunto la prof. Queirolo- abbiamo i dati aggiornati della sopravvivenza a due anni di due anti-PD1 che sono anticorpi immunomodulanti che sbloccano il blocco immunologico e che, quindi, danno una azione di contenimento del tumore e di sopravvivenza a lungo termine. Anche in questo caso, i dati di sopravvivenza a due anni sono elevati e superiori al 40% per entrambi i farmaci con una tossicità decisamente inferiore rispetto agli immunoterapici che venivano impiegati in precedenza».
Il congresso ha avuto una durata di tre giorni densissimi di appuntamenti cominciando dai corsi precongressuali e proseguendo con sessioni e simposi organizzati dal comitato scientifico e dal direttivo dell’IMI.
«L’IMI rappresenta una realtà unica nel nostro Paese»-ha precisato la prof. Queirolo- «perché è un’associazione che si occupa di una neoplasia che è il melanoma a 360 gradi. Nella nostra associazione vengono rappresentati tutti gli specialisti che si occupano di questa patologia quindi dermatologi, anatomo-patologi, chirurghi, chirurghi plastici, biologi molecolari fino ad arrivare agli oncologi. Questo approccio multidisciplinare è molto importante perché nei riguardi della patologia oncologica è l’approccio vincente.
Ogni caso clinico, ogni paziente deve essere discusso proprio da questo gruppo di specialisti per ottenere il maggior risultato e il maggior beneficio possibile. Questo anche nell’era dei nuovi farmaci che stanno dando risultati così importanti per questo tipo di tumore ».
All’interno dell’IMI è nato anche un filone dedicato ai più giovani come ci ha spiegato la dr.ssa Stefania Stucci, dell’ Oncologia medica universitaria policlinico di Bari: « l’IMI giovani è una iniziativa promossa dall’attuale presidente dell’IMI, la prof. Paola Queirolo, che ha permesso a un gruppo di giovani medici di farci promotori di progetti di ricerca sia in ambito preclinico, sia di ricerca traslazionale e di ricerca clinica affiancando quelli che sono i nostri maestri.
In occasione di questo congresso e grazie al coordinatore dell’IMI giovani, Francesco Spagnolo, abbiamo valutato delle proposte da parte di alcuni colleghi e in occasione del prossimo IMI probabilmente riusciremo a concretizzare e a dare qualche risultato preliminare di queste proposte di studio».
In conclusione, la XXI edizione del congresso IMI è stato un momento unico per il nostro Paese di incontro e di aggiornamento multidisciplinare sul melanoma coinvolgendo differenti specialisti che collaborano alla cura del paziente e evidenziando tutte le novità diagnostiche e terapeutiche a livello nazionale e internazionale.
Emilia Vaccaro