Mieloma multiplo, malattia minima residua negative dopo il trattamento predittiva di sopravivenza più lunga

Oncologia-Ematologia

Nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, avere una malattia minima residua (MRD) negativa dopo il trattamento si associa a una sopravvivenza prolungata. A confermare un dato già suggerito da diversi studi è ora una metanalisi dei dati rilevanti, da poco pubblicata su JAMA Oncology.

Nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, avere una malattia minima residua (MRD) negativa dopo il trattamento si associa a una sopravvivenza prolungata. A confermare un dato già suggerito da diversi studi è ora una metanalisi dei dati rilevanti, da poco pubblicata su JAMA Oncology.

Perciò, concludono Nikhil C. Munshi, della Harvard University di Boston, e i suoi colleghi, la valutazione della MRD dovrebbe essere inclusa come endpoint negli studi clinici sul mieloma multiplo.

"Quest’ampia metanalisi conferma che lo stato della MRD ha valore prognostico ed è un marker surrogato valido sia per la sopravvivenza libera da progressione sia per la sopravvivenza globale nei pazienti con mieloma multiplo, compresi quelli che hanno raggiunto una risposta completa" scrivono i ricercatori, osservando che tutti gli studi hanno confermato l'impatto dello stato della MRD sull'outcome, indice del fatto che il valore predittivo dello stato della MRD è indipendente dal tipo di trattamento utilizzato.

Nell’introduzione, Munshi e i colleghi spiegano che dei tanti studi in cui si è valutato il valore prognostico della MRD nei pazienti con mieloma multiplo, la maggior parte era di piccole dimensioni ed eterogeneo in termini di popolazione di pazienti, trattamento e metodo di valutazione della MRD. Da qui la necessità di valutare meglio con una metanalisi l’utilità della rilevazione della MRD in questi pazienti.

Per questa metanalisi, i ricercatori hanno selezionato 14 studi, dai quali hanno ricavato i dati di 1273 pazienti in cui si era analizzato l'impatto dello stato della MRD sulla sopravvivenza libera da progressione (PFS); di questi, 660 erano MRD-negativi e 613 MRD-positivi. Dei 1100 pazienti provenienti da 12 studi nei quali si era esaminato l'impatto della MRD sull’OS, 599 erano MRD-negativi e 501 MRD-positivi. Avere una MRD negativa è risultato associato a una PFS e un’OS migliori rispetto all’avere una MRD positiva (HR rispettivamente,0,41 e 0,57,).

La PFS mediana è risultata di 54 mesi per i pazienti MRD-negativi e 26 mesi per i pazienti MRD-positivi; mentre l’OS mediana è risultata rispettivamente di 98 e 82 mesi.

Inoltre, per valutare l'impatto dello stato della MRD sulla PFS e sull’OS nei pazienti che avevano raggiunto una risposta completa convenzionale, i ricercatori hanno analizzato i dati di cinque studi in cui si era valutata la PFS in 396 pazienti MRD-negativi e 178 MRD-positivi, e sei studi in cui si è valutata l’OS in 430 pazienti MRD-negativi e 186 MRD-positivi. Nei pazienti che avevano raggiunto una risposta completa, avere una MRD positiva è risultato un fattore predittivo di PFS e OS più brevi (rispettivamente HR 0,44 e HR 0,47).

"La PFS mediana è risultata di 56 mesi nei pazienti MRD-negativi e 34 mesi nei pazienti MRD-positivi, mentre l’OS mediana è risultata rispettivamente di 112 e 82 mesi. Inoltre l’OS è risultata superiore nei pazienti MRD negativi rispetto ai pazienti MRD-positivi sia a 3 anni (94% contro 80%) sia a 5 anni (80% contro 61%) sia a 7 anni (67% contro 47%).

Anche se nessuno degli studi inclusi nell'analisi aveva confrontato l'effetto di due approcci terapeutici diversi sullo stato dell’MRD, cinque hanno valutato lo stato della MRD prima e dopo il trapianto autologo di cellule staminali, e tutti hanno indicato che il trattamento ha aumentato la percentuale di pazienti MRD-negativi.

Sulla base di alcuni di questi studi, anche la terapia di mantenimento sembra avere un effetto benefico sullo stato della MRD. In uno di essi, la negatività della MRD è stata mantenuta nel 96% dei pazienti trattati con il mantenimento con talidomide contro il 69% dei pazienti MRD-negativi non sottoposti ad alcuna terapia di mantenimento.

Nella discussione, i ricercatori scrivono che lo stato della MRD è già considerato un importante fattore prognostico nei pazienti con mieloma multiplo e che la sua valutazione potrebbe essere usata per monitorare la risposta alla terapia e orientare le successive decisioni riguardanti il trattamento.

A questo proposito, Munshi e i colleghi osservano che il recente sviluppo della citometria a flusso multiparametrica e del next-generation sequencing ha permesso per la valutazione della MRD in studi di ampie dimensioni.

I risultati forniscono evidenze quantitative a sostegno della base concettuale per integrare la valutazione della MRD dopo il trattamento iniziale in studi clinici come endpoint surrogato per la PFS e/o l’OS e nella pratica clinica per aiutare a definire la prognosi e indirizzare la scelta del trattamento. Tuttavia, avvertono gli autori, l'integrazione del test della MRD nella pratica standard richiede l'ottimizzazione e la standardizzazione della valutazione della MRD e la standardizzazione dei suoi tempi.

Nikhil C. Munshi, et al. Association of Minimal Residual Disease With Superior Survival Outcomes in Patients With Multiple Myeloma. A Meta-analysis. JAMA Oncol. 2016; doi: 10.1001/jamaoncol.2016.3160.
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