Successo tutto italiano nella ricerca di nuove strategie terapeutiche per la cura del mieloma multiplo. Uno studio made in Italy, appena pubblicato online sul Journal of Clinical Oncology, ha evidenziato che l'aggiunta di talidomide al regime bortezomib-melfalan-prednisone (VMP), il tutto seguito da una terapia di mantenimento con la doppietta bortezomib-talidomide (VT) rallenta la progressione della malattia rispetto al regime VMP nei pazienti con mieloma multiplo non candidabili al trapianto di cellule staminali autologhe.

Attualmente, la combinazione bortezomib-melfalan-prednisone e quella melfalan-prednisone-talidomide sono considerate i nuovi standard di trattamento nei pazienti con mieloma multiplo al di sopra dei 65 anni ed è stato dimostrato di recente che un terapia di mantenimento dopo quella di induzione migliora la sopravvivenza libera da progressione.

Gli autori italiani - un team dell' Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Giovanni Battista di Torino, guidato da Mario Boccadoro - hanno voluto quindi valutare se l'aggiunta di un quarto agente alla terapia di induzione e il proseguimento di questa con una terapia di mantenimento fosse superiore al solo regime VMP nel controllare la malattia e allungare la sopravvivenza.

Per questo hanno arruolato 511 pazienti (con un età media di 71 anni) e li hanno randomizzati al trattamento di induzione con nove cicli di bortezomib, melfalan, prednisone e talidomide (VMPT) seguiti da una terapia continua di mantenimento con VT oppure a nove cicli di VMP con gli stessi dosaggi, senza nessuna terapia ulteriore. L'endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS).

Il trattamento è stato completato da 161 pazienti in ognuno dei due bracci. Durante l'induzione, la percentuale completa di risposta è stata del 38% nel gruppo trattato con VMPT seguito da VT contro 24% nel gruppo VMP (P < 0,001), mentre la percentuale di risposte parziali molto buone è stata del 59% nel primo gruppo e del 50% nel secondo (P = 0,03).

La PFS a 3 anni è stata del 56% nel braccio VMPT-VT contro il 41% nel braccio VMP, con un hazard ratio di 0,67 (P = 0,008). Inoltre, dopo 3 anni di follow-up, i pazienti non ancora passati alla terapia di seconda linea sono stati il 72% nel primo caso e il 60% nel secondo (HR 0,58; P = 0,007). Nessuna differenza significativa, invece, per quanto riguarda la sopravvivenza globale a 3 anni, risultata dell'89% con VMPT-VT e dell'87% con VMP (HR 0,92; P = 0.77).
Le percentuali di mortalità e di infezioni sono state simili nei due gruppi, ma le complicanze cardiache, gli eventi tromboembolici e la neutropenia di grado 3-4 sono stata leggermente più frequenti nel gruppo trattato con VMPT-VT.

In conclusione, secondo gli autori, lo studio dimostra che l'induzione con VMPT seguita da VT è superiore alla sola tripletta VMP, uno degli standard di cura di più recente introduzione e più efficaci per i pazienti anziani, in termini di percentuale di risposta e rallentamento della progressione.
Il farmaco è disponibile in Italia dal maggio del 2009 per il trattamento dei pazienti affetti da mieloma multiplo, avendo dimostrato, negli ultimi dieci anni, di poter ottenere buoni risultati nel trattamento di questa patologia onco-ematologica.

A. Palumbo, eet al. Bortezomib-Melphalan-Prednisone-Thalidomide Followed by Maintenance With Bortezomib-Thalidomide Compared With Bortezomib-Melphalan-Prednisone for Initial Treatment of Multiple Myeloma: A Randomized Controlled Trial. J Clin Oncol 2010. doi: 10.1200/JCO.2010.29.8216
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