I pazienti con mieloma multiplo sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali, seguito dalla terapia di mantenimento con bortezomib e talidomide, mostrano una maggiore sopravvivenza senza progressione della malattia (PFS), rispetto ai soggetti trattati con interferone alfa2b e talidomide dopo il trapianto. Lo dimostra uno studio presentato al Congresso dell’American Society of Hematology di Atlanta.

Il trial ha arruolato 266 pazienti con mieloma multiplo, randomizzati a ricevere una terapia di mantenimento di tre anni costituita da interferone alfa2a e 100 mg/die di talidomide o 100 mg/die di talidomide più 1,3 mg/m2 di bortezomib somministrati nei giorni 1, 4, 8 e 11 ogni tre mesi dopo il trapianti autologo di cellule staminali.

Il tasso di risposta completa iniziale per la terapia di induzione era del 51% per l’intera coorte analizzata.

Dopo un follow-up medio di 34,9 mesi il tasso di risposta completa era aumentato in entrambi i gruppi analizzati, ma l’aumento era superiore nel gruppo assegnato a talidomide più bortezomib, con un miglioramento del 19% rispetto al 15% della sola talidomide e del 17% dell’interferone.

L’aumento del tasso di risposta era associato ad outcome migliori. Ad esempio, la PFS era superiore nel gruppo assegnato a talidomide/bortezomib, rispetto ai controlli (P=0,0009). La sopravvivenza generale era simile per tutti i gruppi analizzati (P=0,47).

In un’analisi per sottogruppi la PFS era simile per tutti i regimi terapeutici analizzati nei pazienti ad altro rischio, ma è stato osservato un trend in favore della terapia contenente bortezomib per i pazienti a basso rischio (P=0,002). Inoltre, la sopravvivenza generale era superiore nei pazienti a basso rischio citogenetico e in quelli trattati con bortezomib (P=0,03 e P=0,05, rispettivamente).

Per quanto riguarda gli eventi avversi, trombocitopenia e neuropatia periferica sono stati osservati più frequentemente con bortezomib più talidomide e neutropenia con l’interferone. L’interruzione dello studio per effetti di tossicità era più frequente con la sola talidomide, rispetto a talidomide/bortezomib (30,3% vs 15,6%) o interferone (18,3%). L’interruzione dello studio per la progressione della malattia era simile in tutti i gruppi analizzati.

Bortezomib è stato il primo farmaco appartenente alla classe degli inibitori del proteasoma. Il medicinale interrompe in modo reversibile la normale funzione del proteasoma cellulare determinando così l’interruzione della crescita delle cellule tumorali del mieloma multiplo e causandone la morte.

In Europa il farmaco è stato autorizzato sia per il trattamento del mieloma multiplo in combinazione con melphalan e prednisone nei pazienti naive affetti da mieloma multiplo che non possono essere sottoposti ad elevati dosaggi di chemioterapici e al trapianto di midollo, sia in monoterapia per il trattamento del mieloma multiplo in fase avanzata nei pazienti che hanno ricevuto almeno una precedente terapia e che sono già stati sottoposti a un trapianto di midollo o che non possiedono i requisiti per un trapianto.
Bortezomib è co-prodotto da Millennium Pharmaceuticals e Janssen, società farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson. Millennium si occupa della commercializzazione del farmaco negli Stati Uniti, mentre Janssen copre il mercato europeo e il resto del mondo, ad esclusione del Giappone, dove quest’ultima collabora con Takeda Pharmaceutical Company Limited.

A gennaio 2012 l’uso sottocutaneo di bortezomib è stato approvato negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration (FDA) per il trattamento del mieloma multiplo e del linfoma a cellule del mantello recidivante. Nel marzo 2012 è stato poi approvato dalla Health Canada per il trattamento del mieloma multiplo.

Maintenance Therapy After Stem-Cell Transplantation for Multiple Myeloma With Bortezomib/Thalidomide vs Thalidomide vs Alfa2b-Interferon: Final Results of a Phase III Pethema/GEM Randomized Trial. Abstract 334