La combinazione dell’inibitore del proteasoma carfilzomib e di lenalidomide più desametasone aumenta l’incidenza di negatività alla malattia minima residua con eventi avversi tollerabili in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi o indolente ad alto rischio, secondo i risultati di uno studio pilota recentemente pubblicato su Jama Oncology. Lo studio è stato condotto da Neha Korde e colleghi del National Cancer Institute.

Lo studio ha incluso 45 pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi e 12 pazienti con mieloma ad alto rischio arruolati tra il 2011 e il 2013. I pazienti sono stati assegnati a 8 cicli di terapia della durata di 28 giorni costituiti da 20/36 mg/m2 al giorno di carfilzomib somministrato nei giorni 1, 2, 8, 9 e 16, lenalidomide 25 mg dal giorno 1 al giorno 21 e desametasone 20/10 mg nei giorni 1, 2, 8, 9, 22, e 23. I pazienti che raggiungevano la stabilizzazione della malattia avevano la possibilità di estendere la terapia con desametasone.

I ricercatori hanno valutato la presenza di neuropatia di grado uguale o superiore a 3 e  la risposta parziale molto buona.

Nessun pazienti con malattia diagnosticata di recente presentava neuropatia di grado uguale o superiore a 3. Dei pazienti con mieloma multiplo indolente ad alto rischio, gli eventi avversi più frequenti erano la linfopenia e i disturbi gastrointestinali.

I ricercatori hanno valutato la negatività alla malattia minima residua, un endpoint associato a una migliore sopravvivenza. Gli esperti hanno osservato che il 100% dei pazienti con malattia di nuova diagnosi e il 92% dei pazienti con mieloma multiplo indolente ad alto rischio non presentava una malattia minima residua valutata con citometria a flusso multiparametrica. Utilizzando la tecnica di next generation sequencing, 14 di 21 pazienti con la malattia di nuova diagnosi e 9 di 12 pazienti con malattia indolente ad alto rischio non presentavano una malattia minima residua.

Nei pazienti con malattia di nuova diagnosi, la negatività per la malattia minima residua era associata a una PFS a 12 mesi del 100%, rispetto al 79% dei pazienti con malattia minima residua valutata mediante citometria a flusso multiparametrica e del 100% vs il 95% con il next generation sequencing.
“I dati dimostrano che con l’introduzione di un regime terapeutico combinato altamente efficace i criteri tradizionali per valutare la risposta diventano meno validi e non sufficienti a stabilire la profondità della risposta”, spiegano gli autori. “La valutazione della risposta attraverso la malattia minima residua e la negatività alla PET/CT dovrebbe essere introdotta in tutti i trial clinici e anche nella prtica clinica nella gestione di questi pazienti”, concludono gli esperti.
Neha Korde et al., Treatment With Carfilzomib-Lenalidomide-Dexamethasone With Lenalidomide Extension in Patients With Smoldering or Newly Diagnosed Multiple Myeloma JAMA Oncol. 2015; doi: 10.1001/jamaoncol.2015.2010
http://oncology.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2363017&resultClick=3