Mieloma multiplo, in prima linea carfilzomib non va oltre il pareggio con bortezomib

In uno studio di fase III condotto in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non eleggibili al trapianto di cellule staminali ematopoietiche, carfilzomib non è riuscito a dimostrare una superiorità rispetto a bortezomib in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS). I risultati top-line dello studio, sono stati resi noti da Amgen con un comunicato.

In uno studio di fase III condotto in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non eleggibili al trapianto di cellule staminali ematopoietiche, carfilzomib non è riuscito a dimostrare una superiorità rispetto a bortezomib in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS). I risultati top-line dello studio, sono stati resi noti da Amgen con un comunicato.

Nello studio, denominato CLARION, 955 pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi sono stati randomizzati al trattamento per 54 settimane con carfilzomib o bortezomib, entrambi in associazione con melfalan e prednisone. Mentre i dati per l'endpoint secondario di sopravvivenza globale non sono ancora maturi, non vi è stata alcuna differenza significativa tra i due gruppi di trattamento sull’endpoint primario, la PFS,  risultata di 22,3 mesi e 22,1 mesi, rispettivamente.. La società ha detto che i risultati dello studio saranno presentati in occasione di una futura conferenza medica (forse l’ASH?).

Sean E. Harper, vice presidente esecutivo di ricerca e sviluppo in Amgen, ha definito i risultati "deludenti", ma ha spiegato che "il trattamento del mieloma multiplo è radicalmente cambiato da quando è iniziato lo studio CLARION. Oggi negli Stati Uniti pochissimi pazienti di nuova diagnosi vengono trattati con regimi a base di melphalan."

Lo studio CLARION, non è il solo sponsorizzato da Amgen per cercare di ottenere l’indicazione di carfilzomib in prima linea. E’ in corso un altro studio, ENDURANCE (NCT01863550),  sponsorizzato dall’ECOG-ACRIN Cancer Research Group  e finanziato dall’NCI.  Il trial intende confrontare una terapia con lenalidomide e desametasone cui viene aggiunto carfilzomib oppure bortezomib. L’end point è la sopravvivenza globale. Tuttavia, i risultati di questo studio “event-driven” probabilmente non emergeranno che fra qualche anno, ha dichiarato Harper durante una conference call.

Carfilzomib è stato inizialmente autorizzato negli Stati Uniti per il trattamento del mieloma multiplo nei pazienti la cui malattia era progredita nonostante il trattamento con almeno due precedenti terapie. Il farmaco è stato poi approvato negli Stati Uniti, Unione Europea e Canada, in combinazione con lenalidomide e desametasone, per il trattamento di pazienti con mieloma multiplo recidivato che hanno ricevuto almeno un trattamento precedente.

I risultati dello studio CLARION, fa notare l’azienda, si aggiungono a quelli dello studio ENDEAVOR, che ha confrontato carfilzomib e bortezomib in pazienti con mieloma multiplo recidivante o refrattario. In questo studio di fase III, entrambi i farmaci sono stati somministrati con desametasone. Rispetto al CLARION, in questo studio era stata somministrata una dose di carfilzomib più elevata ma meno frequente. La maggior parte dei pazienti aveva ricevuto bortezomib per via sottocutanea (75%).

Nello studio ENDAVOUR, la PFS mediana con carfilzomib più desametasone è stata 18,7 contro 9,4 mesi con bortezomib più desametasone (HR, 0,53, 95% CI, 0,44-0,65; p <0,0001). Il tasso di risposta obiettiva è stato del 77% con carfilzomib contro il 29% con bortezomib. La percentuale di pazienti con neuropatia periferica di grado ≥2 era significativamente più alta con bortezomib (32% contro il 6%; p <0,0001).

Amgen ha ottenuto i diritti per Kyprolis (carfilzomib) nel 2013 grazie al suo accordo da $10 miliardi per l’acquisizione di Onyx Pharmaceuticals. Le vendite del farmaco nel primo semestre del 2016 hanno raggiunto $326 milioni.