Un nuovo agente terapeutico MetMab in combinazione con erlotinib ha dimostrato di poter aumentare la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) con alta espressione del gene MET.  I nuovi dati, frutto di uno studio di fase II, sono appena stati presentati al convegno annuale della European Society of Medical Oncology (ESMO), appena conclusosi a Milano. Dallo studio è emerso che la combinazione dei due farmaci riduce di circa la metà la progressione della malattia e la mortalità rispetto al solo erlotinib.

La mutazione e la over-espressione del gene MET è una caratteristica di molti tipi di tumori, specialmente di quelli polmonari. La sovraesspressione di questo gene è associata ad una prognosi sfavorevole e allo sviluppo di resistenza ai vari trattamenti nei tumori in cui è coinvolto il recettore dell'EGF (epidermal growth factor).
MetMAb è un anticorpo monovalente che si lega al recettore MET impedendone il legame dell'epatocyte growth factor. In questo modo il farmaco impedisce l'attivazione del signalling intracellulare che viene attivato in modo appropriato nelle cellule tumorali.

Lo studio ha arruolato 128 pazienti con NSCLC, randomizzati a ricevere 15 mg/kg endovena di MetMAb più erlotinib o erlotinib più placebo. Nello studio sono stati inclusi pazienti con differenti caratteristiche istologiche che avevano ricevuto una o due terapie precedenti.
I pazienti del gruppo di controllo hanno avuto la possibilità di ricevere anche MetMAb e passare al gruppo di trattamento. 23 pazienti sono passati dal gruppo di controllo a quello di trattamento.

L'endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da progressione, la sopravvivenza globale e la sicurezza del farmaco.
I pazienti sono stati valutati per le caratteristiche istologiche: 121 per mutazioni in MET e 112 per EGFR e KRAS.
Tra i pazienti che hanno ricevuto MetMAb, il 57% era MET-positivo, il 23% presentava mutazioni del gene KRAS e il 13% era positivo per mutazioni in EGFR. Queste caratteristiche erano simili nel gruppo di controllo: 51%, 23% e 11% rispettivamente.
I ricercatori hanno valutato la sopravvivenza libera da progressione a livello di tutti i pazienti trattati, sia in quelli che presentavano una sovra-espressione di MET.

Dopo le analisi immunoistochimiche, i pazienti che presentavano 2 o 3 positività per MET, furono definiti "MET high", mentre quelli con un valore pari a 1 o nessuna
positività, furono definiti "MET low".
L'HR per la sopravvivenza libera da progressione è risultato pari a 1,09 (IC 95% o,71-1,67; p=0,70) e pari a 1,13 per la sopravvivenza globale (IC 95% 0,64-1,97; p=0,68).
La sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale, valutate a livello di tutti i pazienti, sono risultate paragonabili tra il gruppo di controllo e il gruppo di trattamento.
Nel gruppo di pazienti con overespressione di MET, invece, la sopravvivenza globale e quella libera da progressione, sono risultate migliori nel gruppo di trattamento. In questi pazienti, la sopravvivenza libera da progressione era di circa 12,4 settimane per il gruppo che ha ricevuto la combinazione dei due farmaci e di 6,4 settimane per il gruppo di controllo (HR 0,56).

I ricercatori hanno osservato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (HR 0,56; IC 95%, 0,31-1,02; p=0,05) e della sopravvivenza globale (HR 0,55; IC 95%, 0,25-1,16; p=0,11) per i pazienti "MET high" che hanno ricevuto la combinazione dei due farmaci.
Risultati differenti sono stati ottenuti dai pazienti "MET low" in trattamento con MetMAb. Questi soggetti hanno, infatti, assistito a una riduzione della sopravvivenza libera da progressione (HR 2,01; IC 95%, 1,04-3,91; p=0,04) e della sopravvivenza globale (HR 3,26; IC 95%, 1.20-8,80; p=0,01).

Il miglioramento dovuto alla combinazione dei due farmaci non è stato inoltre osservato nei pazienti con carcinoma polmonare a cellule non squamose e in quelli con mutazioni in EGFR o in KRAS.

Gli eventi avversi, quali rash, diarrea e fatica erano simili nei due gruppi di trattamento e tra pazienti Met-positivi e Met-negativi. L'incidenza di eventi avversi di grado 3 e 4 erano simili nei pazienti Met-positivi e Met-negativi nei due gruppi di trattamento (54% e 53%) ma erano considerevolmente più frequenti nel gruppo Met-negativo che ha ricevuto la combinazione dei due farmaci (52% e 35%).
35th European Society for Medical Oncology Congress: Abstract LBA15 presentato il 9 ottobre 2010.