Il trattamento con talimogene laherparepvec (T-vec, un’immunoterapia virale oncolitica contro il melanoma, sviluppata da Amgen e basata su particolare tipo di herpesvirus ‘riconvertito’ in modo da per uccidere le cellule tumorali) sembra prolungare di oltre 4 mesi la sopravvivenza globale (OS) rispetto al trattamento con GM-CSF (fattore stimolante le colonie dei granulociti e dei macrofagi).

Lo evidenziano i risultati di un’analisi ad interim di uno studio di fase III che ha confrontato efficacia e sicurezza di T-vec nel trattamento del melanoma non resecato di stadio IIIB, IIIC o IV, rispetto al GM-CSF. I dati, annunciati da Amgen con un comunicato stampa, sono stati presentati nel corso di una sessione orale del convegno della Society for Melanoma Research (SMR ), a Philadelphia .

In quest’analisi, l’OS mediana è risultata di 23,3 mesi nel braccio trattato con l’immunoterapia sperimentale  contro 19,0 mesi nel braccio trattato con il GM-CSF (HR 0,79; IC al 95% 0,61-1,02; P = 0,0746).

Le differenze nei tassi di sopravvivenza tra i due trattamenti sono risultate più pronunciate nel sottogruppo di pazienti con melanoma in stadio IIIB, IIIC o IV M1a (HR 0,56, ; IC al 95% 0,38-0,81) e in quelli trattati con T-vec in prima linea (HR = 0,49; IC al 95% 0,33-0,74).

Gli eventi avversi osservati più frequentemente sono stati stanchezza, brividi e piressia, mentre i più comuni eventi avversi gravi sono stati la progressione della malattia, in entrambi i bracci, e cellulite e piressia nel braccio trattato con T-vec. La frequenza degli effetti collaterali gravi è stata del 26% nel gruppo sottoposto al trattamento sperimentale e del 13% in quello di controllo, trattato con GM-CSF. Da segnalare anche che gli eventi immunomediati stati rari.

Lo studio presentato al congresso è un trial multicentrico di fase III, randomizzato e controllato, in aperto, che ha testato sicurezza e l'efficacia di T-Vec in confronto alla terapia con GM-CSF in oltre 400 pazienti con melanoma in stadio IIIB, IIIC o IV non resecato.

I partecipanti sono stati trattati in rapporto 2:1 con T-Vec all’interno della lesione ogni 2 settimane oppure con GM-CSF per via sottocutanea per i primi 14 giorni di ogni ciclo di 28 giorni e il trattamento poteva durare fino a 18 mesi. I pazienti stabili o rispondenti alla terapia, se idonei, potevano essere sottoposti a un trattamento ulteriore nell’ambito di un’estensione dello studio.

Nel giugno scorso, in occasione del al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago, e prima ancora in marzo, Amgen aveva già presentato altri dati che dimostrano come T-vec sia in grado di migliorare in modo significativo percentuale di risposta duratura (DDR), cioè la percentuale di risposta completa o parziale mantenuta ininterrottamente per almeno 6 mesi, rispetto alla terapia di controllo (16% contro 2%; P < 0,0001).

"I risultati ad interim sulla sopravvivenza globale vanno ad aggiungersi ai dati positivi sulla risposta duratura già presentati in precedenza e questi endpoint appaiono correlati tra loro" ha dichiarato Sean E. Harper, vicepresidente esecutivo della Ricerca e Sviluppo di Amgen, aggiungendo che l’azienda attende con ansia di avere i dati maturi sulla sopravvivenza globale, attesi entro la prima metà del prossimo anno.

Talimogene laherparepvec è il capostipite di una nuova classe di virus oncolitici, derivato dall’HSV-1 (il virus responsabile della cosiddetta ‘febbre sulle labbra’) e progettato per agire attraverso due importanti meccanismi differenti e complementari: provocare una lisi tumorale locale e, nel contempo, innescare una risposta immunitaria sistemica antitumorale. Il virus attenuato e modificato geneticamente viene iniettato direttamente nel tumore, dove si replica fino a provocare la rottura della membrana delle cellule tumorali, distruggendole. Le particelle virali vengono quindi rilasciate localmente nel tessuto tumorale insieme con il GM-CSF, espresso dalle cellule tumorali modificate dal virus, in modo da attivare una risposta immunitaria sistemica mirata a uccidere le cellule tumorali presenti nell’organismo.

Da notare che il virus modificato non aggredisce le cellule normali e non provoca quindi le classiche lesioni erpetiche alle labbra, ma è capace di riconoscere e distruggere i tumori. La ‘missione’ del virus è penetrare all'interno della cellula e replicarsi, distruggendo la cellula ospite per propagarsi. Se nei comuni fenomeni infettivi, l'uccisione della cellula infettata è una chiara conseguenza negativa della replicazione virale, nel caso dei virus oncolitici quest’ottica viene completamente ribaltata. L'idea alla base di questo approccio è, infatti, quella di sfruttare la capacità del virus di penetrare all'interno delle cellule tumorali e distruggerle, contribuendo così all'eliminazione della malattia.

T-vec è stato sviluppato inizialmente dalla biotech americana BioVex, poi acquisita da Amgen con un accordo da 450 milioni di dollari nel gennaio 2011 proprio per accaparrarsi il promettente anti-melanoma. In un trial di fase II su 50 pazienti, infatti, il trattamento aveva dato risultati incoraggianti, mostrando una stabilizzazione del tumore per almeno 4 anni nel 16% dei casi e una regressione del melanoma addirittura del 50% nel 28% dei malati.

Alessandra Terzaghi