L'aggiunta dell’inibitore dell'angiogenesi bevacizumab alla chemioterapia standard con cisplatino/pemetrexed prolunga la sopravvivenza di oltre 2 mesi nei pazienti con mesotelioma pleurico maligno (MPM) non resecabile, con pochi svantaggi. Lo evidenzia lo studio MAPS (the Mesothelioma Avastin Plus Pemetrexed-Cisplatin Study), un trial multicentrico randomizzato di fase III, presentato durante la World Conference on Lung Cancer, tenutasi di recente a Denver.

La sopravvivenza globale (OS) mediana, endpoint primario dello studio, è stata, infatti, di 18,8 mesi nel gruppo trattato con bevacizumab più la chemio contro 16,1 mesi nel gruppo sottoposto alla sola chemioterapia standard. E questo beneficio si è ottenuto con solo un piccolo aumento delle tossicità di grado 3 o 4 e senza alcun detrimento per la qualità di vita.

Bevacizumab è risultato “associato soltanto a un lieve aumento, gestibile, delle tossicità ... il che rende la tripletta pemetrexed-cisplatino più bevacizumab un nuovo paradigma di trattamento per i pazienti con mesotelioma pleurico maligno che possono prendere bevacizumab e non sono candidabili a un intervento chirurgico'curativo” ha detto Arnaud Scherpereel, della clinica universitaria di Lille, in Francia, presentando lo studio.

“Penso che la maggior parte di questi pazienti sia idonea a essere trattata con questo anticorpo perché non sono così spesso fumatori, hanno meno comorbidità e i polmoni sono conservati” ha proseguito l’autore, aggiungendo che “forse questo trattamento potrà essere accettato come nuovo standard terapeutico per questi pazienti”.

Lo studio MAPS, sponsorizzato dal French Cooperative Thoracic Intergroup ha coinvolto in totale di 448 pazienti arruolati presso 73 centri transalpini il 2008 e il 2014. Potevano partecipare allo studio soggetti con mesotelioma pleurico maligno confermato dall’istologia, non più vecchi di 75 anni, non sottoposti in precedenza ad alcuna chemioterapia, con un performance status pari a 0-2 e che non avevano avuto alcun sanguinamento o trombosi. Coloro che avevano un versamento pleurico potevano essere sottoposti a pleurodesi con talco al momento della toracoscopia diagnostica.

I partecipanti sono stati trattati in aperto in rapporto 1: 1 con la chemioterapia standard costituita da cisplatino/pemetrexed con o senza bevacizumab (15 mg/kg ogni 21 giorni per 6 cicli). Il gruppo trattato con l’anticorpo è stato trattato ulteriormente con il solo bevacizumab come terapia di mantenimento dopo aver completato la chemioterapia.

Dopo un follow up mediano di 39,4 mesi, il braccio bevacizumab ha mostrato un’OS mediana più lunga di 2,75 mesi rispetto al braccio di confronto e una riduzione del 24% del rischio di decesso (HR aggiustato 0,76; IC al 95% 0,61-0,94; P = 0,012).

Bevacizumab è risultato associato anche a un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana, che è stata rispettivamente di 9,6 mesi contro 7,5 (HR aggiustato 0,62; IC al 95% 0,50-0,75; P < 0,0001).

"Di solito la PFS nei trial con il miglior trattamento medico è risultata tra i 6 e i 7 mesi; analogamente, i migliori risultati di OS ottenuti con il trattamento standard non superano i 13 mesi" ha osservato Scherpereel.

Da notare che il braccio di controllo ha mostrato una sopravvivenza molto superiore rispetto a quella ottenuta storicamente con questa chemioterapia, ha osservato l’oncologo. Questo risultato potrebbe essere legato ai criteri di inclusione, scelti in modo da far sì che i pazienti potessero prendere bevacizumab, o al fatto che i pazienti dovevano essere in condizioni sufficientemente buone per poter essere sottoposti alla toracoscopia e che alcuni avevano fatto la pleurodesi prima dell'arruolamento.

Lo specialista ha quindi ammesso che il beneficio di bevacizumab potrebbe essere diverso in pazienti diferenti. "Vedremo nella vita reale. Innanzitutto speriamo che il farmaco possa avere quest’indicazione dalle autorità regolatorie" ha detto Scherpereel.

Anche il moderatore della conferenza stampa nella quale è stato presentato lo studio MAPS, James R. Jett, del centro National Jewish Health di Denver, ha detto che “bevacizumab potrebbe diventare un nuovo standard”.

L’esperto si è chiesto se i risultati insolitamente buoni nel braccio di controllo non siano correlati a una diagnosi più precoce, ma ha aggiunto che, indipendentemente da ciò, bevacizumab ha mostrato comunque un beneficio e ha sottolineato come sia importante fare controlli simultanei perché è molto difficile fare confronti con controlli storici.

Sul fronte della sicurezza, le tossicità ematologiche di grado 3/4 hanno avuto un’incidenza simile nei due bracci dello studio (49,5% nel gruppo bevacizumab contro 47,3% nel gruppo di controllo); tuttavia, nel gruppo trattato con l’anticorpo l’incidenza delle tossicità di grado 3/4 è stata più alta (71,2% contro 62,1%), per lo più a causa di una maggiore incidenza delle tossicità non ematologiche. La proteinuria e l’ipertensione di grado 3, in particolare, hanno avuto un’incidenza rispettivamente del 3,1% e 23%, mentre non si sono osservate nel gruppo trattato solo con la chemioterapia standard, così come gli eventi trombotici arteriosi, che si sono verificati solo nel gruppo trattato con l’anticorpo, con una frequenza del 2,7%. Tuttavia, ha detto Scherpereel, questa tossicità aggiuntiva è stata gestibile.

Inoltre, nonostante la tossicità non ematologica superiore, bevacizumab non ha mostrato alcun effetto negativo sulla qualità della vita. Anzi, i pazienti trattati con l’anticorpo hanno ottenuto un miglioramento maggiore della fatica rispetto al basale, mentre i punteggi delle altre misure non hanno mostrato differenze nei due bracci.

Alessandra Terzaghi

A. Scherpereel, et al. Bevacizumab 15mg/kg Plus Cisplatin-Pemetrexed (CP) vs CP in Malignant Pleural Mesothelioma (MPM): IFCT-GFPC-0701 MAPS Randomized Phase 3 Trial. WCLC 2015; abstract 11.01.