Melanoma metastatico, si sopravvive oltre i 2 anni con la coppia dabrafenib-trametinib

In un gruppo di pazienti con melanoma metastatico positivi alla mutazione BRAFV600 trattati con la combinazione di due inibitori di MAPK, dabrafenib e trametinib, si è ottenuta una sopravvivenza mediana di oltre 2 anni in uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

In un gruppo di pazienti con melanoma metastatico positivi alla mutazione BRAFV600 trattati con la combinazione di due inibitori di MAPK, dabrafenib e trametinib, si è ottenuta una sopravvivenza mediana di oltre 2 anni in uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Inoltre, circa un paziente su cinque trattato con l'associazione non mostrava segni di progressione a 3 anni.

"La combinazione ha un profilo di sicurezza a lungo termine accettabile ed è uno standard di cura per i pazienti con melanoma metastatico con BRAF mutato, soprattutto alla luce degli studi recenti che mostrano un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione e della sopravvivenza globale negli studi di fase III in cui si sono confrontate combinazioni di inibitori di BRAF rispetto alla terapia con agenti singoli" scrivono Georgina V. Long, dell'Università di Sydney e del Melanoma Institute Australia, e gli altri ricercatori.

La Long e i colleghi hanno condotto un'analisi dei dati di uno studio di fase I/II in quattro parti in cui si è valutato il trattamento combinato con dabrafenib e trametinib. L'analisi ha riguardato 78 pazienti con melanoma naive agli inibitori di BRAF che sono stati trattati con dabrafenib 150 mg due volte al giorno più trametinib 2 mg al giorno nella parte non randomizzata dello studio (parte B, che ha coinvolto 24 pazienti) in quella randomizzata (parte C, su 54 pazienti).

Il follow-up mediano è stato di 47,11 mesi per la parte B e 45,59 mesi per la parte C.

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana per i pazienti della parte B è stata di 10,8 mesi e la sopravvivenza globale (OS) mediana di 27,4 mesi, mentre per i pazienti della parte C la PFS mediana è risultata di 9,4 mesi e l’OS mediana di 25 mesi.

Nei partecipanti alla parte B, la PFS a 1 anno è stata del 44%, quella a 2 anni del 22% e quella a 3 anni del18%, mentre l’OS a 1, 2 e 3 anni è risultata rispettivamente del 72%, 60% e 47%. Nei partecipanti alla parte C, invece, la PFS a un anno è stata del 41%, quella a 2 anni del 25% e quella a 3 anni del 21%, mentre l’OS a 1, 2 e 3 anni è risultata rispettivamente dell’80%, 51% e 38%.

I ricercatori hanno poi analizzato le caratteristiche basali dei pazienti in cui il tumore ha progredito confrontandole con quelle dei pazienti non in progressione. Hanno così scoperto che livelli normali basali di lattico deidrogenasi (LDH) sono associati in modo significativo a una risposta a lungo termine continuativa senza progressione rispetto a livelli elevati dell’enzima (P = 0,024).

"Coerentemente, caratteristiche prognostiche favorevoli al basale, tra cui livelli normali di LDH, melanoma in uno stadio precoce e un minor numero di siti metastatici, sono risultate associate sia a risposte di lunga durata ancora in corso sia a una sopravvivenza globale (OS) prolungata" scrivono i ricercatori.

I pazienti con livelli basali normali di LDH hanno mostrato un’OS mediana di 45,5 mesi contro 16,6 mesi nei pazienti con livelli di LDH elevati.

"Anche se questa analisi è limitata, dato che si tratta di un’analisi post hoc e su un piccolo numero di pazienti, questi risultati sono coerenti con quelli provenienti da studi su altre terapie farmacologiche sistemiche, che hanno dimostrato come caratteristiche prognostiche favorevoli siano associate a risultati clinici migliori e possano essere predittive" scrivono i ricercatori.

G.V. Long, et al. Overall Survival and Durable Responses in Patients With BRAF V600–Mutant Metastatic Melanoma Receiving Dabrafenib Combined With Trametinib. J Clin Oncol 2016; doi: 10.1200/JCO.2015.62.9345.
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