Mieloma multiplo, carfilzomib superiore a bortezomib a prescindere dai trattamenti precedenti

Per i pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario, carfilzomib migliora la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a bortezomib a prescindere dai trattamenti precedenti o da una precedente esposizione a bortezomib o lenalidomide. Lo rivela un'analisi dei sottogruppi dello studio ENDEAVOR, appena pubblicata sulla rivista Leukemia.

Per i pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario, carfilzomib migliora la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a bortezomib a prescindere dai trattamenti precedenti o da una precedente esposizione a bortezomib o lenalidomide. Lo rivela un’analisi dei sottogruppi dello studio ENDEAVOR, appena pubblicata sulla rivista Leukemia.

Lo studio ENDEAVOR è uno studio multicentrico randomizzato di fase 3, in aperto, che ha coinvolto 929 pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario assegnati al trattamento con carfilzomib più desametasone a basso dosaggio o bortezomib più desametasone a basso dosaggio. I partecipanti sono stati trattati con le due combinazioni fino alla progressione della malattia.

Dopo un follow-up mediano di 11,9 mesi nel gruppo trattato con carfilzomib e 11,1 mesi nel gruppo trattato con bortezomib, la PFS mediana (che era l’endpoint primario del trial) è risultata rispettivamente di 18,7 mesi e 9,4 mesi, (HR 0,53; IC al 95% 0,44-0,65; P < 0,0001).

Nel lavoro appena pubblicato, gli autori, coordinanti da Philippe Moreau, dell’Università di Nantes, in Francia, hanno condotto un’analisi su vari sottogruppi di pazienti, classificati in base al numero di terapie precedenti già effettuate o al tipo di trattamento precedente.

Nei pazienti che in precedenza avevano fatto solo una terapia, la PFS mediana è risultata di 22,2 mesi con carfilzomib contro 10,1 mesi con bortezomib, mentre nei pazienti già trattati con due o più linee di terapia è stata rispettivamente di 14,9 mesi e 8.4 mesi.

Tra i pazienti precedentemente trattati con bortezomib, la PFS mediana è stata di 15,6 mesi con carfilzomib, contro 8,1 mesi con bortezomib, mentre in quelli precedentemente trattati con lenalidomide è stata rispettivamente di 12,9 mesi contro 7,3 mesi.

Le percentuali di risposta completa sono state dell’81,9% con carfilzomib contro 65,5% con bortezomib nel sottogruppo già sottoposto a una terapia di prima linea, rispettivamente del 72% contro 59,7% in quello già sottoposto a due o più linee di terapia, rispettivamente del 71,2% contro 60,3% nel sottogruppo già trattato in precedenza con bortezomib e rispettivamente del 70,1% contro 59,3% nel sottogruppo già trattato con lenalidomide.

I profili di tossicità associati alle doppiette carfilzomib-desametasone e bortezomib-desametasone in ciascun sottogruppo sono risultati qualitativamente simili a quelli della popolazione generale dello studio, riferiscono gli autori.

I risultati del lavoro erano già stati anticipati nel giugno scorso durante i lavori dell’ultimo congresso della European Hematology Association (EHA), a Copenhagen. In quell’occasione, erano stati presentati anche i risultati di un’ulteriore sottoanalisi che confermava i benefici di carfilzomib rispetto a bortezomib in termini di PFS anche a prescindere dal rischio citogenetico di base.

Proprio sulla base dei risultati dello studio ENDEAVOR, la Commissione Europea ha approvato ai primi di luglio un ampliamento delle attuali indicazioni di carfilzomib, che ora comprendono anche il trattamento, in combinazione con desametasone, dei pazienti con mieloma multiplo trattati in precedenza con almeno una terapia.

Prima del nuovo via libera, carfilzomib era indicato solo in combinazione con lenalidomide e desametasone per il trattamento di pazienti adulti affetti da mieloma multiplo già trattati con almeno una terapia, sulla base dei risultati dello ASPIRE.

Alessandra Terzaghi

P. Moreau, et al. Impact of prior treatment on patients with relapsed multiple myeloma treated with carfilzomib and dexamethasone vs bortezomib and dexamethasone in the phase 3 ENDEAVOR study. Leukemia. 2016; doi: 10.1038/leu.2016.186.
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