Mieloma Multiplo, in dieci anni sopravvivenza quadruplicata grazie alle nuove terapie. Campagne fondamentali per anticipare la diagnosi e aiutare i pazienti ad affrontare il percorso di cura

Intervista al Professor Mario Boccadoro
Direttore Divisione Universitaria di Ematologia, Cittą della Salute e della Scienza di Torino

I numeri del Mieloma Multiplo sono importanti: ci descrive lo scenario epidemiologico in Europa e nel nostro Paese? Come si arriva alla diagnosi?
Lo scenario epidemiologico in Europa e in Italia è molto simile, con un’incidenza variabile tra i 3-5 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno. Nel nostro Paese stimiamo circa 5.000-7.000 all’anno. In termini rigorosi, il Mieloma Multiplo è una malattia rara ma in pratica non lo è perché una cosa è l’incidenza di una malattia, altra cosa è il numero di pazienti che gli ematologi incontrano negli ambulatori, e siccome oggi per fortuna i pazienti vivono a lungo, i numeri complessivi sono piuttosto importanti. Quindi, malattia rara in termini di incidenza, ma in realtà molto frequente in ambito onco-ematologico per l’aumentata sopravvivenza.

In genere il Mieloma Multiplo viene diagnosticato a causa del dolore, che non passa con gli antidolorifici e per questo si arriva dal medico. Certamente, se fosse più diffuso il controllo delle proteine nel sangue, molte diagnosi di Mieloma Multiplo potrebbero essere anticipate rispetto a quanto avviene attualmente. Parliamo di un esame che costa pochissimo, il ‘quadro proteico elettroforesico’, ma che è molto utile per scoprire precocemente la malattia.

Qual è il profilo del paziente colpito da questo tipo di tumore? Il Mieloma Multiplo, pur essendo una patologia grave, è ancora poco conosciuto e spesso confuso dall’opinione pubblica con altri tumori. Quali sono le motivazioni di questa scarsa conoscenza della malattia e come si supera questa criticità?
La persona affetta da Mieloma Multiplo ha un profilo caratteristico: è anziana, l’età media alla diagnosi è 70 anni, e anche per questo in Italia come in Europa la diagnosi è più frequente che in altri Paesi. Nonostante i casi di Mieloma Multiplo siano in aumento, dato il prolungamento della vita media, questo tumore è ancora poco conosciuto.

Parlarne di più, anche grazie a campagne come Mieloma Ti Sfido, permette di accrescere la conoscenza di questa malattia e di favorire la diagnosi precoce: un inizio tempestivo delle terapie è molto importante per i pazienti perché permette di ridurre in modo significativo la sintomatologia tipica della neoplasia, il dolore alle ossa.

Promuovere conoscenza e informazione sul Mieloma Multiplo è un’azione molto utile anche per un altro motivo: negli ultimi anni si sono ottenuti importanti progressi nelle terapie, che i pazienti devono conoscere in quanto possono dare loro importanti motivazioni per affrontare un percorso di cura impegnativo.

In anni recenti la prospettiva di vita delle persone affette da Mieloma Multiplo è notevolmente migliorata grazie ai progressi della ricerca. Ci racconta come è cambiata la sopravvivenza dei pazienti?
La sopravvivenza dei pazienti con Mieloma Multiplo è cambiata in maniera incredibile: negli ultimi 15 anni siamo passati da 2,5 a 10 anni, in termini di sopravvivenza media dei pazienti che possono accedere a tutti i trattamenti, non considerando quindi le situazioni più complesse come quelle dei pazienti con più di 80 anni.

Ma insieme alla sopravvivenza è aumentata anche la qualità della vita, soprattutto grazie all’impiego di nuovi chemioterapici che vanno a colpire in modo estremamente preciso la plasmacellula malata e la uccidono senza danneggiare le cellule sane. Più aumenta la specificità della cura più diminuiscono gli effetti collaterali della terapia. Tanto per fare un esempio, questi pazienti non perdono più i capelli come accadeva prima.

In definitiva, per questi pazienti vedo un futuro sempre più lungo e con una qualità di vita sempre migliore. Numerosi nuovi farmaci sono in fase avanzata di sperimentazione mentre i farmaci già disponibili per le fasi avanzate della malattia vengono sempre più utilizzati anche per le fasi precoci. Sarebbe auspicabile poter utilizzare combinazioni di farmaci fin dalla prima linea per ottimizzarne l’efficacia ed i risultati nel lungo termine.