Oncologia-Ematologia

Mieloma multiplo, lenalidomide-desametasone continuativo batte MPT nei pazienti di nuova diagnosi non trapiantabili

Il trattamento continuativo con lenalidomide pi¨ desametasone a basso dosaggio (Rd) ha ridotto in modo significativo il rischio di progressione rispetto a melfalan, prednisone e talidomide (MPT) in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, non candidabili al trapianto di cellule staminali. ╚ questo il risultato principale dello studio di fase III FIRST, da poco pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Il trattamento continuativo con lenalidomide più desametasone a basso dosaggio (Rd) ha ridotto in modo significativo il rischio di progressione rispetto a melfalan, prednisone e talidomide (MPT) in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, non candidabili al trapianto di cellule staminali. È questo il risultato principale dello studio di fase III FIRST, da poco pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Il trattamento continuativo con lenalidomide e desametasone ha mostrato di ridurre il rischio di progressione o decesso anche nei pazienti al di sopra dei 75 anni.

"Questo follow-up esteso e questa sottoanalisi dello studio FIRST decretano che il trattamento continuativo con Rd fino alla progressione della malattia può essere considerato un nuovo standard di cura per i pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non candidabili al trapianto di cellule staminali, indipendentemente dall'età" scrivono gli autori, guidati da Cyrille Hulin, dell’Università di Bordeaux, in Francia. "Con un adeguato monitoraggio e aggiustamento della dose, il trattamento continuativo con Rd è un'opzione terapeutica efficace e tollerabile anche per i pazienti più anziani" aggiungono i ricercatori.

Nell’introduzione del lavoro, il team spiega che ci sono poche informazioni disponibili sull’impiego di lenalidomide nei pazienti di età di età superiore a 75 anni con mieloma multiplo di nuova diagnosi. Lo studio FIRST è stato progettato per confrontare l'efficacia dei regimi contenenti lenalidomide con il trattamento standard MPT.

Il trial ha coinvolto 1623 pazienti con mieloma multiplo non ancora trattati, ma sintomatici. Di questi, 535 sono stati assegnati a lenalidomide più desametasone a basso dosaggio fino alla progressione della malattia, 541 allo stesso regime per 72 settimane (Rd18) e 547 al regime MPT. L'endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS).

I partecipanti sono stati stratificati per età (≤ 75 o > 75 anni) e stadio della malattia (stadio I/II contro III dell’International Staging System), e il 35% aveva più di 75 anni.

I pazienti assegnati al trattamento continuativo con Rd hanno mostrato una PFS significativamente più lunga rispetto ai pazienti assegnati al regime MPT, con una riduzione del 31% del rischio di progressione o decesso (HR 0,69; IC al 95% 0,59-0,80; P < 0,001). Tra i pazienti di non più di 75 anni la riduzione del rischio è stata del 36% (P < 0,001), mentre nei pazienti sopra i 75 anni del 20% (P = 0,084). Inoltre, i risultati ottenuti con regime Rd18 sono stati simili a quelli ottenuti con il regime MPT.

Hulin e i colleghi osservano nella discussione che il trattamento continuativo con Rd ha prolungato la PFS rispetto al regime MPT sia nei pazienti con non più di 75 anni sia in quelli più anziani. "Tuttavia, nei pazienti di età superiore ai 75 anni questo beneficio non si è rispecchiato nelle mediane, che sono risultate simili nei bracci di trattamento, anche se il rischio di progressione o decesso con il regime Rd continuativo ha mostrato una riduzione del 22% rispetto al regime Rd18 e del 20% rispetto al regime MPT, e la PFS a 4 anni con il regime Rd continuativo è risultata più del doppio rispetto a quella osservata con i regimi Rd18 e MPT" riferiscono gli autori.

Il regime Rd continuativo ha mostrato anche di migliorare in modo significativo la sopravvivenza globale (OS), con un aumento di 10 mesi rispetto al regime MPT (58,9 mesi contro 48,5; HR 0,75; IC al 95% 0,62-0,90). Tale miglioramento è stato ancora maggiore tra i pazienti con più di 75 anni, con un aumento di 14 mesi rispetto a MPT (52,3 contro 37,8 mesi; HR, 0,72; IC al 95% 0,54-0,96).

Inoltre, scrivono i ricercatori, in linea con i risultati relativi alla PFS, il trattamento continuativo con Rd ha migliorato la durata della risposta e il tempo per arrivare alla terapia di seconda linea sia nei pazienti più anziani sia in quelli più giovani.

Quanto alla percentuale di risposta complessiva, riferiscono gli autori, quella osservata nel gruppo trattato con Rd18 è risultata paragonabile a quella ottenuta con il regime Rd continuativo e più alta di quella osservata con il regime MPT, “ma la PFS registrata con il regime  Rd18 è risultata simile a quella osservata con il regime MPT, a suggerire che i vantaggi principali del regime Rd continuativo sono derivati dalla durata prolungata della terapia di prima linea".

Sul fronte degli eventi avversi, Indipendentemente dall'età, i pazienti hanno manifestato eventi avversi di grado 3 o 4 con percentuali simili. Tuttavia, quelli più anziani hanno avuto bisogno più frequentemente di riduzioni della dose di lenalidomide.

C. Hulin, et al. Updated Outcomes and Impact of Age With Lenalidomide and Low-Dose Dexamethasone or Melphalan, Prednisone, and Thalidomide in the Randomized, Phase III FIRST Trial. J Clin Oncol. 2016; doi: 10.1200/JCO.2016.66.7295.
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