Melanoma, pembrolizumab promettente nei pazienti con metastasi cerebrali

I primi risultati di uno studio tuttora in corso suggeriscono che pembrolizumab ha un'attività promettente nei pazienti con melanoma non trattati e con metastasi cerebrali. I dati sono stati presentati di recente a San Francisco in occasione del congresso della Society for Melanoma Research.

I primi risultati di uno studio tuttora in corso suggeriscono che pembrolizumab ha un'attività promettente nei pazienti con melanoma non trattati e con metastasi cerebrali. I dati sono stati presentati di recente a San Francisco in occasione del congresso della Society for Melanoma Research.

Circa la metà dei pazienti con melanoma metastatico sviluppa metastasi cerebrali. "La sopravvivenza riportata negli studi precedenti è di circa 2-4 mesi. La radioterapia panenecefalica non ha un impatto chiaro sulla sopravvivenza e controlla le lesioni cerebrali solo per poche settimane" ha spiegato Harriet Kluger, dello Yale Cancer Center di New Haven.

La radiochirurgia stereotassica è diventata l'approccio standard in molti centri, anche se è un trattamento ancora controverso e costoso, ha spiegato l’oncologa. "La nuova tecnologia permette un trattamento efficiente e accurato di un massimo di circa 30 metastasi in un singolo setting, anche se la maggior parte dei centri ne fanno fino a un massimo di quattro alla volta" ha riferito la Kluger. Con i recenti progressi nella terapia locale, tra cui la radiochirurgia stereotassica e nuove tecniche chirurgiche, la sopravvivenza mediana in questa popolazione è quasi raddoppiata.

I trial sui nuovi farmaci nei pazienti con metastasi cerebrali sono rimasti indietro rispetto ad altri studi. "Sono necessari nuovi approcci globali, che implichino anche una terapia sistemica per questi pazienti" ha detto la Kluger. "C’è ormai un ampio ventaglio di studi clinici sulle terapie mirate e le immunoterapie per questa popolazione e abbiamo una vasta gamma di endpoint, criteri radiografici e disegni".

I ricercatori della Yale University hanno scoperto che i melanomi con mutazioni di NRAS hanno metastasi cerebrali numerose e ricorrenti. "Non ci sono altre caratteristiche evidenti, come l'età, il sesso o il tipo istologico, associate con la dimensione, il numero delle metastasi e la sopravvivenza" ha spiegato l’oncologa.

A Yale, i ricercatori hanno quindi iniziato uno studio di fase II per valutare l’effetto di pembrolizumab in pazienti colpiti da un melanoma o un cancro ai polmoni con metastasi cerebrali, non trattate in precedenza. I pazienti arruolati avevano almeno una metastasi cerebrale trattata di 5-20 mm di diametro, non avevano sintomi neurologici e non necessitavano di steroidi.

Al congresso di San Francsico la. Kluger ha riportato i risultati dei primi 18 pazienti con melanoma (sono 22 in totale). Circa un terzo aveva mutazioni di BRAF e livelli elevati di LDH e il 22% circa il aveva fatto in precedenza una terapia con inibitori di BRAF.

Gli eventi avversi correlati al trattamento sono stati quelli attesi nei pazienti trattati con pembrolizumab, cioè  sintomi dermatologici e costituzionali, e artralgie. Gli eventi avversi neurologici sono stati convulsioni in tre pazienti e sintomi focali correlati a edema del sistema nervoso centrale in cinque.

Il farmaco si è dimostrato attivo nel cervello. Su 14 pazienti valutabili, quattro hanno ottenuto una risposta parziale e tre una stabilizzazione della malattia, mentre in sette pazienti si è osservata progressione, di questi; quattro erano pazienti che erano stati trattati in precedenza con inibitori di BRAF e avevano manifestato una rapida progressione.

Le risposte extra-cerebrali sono state una risposta completa e tre risposte parziali, concordanti con la risposta a livello cerebrale, ha detto la ricercatrice.

Tutti i pazienti responder hanno mantenuto la risposta per un massimo di 17 mesi. La sopravvivenza libera da progressione tra i quattro responder varia da 6 a 17 mesi e la sopravvivenza globale non è stato ancora raggiunto.

In conclusione, ha detto la Kluger: "nel nostro studio su pembrolizumab, le risposte cerebrali sono in gran parte concordanti con quelle al di fuori del cervello e la sopravvivenza globale sembra essere superiore a quella attesa in questa popolazione di pazienti".