Mieloma multiplo, efficace l'aggiunta di elotuzumab a lenalidomide e desametasone

In pazienti con mieloma multiplo recidivato, l'anticorpo monoclonale elotuzumab in combinazione con la terapia standard, rappresentata da lenalidomide e desametasone, ha dimostrato una sicurezza accettabile e un'efficacia che sembra essere migliore di quella osservata in precedenza con i soli lenalidomide e desametasone. Il dato arriva da uno studio randomizzato di fase Ib/II da poco pubblicato online su The Lancet Hematology.

In pazienti con mieloma multiplo recidivato, l’anticorpo monoclonale elotuzumab in combinazione con la terapia standard, rappresentata da lenalidomide e desametasone, ha dimostrato una sicurezza accettabile e un’efficacia che sembra essere migliore di quella osservata in precedenza con i soli lenalidomide e desametasone. Il dato arriva da uno studio randomizzato di fase Ib/II da poco pubblicato online su The Lancet Hematology.

Lo studio ha coinvolto 73 pazienti con mieloma multiplo recidivato che avevano già fatto da uno a tre trattamenti, ma non erano mai stati trattati con lenalidomide. I pazienti sono stati assegnati in rapporto 1:1 al trattamento con 10 mg/kg o 20 mg/kg per via endovenosa di elotuzumab più lenalidomide 25 mg per via orale e desametasone 40 mg per via orale.

Elotuzumab è stato somministrato nei giorni 1, 8, 15 e 22 durante i cicli 1 e 2 e nei giorni 1 e 15 durante i cicli successivi. I pazienti sono stati trattati con lenalidomide nei giorni da 1 a 21 di ciascun ciclo e desametasone una volta alla settimana. L’endpoint primario era la risposta obiettiva secondo i criteri dell’International Myeloma Working Group

Al momento del cutoff dei dati, i pazienti ancora in trattamento erano 13 (di cui 6 nel gruppo trattato con 10 mg/kg e 7 in quello trattato con 20 mg/kg). L'84% dei pazienti ha raggiunto una risposta obiettiva (il 92% nel gruppo trattato con 10 mg/kg e il 76% in quello trattato con 20 mg/kg), il 42% una risposta parziale molto buona (il 47% nel gruppo trattato con 10 mg/kg e il 38% in quello trattato con 20 mg/kg) e il 27% una risposta parziale (il 28% nel gruppo trattato con 10 mg/kg e il 27% in quello trattato con 20 mg/kg).

Per quanto riguarda la sicurezza, gli eventi avversi più comuni correlati al trattamento sono stati diarrea (66%), spasmi muscolari (62%) e affaticamento (56%). Gli eventi avversi più comuni di grado 3 o 4 hanno avuto un’incidenza complessiva del 78% e i più comuni sono stati linfopenia (21%) e neutropenia (19%). Durante lo studio ci sono stati tre decessi, ma nessuno correlato ai farmaci utilizzati nello studio.

Elotuzumab è un nuovo anticorpo monoclonale avente come target SLAMF7 (Signaling Lymphocyte Activation Molecule 7), una glicoproteina di superficie altamente espressa sia sulle cellule del mieloma sia sulle cellule NK, ma non nei tessuti normali o nelle cellule staminali ematopoietiche.

Si pensa che il farmaco agisca su doppio fronte: legandosi a SLAMF7 sia sulle cellule NK, attivandole direttamente, sia sulle cellule di mieloma, rendendole riconoscibili e suscettibili di essere distrutte da parte delle cellule NK attivate.

Sono attualmente in corso studi di fase III in cui si sta valutando la combinazione di elotuzumab con lenalidomide e desametasone in pazienti con mieloma multiplo.

Inoltre, al congresso ASCO dello scorso giugno sono stati presentati i dati dello studio di fase III ELOQUENT-2, nel quale elotuzuamb, aggiunto a lenalidomide e desamentasone, ha dimostrato di ridurre del 30% il rischio di decesso o di progressione della malattia in pazienti con mieloma multiplo recdivato o refrattario.

P.G. Richardson, et al. Elotuzumab in combination with lenalidomide and dexamethasone in patients with relapsed multiple myeloma: final phase 2 results from the randomised, open-label, phase 1b–2 dose-escalation study. Lancet Haematol. 2015; doi: 10.1016/S2352-3026(15)00197-0.
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