I pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi hanno ottenuto un prolungamento della sopravvivenza globale (OS) e della sopravvivenza libera da progressione (PFS) alla prima e alla seconda progressione quando sono stati sottoposti a una terapia continuativa invece che a un trattamento di durata fissa. Lo rivela un’analisi dei dati combinati di tre studi di fase III, pubblicata di recente sul Journal of Clinical Oncology.

Il miglioramento della seconda PFS (PFS2) - definita come il tempo trascorso dalla randomizzazione fino alla seconda progressione o al decesso del paziente - indica che il beneficio riportato durante una prima remissione (PFS1) non viene annullato da una seconda remissione più breve, scrivono gli autori, coordinati da Antonio Palumbo, dell’Università degli Studi di Torino.

"Nonostante i recenti risultati incoraggianti, la maggior parte dei pazienti con mieloma multiplo finisce per andare incontro a una ricaduta" spiegano Palumbo e i colleghi nell’introduzione. "La terapia iniziale può influenzare il profilo di farmacoresistenza del tumore; vi è una certa preoccupazione che i pazienti in cui la malattia progredisce durante la terapia continuativa possano diventare resistenti ad almeno quella terapia. Nel mieloma multiplo, in modo simile a quanto accade in altri tumori, il verificarsi di una ricaduta resistente può ridurre la durata di remissioni successive, con un impatto negativo sull’OS” aggiungono gli autori.

Palumbo e i colleghi hanno quindi condotto un'analisi combinata di tre di fase 3 studi clinici per valutare i possibili benefici di una terapia continuativa basata su nuovi agenti rispetto alla terapia di durata fissa nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi. Gli agenti studiato in questi trial erano lenalidomide, talidomide e bortezomib.

Il ricercatori hanno limitato l’analisi primaria alla popolazione intent-to-treat idonea alla terapia continuativa, rappresentata dai pazienti vivi e non in progressione a un anno dalla randomizzazione.

Gli endpoint primari erano la PFS1, la PFS2 e l’OS e il follow-up è stato di 52 mesi.

La popolazione intent-to-treat era costituita da 417 pazienti assegnati alla terapia continuativa e 410 pazienti assegnati alla terapia di durata fissa. In questa popolazione, i pazienti assegnati al trattamento continuativo hanno ottenuto un prolungamento significativo della PFS1 mediana (32 mesi contro 16 mesi; HR 0,47; IC al 95% 0,4-0,56) e della PFS2 mediana (55 mesi contro 40 mesi; HR 0,61; IC al 95% 0,5-0,75). Anche l’OS a 4 anni è risultata superiore nel gruppo assegnato alla terapia continuativa (69% contro 60%; HR 0,69; IC al 95%, 0,54-0,88).

Nella discussione, gli autori riconoscono che il loro studio presenta alcuni limiti, tra cui l'inserimento di pazienti idonei ma anche non idonei al trapianto di cellule staminali e l’assenza di dati di citogenetica per circa il 30% dei pazienti.

"I nostri risultati indicano che la terapia continuativa fornisce un miglioramento clinicamente rilevante della PFS1 e della PFS2 mediane di circa 1 anno e un miglioramento dell’OS di circa il 10% nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi" scrivono Palumbo e i colleghi.

"Il miglioramento della PFS2 suggerisce che la maggior parte del beneficio osservato durante la prima remissione non è influenzato da una seconda remissione breve. ... La PFS2 è un endpoint fortemente candidato per stimare il beneficio clinico a lungo termine e dovrebbe essere incluso nei prossimi studi per valutare l'impatto della resistenza alla chemioterapia. Servono analisi future sui dati dei singoli pazienti su popolazioni più ampie per convalidare formalmente il ruolo della PFS1 e della PFS2 come endpoint surrogatoti dell’OS nel mieloma multiplo”.

A. Palumbo, et al. Continuous Therapy Versus Fixed Duration of Therapy in Patients With Newly Diagnosed Multiple Myeloma. J Clin Oncol. 2015;doi:10.1200/JCO.2014.60.2466.
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