Melanoma: il 41% dei pazienti trattati in prima linea con pembrolizumab vivo a 5 anni. #ASCO2018

L'efficacia dell'immunoterapia si mantiene a lungo nel tempo, anche dopo il termine della cura. L'86% dei pazienti con melanoma metastatico trattati con pembrolizumab, molecola immunoterapica anti-PD-1, mantiene la risposta dopo la sospensione del trattamento. E a 5 anni è vivo il 41% dei pazienti trattati con la molecola.

L’efficacia dell’immunoterapia si mantiene a lungo nel tempo, anche dopo il termine della cura. L’86% dei pazienti con melanoma metastatico trattati con pembrolizumab, molecola immunoterapica anti-PD-1, mantiene la risposta dopo la sospensione del trattamento. E a 5 anni è vivo il 41% dei pazienti trattati con la molecola.

Al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2018 sono stati presentati i dati di efficacia a lungo termine dello studio di fase III KEYNOTE-006 e della coorte melanoma dello studio di fase Ib KEYNOTE-001 che hanno valutato l’efficacia di pembrolizumab in pazienti con melanoma avanzato.

L’analisi ottenuta dall’aggiornamento dei dati dello studio KEYNOTE-006 ha dimostrato benefici di efficacia duratura nei pazienti che hanno completato due anni di trattamento con pembrolizumab, combinati a risultati aggiornati di sopravvivenza globale (OS) di entrambi gli studi, confermando l’attività antitumorale di pembrolizumab nei pazienti con melanoma metastatico.

Ad un follow-up mediano di 20,3 mesi dopo completamento del trattamento con pembrolizumab nell’ambito dello studio KEYNOTE-006, l‘86% dei pazienti erano liberi da progressione (la sopravvivenza libera da progressione era un endpoint co-primario dello studio). Per quanto riguarda l’endpoint primario di sopravvivenza globale nello studio KEYNOTE-006, il tasso a quattro anni è pari al 41,7% nei due bracci combinati di pazienti trattati con pembrolizumab rispetto al 34,1% nel braccio di pazienti trattato con ipilimumab. Nei pazienti naïve (non pretrattati), i tassi di OS sono 44,3% nei bracci combinati di pazienti trattati con pembrolizumab e 36,4% nel braccio di pazienti trattati con ipilimumab.

“Lo studio KEYNOTE-006 descrive l’andamento clinico dei pazienti dopo sospensione di pembrolizumab dopo due anni di terapia – ha affermato il dott. Mario Mandalà, dirigente medico Unità di Oncologia dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e responsabile del Centro per la cura e la ricerca del melanoma (Ce.R.Mel.) -. Questi dati di sopravvivenza a lungo termine rappresentano un punto di riferimento per la pratica clinica, indipendentemente dall’espressione del gene BRAF. Inoltre nel gruppo dei pazienti trattati per due anni con pembrolizumab, l’86% ha mantenuto la risposta dopo sospensione del trattamento, a un follow-up mediano di 20,3 mesi. In aggiunta, la maggior parte dei pazienti ritrattati con pembrolizumab a progressione ha ottenuto un beneficio clinico. Il mantenimento della risposta e la memoria immunologica costituiscono un appannaggio specifico dell’immunoterapia e rappresentano una peculiarità importante, che gli oncologi dovrebbero discutere con i pazienti quando viene pianificata una strategia terapeutica”.

Nello studio KEYNOTE-001, il tasso di sopravvivenza globale a cinque anni, endpoint secondario dello studio, è pari al 34% in tutti i pazienti e al 41% in quelli non pretrattati.

“In questo studio – ha spiegato Mandalà – emergono per la prima volta dati di sopravvivenza a cinque anni in una casistica non selezionata di pazienti con melanoma trattati con un anticorpo anti PD-1. Questi dati a 5 anni avranno un impatto sulla pratica clinica e sono molto simili a quanto precedentemente riportato a 4 anni (38% e 48%, rispettivamente nei pazienti pretrattati e in quelli naïve). È quindi chiara la tendenza al mantenimento di queste percentuali anche nel lungo termine nei pazienti con malattia avanzata”.