Oncologia ed Ematologia ASH 2021

Mieloma multiplo, isatuximab più tripletta RVd possibile nuovo standard in prima linea. #ASH21.

L'anticorpo monoclonale anti-CD38 isatuximab aggiunto alla tripletta lenalidomide-bortezomib-desametasone (RVd) nella terapia di induzione migliora in modo significativo la profondità della risposta in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi idonei al trapianto autologo di cellule staminali. Lo dimostrano i risultati dello studio di fase 3 GMMG-HD7, presentati all'ultimo meeting annuale dell'American Society of Hematology (ASH).

L’anticorpo monoclonale anti-CD38 isatuximab aggiunto alla tripletta lenalidomide-bortezomib-desametasone (RVd) nella terapia di induzione migliora in modo significativo la profondità della risposta in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi idonei al trapianto autologo di cellule staminali. Lo dimostrano i risultati dello studio di fase 3 GMMG-HD7, presentati all'ultimo meeting annuale dell’American Society of Hematology (ASH).

Stando ai dati riportati, infatti, il 50,1% dei pazienti che hanno ricevuto isatuximab in aggiunta all’induzione con la tripletta standard RVd ha raggiunto la negatività della malattia minima residua (MRD), il 14,5% in più rispetto a quelli trattati con la sola tripletta.

«Il tasso di MRD-negatività raggiunto con la combinazione di isatuximab più RVd è il più alto mai descritto dopo una terapia di induzione per il mieloma multiplo nell'ambito di uno studio randomizzato di fase 3», ha dichiarato in conferenza stampa il principal investigator dello studio, Hartmut Goldschmidt, dell’Università di Heidelberg e del National Center of Tumor Diseases di Heidelberg, nonché presidente del gruppo cooperativo German-Speaking Myeloma Multicenter Group (GMMG), che ha consotto lo studio.

«L'aggiunta di isatuximab alla terapia di induzione con RVd dovrebbe essere considerata un nuovo standard di cura nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi che sono idonei al trapianto» ha aggiunto il Professore.

Ottenere la massima efficacia possibile nella prima linea è fondamentale per garantire remissioni a lungo termine, ha rimarcato Goldschmidt. Quindi, i dati che si stanno accumulando sui benefici prodotti dall’introduzione dagli anticorpi monoclonali anti-CD38 nei regimi di trattamento attualmente disponibili per i pazienti con mieloma multiplo fanno pensare che queste nuove associazioni diventeranno nuovi standard di cura.

Lo studio GMMG-HD7
Lo studio GMMG-HD7 è uno studio multicentrico randomizzato del GMMG ed è il primo trial di fase 3 a valutare la combinazione isatuximab-RVd come terapia di induzione in pazienti adulti con mieloma multiplo di nuova diagnosi idonei al trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche.

In una popolazione intention-to-treat di 660 pazienti, 331 pazienti (età mediana 59 anni, range: 37-7; il 61,6% uomini) sono stati assegnati in modo casuale alla terapia di induzione con isatuximab più RVd per tre cicli di 6 settimane, mentre i restanti 329 pazienti (età mediana 60 anni, range: 26-70; il 62,6% uomini) alla sola tripletta RVd.

Le caratteristiche di base dei pazienti, quali età, performance status, funzionalità renale e citogenetica ad alto rischio risultavano ben bilanciate nei due bracci

L’endopoint primario dello studio era rappresentato dalla MRD-negatività misurata mediante citometria a flusso di nuova generazione a 18 settimane dopo il trattamento di induzione, mentre gli endpoint secondari dello studio includono il tasso di risposta completa e la sicurezza.

È attualmente in corso la seconda fase dello studio, nella quale, dopo il trapianto di staminali i pazienti sono sottoposti a una seconda randomizzazione per la terapia di mantenimento, che può essere rappresentata da isatuximab più RVd o la sola tripletta RVd.

MRD-negatività superiore e tassi di risposta completa incoraggianti con l’aggiunta di isatuximab
Lo studio ha centrato il suo obiettivo primario, in quanto l’MRD negatività è stata raggiunta in una percentuale significativamente più alta di pazienti nel braccio trattato con isatuximab più RVd rispetto al braccio di controllo: 50,1% contro 35,6% (OR 1,83; IC al 95% 1,34-2,51).

Inoltre, ha aggiunto lo sperimentatore,  il beneficio di MRD-negatività è stato osservato anche nei sottogruppi di pazienti clinicamente rilevanti.

Riguardo ai tassi di risposta completa, sebbene i dati non siano ancora disponibili, in quanto richiedono la conclusione della seconda fase dello studio con la terapia di mantenimento, i risultati preliminari mostrano un tasso significativamente più alto di risposte parziali molto buone o migliori tra i pazienti assegnati alla terapia con isatuximab più RVd (77,3% contro 60,5%; P < 0,001).

Profilo di sicurezza della tripletta non modificato da isatuximab
I risultati relativi al profilo di sicurezza e tollerabilità non hanno mostrato differenze significative fra i due regimi terapeutici. Infatti, l’incidenza degli eventi avversi gravi legati al trattamento è risultata simile nel braccio trattato con la combinazione con isatuximab e in quello assegnato alla sola tripletta (34,8% contro 36,3%).

Anche il numero di pazienti che ha dovuto interrompere la terapia a causa degli eventi avversi è risultato simile nei due bracci.

«L'aggiunta di isatuximab alla terapia di induzione non ha influenzato il profilo di sicurezza generale» ha detto Goldschmidt, precisando che la leucocitopenia e la neutropenia sono risultate più frequenti con la combinazione con isatuximab, ma ciò non si è tradotto in un aumento del tasso di infezioni durante la terapia di induzione.

Bibliografia
H. Goldschmidt, et al. Addition of isatuximab to lenalidomide, bortezomib and dexamethasone as induction therapy for newly-diagnosed, transplant-eligible multiple myeloma patients: the phase III GMMG-HD7 trial. Blood (2021) 138 (Supplement 1): 463. Link