Nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi sintomatico, l’età e i valori di alcuni parametri di laboratorio possono essere predittivi di una risposta rapida alla terapia iniziale. Lo evidenzia un’analisi su 1304 pazienti presentata di recente a Chicago, in occasione del Meeting on Hematologic Malignancies dell’American Society of Hematology.

Nei partecipanti allo studio, visti tra il 2001 e il 2013, le caratteristiche associate a un aumento delle probabilità di raggiungere una risposta parziale molto buona o migliore (VGPR+) entro quattro cicli di trattamento sono risultati una differenza assoluta nelle catene leggere libere di oltre 175 mg/dl (odds ratio 2,38), un’età inferiore a 75 anni al momento della diagnosi (OR 2,18), una concentrazione di emoglobina inferiore a 10/12,5 (OR 1,68), e una secrezione di catene pesanti nel siero IgA vs IgG (OR 1,66).

Nei pazienti trattati con inibitori del proteasoma, la risposta migliore è risultata associata a una concentrazione di creatinina superiore a 1,5 mg/dl (OR, 3,83), una calcemia inferiore a 9 mg/dl (OR 3,37) e una differenza assoluta nelle catene leggere libere superiore a 175 mg/dl (OR 2,50).

Al contrario, caratteristiche citogenetiche ad alto rischio non sono risultate associate alla risposta al trattamento.

I risultati sono importanti, ha spiegato Moritz Binder, della Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, perché la risposta iniziale alla terapia nella malattia di nuova diagnosi può avere un effetto sui risultati a lungo termine; raggiungere almeno una VGPR al trattamento iniziale può migliorare sia la sopravvivenza globale sia la sopravvivenza libera da progressione.

Inoltre, ha aggiunto il ricercatore, i nuovi agenti e le strategie di trattamento adeguate ai rischi attualmente in uso hanno migliorato i tassi di risposta e la sopravvivenza globale, ma non è chiaro se i parametri di laboratorio di base potrebbero essere predittivi della probabilità di una risposta rapida e profonda alla terapia iniziale.

"La capacità di prevedere la probabilità di risposta alle terapie attuali può avere implicazioni per gli approcci terapeutici per il mieloma multiplo di nuova diagnosi” ha detto Binder.

Nello studio presentato al convegno, 288 pazienti hanno raggiunto una VGPR+ dopo 4 mesi e quei pazienti hanno mostrato una riduzione del rischio di mortalità successiva (HR 0,69). La riduzione del rischio si è mantenuta dopo aver aggiustato i dati in base al sesso, all’età, allo stadio dell’International Staging System, al coinvolgimento midollare delle plasmacellule, alla concentrazione di lattato deidrogenasi, al regime di trattamento iniziale e all’aver fatto o meno il trapianto di cellule staminali durante il corso della malattia (HR, 0.68).

I tre regimi a base di immunomodulatori utilizzati più comunemente nella coorte sono stati lenalidomide-desametasone, talidomide-desametasone e ciclofosfamide-lenalidomide-desametasone, mentre i tre regimi maggiormente usati a base di inibitori del proteasoma erano bortezomib-ciclofosfamide-desametasone, bortezomib-lenalidomide-desametasone e bortezomib-desametasone.