Mesotelioma, terapia di combinazione con nivolumab aumenta la sopravvivenza

L'immunoterapia di combinazione come trattamento di seconda o terza linea prolunga la sopravvivenza globale di almeno 15 mesi in pazienti con mesotelioma pleurico maligno, secondo gli ultimi risultati dello studio MAPS2 presentato al congresso ESMO 2017 di Madrid

L'immunoterapia di combinazione come trattamento di seconda o terza linea prolunga la sopravvivenza globale di almeno 15 mesi in pazienti con mesotelioma pleurico maligno, secondo gli ultimi risultati dello studio MAPS2 presentato al congresso ESMO 2017 di Madrid. (1)

Il mesotelioma pleurico maligno (MPM) è una malattia rara solitamente causata dall'esposizione professionale all'amianto. La terapia di prima linea consiste nella chemioterapia a base di pemetrexed e platino, con o senza bevacizumab. Non esiste un trattamento di seconda linea approvato e i farmaci valutati in questo setting presentano una bassa efficacia, con un tasso di controllo della malattia che si assesta al di sotto del 30%. Gli studi di fase II hanno dimostrato una promettente attività degli inibitori del checkpoint come trattamento di seconda linea.
MAPS2 è un trial accademico, sponsorizzato dall’Intergroupe Fracophone de Cancerologie Thoracique (IFCT), non comparativo, di fase II, randomizzato, che ha valutato due immunoterapici in soggetti con MPM andati incontro a recidiva dopo una o due linee di chemioterapia con pemetrexed e platino. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere l’inibitore del PD-L1 nivolumab o nivolumab e l’inibitore del CTL-4 ipilimumab fino a progressione o tossicità inaccettabile.
Come riportato in precedenza (2), l'endpoint primario, cioè il tasso di controllo della malattia (la percentuale di pazienti in cui il tumore è diminuito o non è cresciuto) a 12 settimane è stato del 50% nel braccio di combinazione e del 44% con la monoterapia a base di nivolumab.
A Madrid, in occasione dell’ESMO, gli sperimentatori hanno riportano i risultati relativi alla sopravvivenza globale in 125 pazienti. Dopo un anno, il tasso di sopravvivenza globale è stato del 51% nel braccio nivolumab e del 58% nel braccio della terapia di combinazione. Dopo un follow-up mediano di 15 mesi, la sopravvivenza globale mediana è stata di 13,6 mesi con nivolumab in monoterapia e non è stata ancora aggiunta nel braccio di combinazione. Non sono emerse tossicità inaspettate.
L'autore principale, Gérard Zalcman, capo del Dipartimento di Oncologia Toracica, in precedenza presidente dell’IFCT presso l’Hôpital Bichat-Claude Bernard, Université Paris-Diderot di Parigi, Francia, ha dichiarato: "Questi risultati relativi alla sopravvivenza globale per il trattamento di seconda o terza linea del mesotelioma sono impressionanti e paragonabili a quelli della chemioterapia standard in prima linea. Il fatto che la sopravvivenza globale mediana non sia stata raggiunta nel braccio di combinazione suggerisce che dovrebbe essere superiore ai 15 mesi ".
Al follow-up mediano di 15 mesi la sopravvivenza libera da progressione è stata di 4,0 mesi con nivolumab e di 5,6 mesi per la terapia di combinazione.
Zalcman ha affermato: "Questi risultati in termini di sopravvivenza globale e di sopravvivenza libera da progressione supportano una recente decisione della Food and Drug Administration di concedere lo stato di farmaco orfano alla terapia di combinazione per il mesotelioma".
L'immunoistochimica eseguita su 99 pazienti ha rivelato che soltanto il 41% ha espresso PD-L1 e solo tre pazienti hanno espresso PD-L1 in più del 50% delle cellule tumorali. Non esiste alcuna correlazione tra l'espressione di PD-L1 e la sopravvivenza globale o la sopravvivenza libera da progressione. "I risultati sono deludenti e potrebbero essere correlati al metodo di analisi utilizzato per misurare il PD-L1 o all'uso di un campione tumorale relativo al momento della diagnosi piuttosto che all'inclusione nello studio", ha dichiarato Zalcman.
Anche i nuovi dati sulla qualità di vita e la durata della risposta so o stati presentati al congresso ESMO 2017.
Commentando la ricerca per ESMO, Rolf Stahel, presidente, del Cancer Center Zürich, in Svizzera, ha dichiarato: "Nel carcinoma polmonare un elevato carico di mutazione e una forte espressione di PD-L1 sono stati associati a una migliore risposta all'inibizione immunitaria del checkpoint. Nel mesotelioma, il carico della mutazione tumorale è basso e l'espressione di PD-L1 è meno evidente; tuttavia, spesso si riscontra un infiltrato di cellule immunitarie e uno stato infiammatorio che suggeriscono che possa esserci una risposta al trattamento ".
"Questo studio ha registrato un tasso di risposta obiettiva del 18-27% con un inibitore di PD-1 da solo o con la combinazione tra un inibitore di PD-1 e un inibitore di CTLA-4", ha proseguito. "Questo è un range analogo a quello di molti altri tumori solidi con carico di mutazione più elevato, e ciò rappresenta una buona notizia. Tuttavia, sembra essere promettente solo in una parte di questi pazienti ".
Per quanto riguarda le implicazioni dei risultati e dei prossimi passi in questa ricerca, Stahel ha affermato: "Il ruolo dell'immunoterapia nel mesotelioma deve essere ulteriormente esplorato. Sono necessari studi comparativi per definire meglio il ruolo dell'immunoterapia in seconda o terza linea."

Riferimenti
1 Abstract LBA58_PR ‘Second or 3rd line Nivolumab (Nivo) versus Nivo plus Ipilimumab (Ipi) in Malignant Pleural Mesothelioma (MPM) patients: up-dated results of the IFCT-1501 MAPS2 randomized phase 2 trial’ will be presented by Professor Gérard Zalcman during Proffered Paper session ‘Mesothelioma and SCLC’ on Sunday, 10 September 2017, 09:15 to 10:45 (CEST) in Barcelona Auditorium.
2 ASCO: http://meetinglibrary.asco.org/record/145342/abstract