Mieloma multiplo di nuova diagnosi, daratumumab aggiunto a regime standard riduce rischio di morte o progressione. #ASH2108

L'aggiunta dell'anticorpo monoclonale anti-CD38 daratumumab al regime standard rappresentato da lenalidomide e desametasone (regime Rd) ha ridotto del 45% il rischio di morte o progressione della malattia in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non candidabili alla chemioterapia ad alto dosaggio o al trapianto autologo di cellule staminali. È questo il risultato principale di un'analisi ad interim dello studio di fase 3 MAIA, che sarà presentata a breve al congresso annuale dell'American Society of Hematology, a San Diego.

L’aggiunta dell’anticorpo monoclonale anti-CD38 daratumumab al regime standard rappresentato da lenalidomide e desametasone (regime Rd) ha ridotto del 45% il rischio di morte o progressione della malattia in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non candidabili alla chemioterapia ad alto dosaggio o al trapianto autologo di cellule staminali. È questo il risultato principale di un’analisi ad interim dello studio di fase 3 MAIA, che sarà presentata a breve al congresso annuale dell’American Society of Hematology, a San Diego.

La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana è risultata di 31,9 mesi nel braccio trattato con lenalidomide e desametasone, mentre non è stata ancora raggiunta nel braccio trattato con questi due farmaci più daratumumab (HR 0,55; IC al 95% 0,43-0,72; P < 0,0001).

Inoltre, nel braccio trattato con la tripletta si è osservato anche un tasso di risposta completa più alto rispetto al braccio trattato solo con il regime standard (47,6% contro 24,7%).

I dati di sicurezza non hanno evidenziato problematiche nuove e sono risultati simili a quelli già noti per daratumumab da solo e il regime Rd. Tuttavia, non sono mancati eventi avversi gravi e l’incidenza della polmonite di grado 3/4, quella della neutropenia e quella della leucopenia sono risultate tutte più alte nel braccio trattato con daratumumab rispetto al braccio non trattato con l’anticorpo.

«Questi dati, assieme a quelli dello studio di fase 3 ALCYONE... offrono un supporto all'aggiunta di daratumumab alle combinazioni standard nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non idonei per il trapianto» concludono gli autori nel loro abstract.

Lo studio MAIA
MAIA è uno studio multicentrico di fase 3, randomizzato e in aperto, al quale hanno preso parte 737 pazienti con mieloma multiplo che non potevano essere sottoposti alla chemioterapia ad alte dosi e al trapianto di cellule staminali.

I partecipanti sono stati assegnati in parti uguali al trattamento con lenalidomide (25 mg per via orale nei giorni da 1 a 21 di ogni ciclo di 28 giorni) e desametasone (40 mg una volta alla settimana) con o senza daratumumab. L’anticorpo è stato somministrato a un dosaggio pari a 16 mg/kg ogni settimana per le prime 8 settimane (cicli 1 e 2), a settimane alterne per 16 settimane (cicli da 3 a 6), e successivamente ogni 4 settimane (ciclo 7 e oltre) fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità non tollerabile.
L’endpoint primario dello studio era la PFS.

Possibile nuova indicazione in vista
L’utilizzo di daratumumab di prima linea nei pazienti con mieloma multiplo è stato approvato in precedenza, in combinazione con bortezomib, melfalan e prednisone (regime VMP) per il trattamento dei pazienti di nuova diagnosi non idonei per il trapianto autologo di cellule staminali. Tuttavia, il regime VMP è utilizzato per lo più in Europa, meno negli Stati Uniti.

L'approvazione in prima linea di daratumumab più VMP si è basata sui risultati dello studio di fase 3 ALCYONE, nel quale il regime a quattro farmaci ha mostrato di portare a una riduzione del 50% del rischio di progressione o morte rispetto al solo VMP (HR 0,50; IC al 95% 0,38- 0,65; P < 0,001). I dati dello studio sono stati presentati al congresso ASH dell’anno scorso e pubblicati quest’anno sul New England Journal of Medicine.

Nello studio ALCYONE la PFS mediana è risultata di 18,1 mesi nel braccio trattato solo con il regime VMP e al momento della pubblicazione dei dati non era ancora stata raggiunta nel braccio trattato in aggiunta con daratumumab. L’aggiunta dell’anticorpo ha migliorato in modo significativo anche la percentuale di risposta complessiva.

Oltre che in aggiunta a VMP, daratumumab è attualmente approvato nell’Unione europea anche per altre due indicazioni: come agente singolo per il trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario, le cui terapie precedenti abbiano incluso un inibitore del proteasoma e un immunomodulatore, e che abbiano mostrato progressione della malattia durante l’ultima terapia; in associazione con lenalidomide e desametasone, o bortezomib e desametasone, per il trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo che abbiano ricevuto almeno una precedente terapia.

Ora, con i dati dello studio MAIA a disposizione, potrebbe arrivare un'altra indicazione preziosa e l’azienda produttrice ha già detto di essere intenzionata a richiederla.

T. Facon, et al. Phase 3 Randomized Study of Daratumumab Plus Lenalidomide and Dexamethasone (D-Rd) Versus Lenalidomide and Dexamethasone (Rd) in Patients with Newly Diagnosed Multiple Myeloma (NDMM) Ineligible for Transplant (MAIA). ASH 2018; abstract LBA-2.
Leggi