Mieloma multiplo: daratumumab aumenta risposta e PFS in pazienti di nuova diagnosi, eleggibili a trapianto. Studio CASSIOPEA

Daratumumab in aggiunta a bortezomib, talidomide e desametasone (VTd) prima e dopo trapianto autologo di cellule staminali migliora i tassi di risposta e la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) rispetto a VTd da solo in pazienti con nuova diagnosi mieloma multiplo.

Daratumumab in aggiunta a bortezomib, talidomide e desametasone (VTd) prima e dopo trapianto autologo di cellule staminali migliora i tassi di risposta e la sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) rispetto a VTd da solo in pazienti con nuova diagnosi mieloma multiplo.

I dati, appena pubblicati su The Lancet e presentati ad Amsterdam al congresso dell’European Hematology Asssociation. Provengono dallo dello studio CASSIOPEIA, un trial di fase 3 svolto dall’Intergroupe Francophone du Myelome in collaborazione con Dutch-Belgian Cooperative Trial Group for Hematology Oncology e Janssen Research & Development, LLC.

"CASSIOPEIA – dichiara Philippe Moreau, primo ricercatore dello studio e responsabile del Dipartimento di ematologia dell'Ospedale universitario di Nantes, in Francia - è il primo studio a investigare il beneficio clinico di daratumumab in combinazione con un regime terapeutico standard in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi sottoposti a trapianto di cellule staminali autologhe. C’è necessità di nuove opzioni di trattamento per pazienti con nuova diagnosi, di cui potenzialmente potrebbe entrare a fare parte anche questa terapia combinata con daratumumab. Questo studio conferma le corpose evidenze di efficacia, ottenute da ricerche precedenti, di daratumumab in terapia di prima linea”.

Lo studio CASSIOPEIA di fase 3 è uno studio in due parti. I risultati di questa prima parte evidenziano, dopo il consolidamento, un tasso di risposta completa (sCR) sensibilmente superiore nel braccio di trattamento con Daratumumab-VTd (29%) rispetto a VTd da solo (20%) (Odds Ration [OR] = 1,60; Intervallo di confidenza al 95% [CI], 1.21-2.12; p <0.0010) (1). Al follow-up mediano di 18.8 mesi è stato osservato un miglioramento nella PFS nel gruppo di pazienti in terapia con daratumumab-VTd rispetto a VTd da solo (HR = 0.47; CI, 0,33-0,67; p <0,0001), mentre la PFS mediana non è stata raggiunta in nessuno dei due bracci. L'aggiunta di daratumumab a VTd ha consentito il raggiungimento del 93% di PFS a 18 mesi versus l'85% con solo VTd(1).

La combinazione daratumumab-VTd ha elevato il tasso di risposta parziale molto buona o migliore (rispettivamente 83% vs. 78%) (OR = 1.41; 95% CI, 1,04-1,92; p = 0,0239) e di risposta completa o migliore (rispettivamente 39% vs. 26% (OR = 1,82, IC 95%, 1,40-2,36; p <0di ,0001) rispetto a VTd da solo.

 Daratumumab-VTd ha fatto registrare un tasso più alto di malattia residua minima (MRD) a una soglia di sensibilità di 10-5 rispetto al post-consolidamento VTd (64% vs 44%) (2).

Tra gli eventi avversi di grado 3/4 (TEAEs) più frequenti (≥10%) in corso di trattamento con daratumumab-VTd e VTd, si sono registrati rispettivamente: neutropenia (28% vs 15%), linfopenia (17% vs 10%), stomatite (13% vs 16%), trombocitopenia (11% vs 7%)(1). Nel braccio in terapia combinata daratumumab-VTd, le reazioni correlate all'infusione hanno riguardato il 35% dei pazienti.

Lo studio CASSIOPEIA
Lo studio randomizzato, in aperto, multicentrico, di Fase 3 è sponsorizzato dal French Intergroupe Francophone du Myelome (IFM) in collaborazione con Dutch-Belgian Cooperative Trial Group for Hematology Oncology (HOVON) e Janssen Research & Development, LLC. 

Ha incluso 1.085 pazienti con mieloma multiplo sintomatico di nuova diagnosi, precedentemente non trattato, eleggibili per chemioterapia ad alte dosi e trapianto di cellule staminali. Nella prima parte dello studio, i pazienti sono stati randomizzati per ricevere una terapia di induzione con VTd da solo o in associazione con daratumumab, terapia ad alte dosi e ASCT e una terapia di consolidamento con VTd da solo o in combinazione con daratumumab.

L'endpoint primario in questa prima parte dello studio è stato valutare la proporzione di pazienti che hanno raggiunto un sCR, 100 giorni dopo il trapianto. Nella seconda parte dello studio, in corso, i pazienti che hanno mostrato nella prima parte della ricerca una risposta parziale o migliorata, verranno arruolati in una seconda randomizzazione per ricevere un trattamento di mantenimento con daratumumab 16 mg/kg ogni otto settimane per un massimo di due anni o restare in controllo senza l’assunzione di alcun ulteriore trattamento L'endpoint primario in questa parte dello studio riguarda la PFS.