Una terapia di mantenimento con lenalidomide dopo il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche è risultata associata a un miglioramento della risposta complessiva, ma anche a un aumento della malattia del trapianto contro l'ospite (GVHD) tra i pazienti con mieloma multiplo ad alto rischio in uno studio pubblicato di recente sulla rivista Biology of Blood and Marrow Transplant.

Nel lavoro, coordinato da Melissa Alsina, dell’H. Lee Moffitt Cancer Center and Research Institute di Tampa, in Florida, gli autori hanno ha cercato di valutare se il mantenimento con lenalidomide permetta di migliorare il controllo della malattia e ridurre le percentuali di progressione dopo il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche.

Il trial ha coinvolto 30 pazienti con un’età media di 54 anni colpiti da mieloma multiplo ad alto rischio, arruolati in otto centri tra il 2009 e il 2012. I partecipanti sono stati trattati con lenalidomide nei giorni da 1 a 21 di cicli di 28 giorni per un massimo di 12 cicli.

 Il tempo mediano trascorso tra il trapianto e l’inizio della terapia di mantenimento è stato di 96 giorni (range, 66-171) e la dose di lenalidomide somministrata alla maggior parte dei pazienti (il 44%) è stata di 10 mg/die.

Undici pazienti (il 37%) hanno completato 12 cicli di terapia di mantenimento con lenalidomide.

I motivi più comuni di interruzione della terapia di mantenimento sono stati la GVHD acuta (nel 37% dei casi), la progressione della malattia (37%), la neutropenia (11%), il ritiro del consenso da parte del paziente (5%), le infezioni (5%), il rash cutaneo (5%) e la febbre (5%).

Quattordici pazienti (il 47%) hanno avuto una GVHD acuta dopo essere stati trattati con lenalidomide, e l'incidenza cumulativa della GVHD acuta di grado 2-4 è stata del 17% (IC al 95% 6-32).

Inoltre, la mortalità correlata al trapianto entro 18 mesi dall’inizio della terapia con lenalidomide è stata dell’11%. (IC al 95% 2-24).

Tuttavia, il mantenimento con lenalidomide è risultato associato a un miglioramento del 33% della risposta complessiva. La sopravvivenza libera da progressione a 18 mesi è stata del 63% (IC al 95% 43-77) e l’OS a 18 mesi del 78% (IC al 95% 58-90).

"Tenuto conto degli effetti positivi sul controllo della malattia, ... la bassa mortalità correlata al trapianto e la tossicità non legata alla GVHD gestibile, concludiamo che l'impiego di lenalidomide può essere preso in considerazione, in particolare nei pazienti con mieloma multiplo ad alto rischio" scrivono i ricercatori nella discussione.

Inoltre, aggiungono, "I pazienti possono essere trattati con basse dosi di lenalidomide, senza aumentare il dosaggio, e possono essere tenuti sotto stretto controllo per verificare che non sviluppino una GVHD. I risultati di sopravvivenza osservati in questo studio fanno pensare a un ruolo importante per la terapia di mantenimento dopo il trapianto allogenico ".

Paul Richardson, direttore della ricerca clinica presso il Jerome Lipper Multiple Myeloma Center del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, autore dell’editoriale di commento, concorda con gli autori sul fatto che i risultati del trial giustificano ulteriori studi sulla terapia di mantenimento dopo il trapianto.

"Le strategie di mantenimento basate sull’inibizione del proteasoma sono associate a un miglioramento degli outcome e bortezomib attualmente fornisce un'opportunità entusiasmante per avere un effetto anti-mieloma più selettivo, con una minore incidenza di GVHD acuta, fornendo così un forte razionale per l'utilizzo dell’inibizione del proteasoma come strategia di mantenimento, da sola o in combinazione" scrive lo specialista.

Pertanto, riferisce Richardson, sono previsti nuovi studi prospettici su questo particolare approccio e sull'utilizzo degli inibitori orali del proteasoma ad opera di vari gruppi statunitensi, tra cui l’Alliance and the Clinical Trials Network.

M. Alsina, et al. Lenalidomide Maintenance for High-Risk Multiple Myeloma after Allogeneic Hematopoietic Cell Transplantation. Biol Blood Marrow Transplant. 2014;20:1183-1189; doi:http://dx.doi.org/10.1016/j.bbmt.2014.04.014

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