Mielofibrosi, pacritinib superiore alla miglior terapia disponibile nei pazienti con poche piastrine

Pacritinib, un inibitore orale di JAK2, può migliorare gli outcome tra i pazienti con mielofibrosi e trombocitopenia rispetto alla migliore terapia disponibile (tra cui ruxolitinib), compresi quelli trattati in precedenza con inibitori di JAK, riducendo in modo più efficace il volume della milza e il punteggio totale dei sintomi. Queste le conclusioni di uno studio multicentrico interazionale di fase III, lo studio PERSIST-2, pubblicato di recente su JAMA Oncology.

Pacritinib, un inibitore orale di JAK2, può migliorare gli outcome tra i pazienti con mielofibrosi e trombocitopenia rispetto alla migliore terapia disponibile (tra cui ruxolitinib), compresi quelli trattati in precedenza con inibitori di JAK, riducendo in modo più efficace il volume della milza e il punteggio totale dei sintomi. Queste le conclusioni di uno studio multicentrico interazionale di fase III, lo studio PERSIST-2, pubblicato di recente su JAMA Oncology.

La mielofibrosi, una neoplasia ematologica caratterizzata da disregolazione della trasduzione del segnale attraverso JAK, spesso causa splenomegalia, trombocitopenia e sintomi debilitanti con il progredire della malattia. La sopravvivenza globale (OS) mediana è di circa 6 anni.

Inoltre, durante il trattamento con l’inibitore di JAK1/2 ruxolitinib può emergere una trombocitopenia che limita l’impiego di questo farmaco ed è un fattore prognostico sfavorevole.
Pacritinib ha un'attività "trascurabile" nei confronti di JAK1 e può portare alla riduzione del volume della milza (SVR) e a un miglioramento del punteggio totale dei sintomi (TSS) nei pazienti con mielofibrosi e trombocitopenia.

In questo studio randomizzato di fase III, di cui erano stati anticipati alcuni risultati al congresso dell’American Society of Hematology nel 2016, i ricercatori hanno valutato se pacritinib sia in grado di migliorare la SVR e il TSS rispetto alla migliore terapia disponibile, compreso ruxolitinib.

Il trial ha coinvolto 311 pazienti, assegnati casualmente in rapporto 1: 1: 1 al trattamento con pacritinib 400 mg una volta al giorno (75 pazienti inclusi nell'analisi), pacritinib 200 mg due volte al giorno (74 pazienti) o la migliore terapia disponibile (72 pazienti).

Gli endpoint primari erano una SVR almeno del 35% e un miglioramento del TSS almeno del 50% dopo 24 settimane di trattamento. Le analisi di efficacia sono state condotte sulla popolazione intent-to-treat.

L'età media del campione era di 63,7 anni, 149 pazienti (il 48%) erano stati trattati in precedenza con ruxolitinib e i trattamenti più utilizzati nel braccio trattato con la migliore terapia disponibile erano ruxolitinib (in 44 pazienti), idrossiurea (in 19 pazienti), prednisone con o senza prednisolone (in 19 pazienti) e l’attesa vigile (in 19 pazienti).
Nei due bracci trattati con pacritinib la percentuale di pazienti che hanno ottenuto un miglioramento del 35% o superiore della SVR è risultata del 18% contro il 3% nel braccio trattato con la migliore terapia disponibile (P = 0,001), mentre quella dei pazienti che hanno ottenuto un miglioramento almeno del 50% del TSS è risultata rispettivamente del 25% contro 14% (P = 0,08).

Inoltre, nel braccio trattato con pacritinib due volte al giorno si è osservato il miglioramento maggiore dell'emoglobina e della riduzione del carico trasfusionale.
Le differenze di sopravvivenza globale fra i tre bracci non hanno raggiunto la significatività statistica.

I pazienti che hanno interrotto la terapia a causa di un evento avverso sono stati il 14% nel braccio trattato con pacritinib una volta al giorno, il 9% nel braccio trattato con l’inibitore di JAK1 due volte al giorno e il 4% nel braccio trattato con la migliore terapia disponibile.

Gli autori concludono che questo studio evidenzia "il beneficio clinico di pacritinib in pazienti con mielofibrosi e trombocitopenia (cioè con una conta piastrinica inferiore a 100.000/ml), compresi quelli sottoposti a una precedente terapia con inibitori di JAK2".

J. Mascarenhas, et al. Pacritinib vs best available therapy, including ruxolitinib, in patients with myelofibrosis: a randomized clinical trial. JAMA Oncol. 2018; doi: 10.1001/jamaoncol.2017.5818.
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