Mieloma multiplo, mantenimento con bortezomib non migliora la profonditÓ della risposta una volta raggiunto un plateau dopo l'induzione

Una terapia di mantenimento con bortezomib due volte alla settimana non pare migliorare la profonditÓ della risposta nÚ prolungare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con mieloma multiplo non idonei al trapianto e che hanno raggiunto la fase di plateau dopo una terapia di induzione a base di bortezomib. Questo, almeno, Ŕ quanto accaduto in uno studio di fase II pubblicato di recente sull'International Journal of Hematology.

Una terapia di mantenimento con bortezomib due volte alla settimana non pare migliorare la profondità della risposta né prolungare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con mieloma multiplo non idonei al trapianto e che hanno raggiunto la fase di plateau dopo una terapia di induzione a base di bortezomib. Questo, almeno, è quanto accaduto in uno studio di fase II pubblicato di recente sull'International Journal of Hematology.

"Questi risultati suggeriscono che un 'approccio di induzione orientato al plateau' è inadeguato nell'era di bortezomib" scrivono gli autori, coordinati da Atsushi Isoda, del National Hospital Organization Shibukawa Medical Center. "Sono anche giustificate ulteriori indagini per mantenere un'efficacia duratura ed evitare qualsiasi tossicità correlata al trattamento nei pazienti anziani affetti da mieloma multiplo con malattia stabile o responsiva dopo la terapia di induzione con bortezomib" aggiunge il team di ricercatori.

Nonostante il successo della terapia di prima linea, molti dei pazienti con mieloma multiplo finiscono per ricadere e per questo si continua a cercare di trovare un modo per prolungare la fase di remissione utilizzando una terapia di mantenimento.

Nello studio dei ricercatori giapponesi, che fanno capo allo Kanshinetsu Multiple Myeloma Study Group, si è valutato un gruppo di pazienti sottoposti a una terapia di mantenimento bisettimanale con bortezomib 1,3 mg/m2 per un massimo di un anno. I partecipanti non erano idonei al trapianto di cellule staminali e si erano stabilizzati dopo la terapia di induzione a base di bortezomib.

Dopo la terapia di induzione, il 61% dei 36 pazienti valutabili ha risposto al trattamento e il 6% ha ottenuto una risposta completa stringente, il 6% una risposta completa, il 17% una risposta parziale molto buona e il 33% una risposta parziale. Venti pazienti hanno raggiunto la fase di plateau e hanno iniziato la terapia di mantenimento con bortezomib.

Tra questi pazienti, la PFS mediana dall'induzione è risultata di 13,8 mesi e quella dalla terapia di mantenimento di 10,7 mesi. I ricercatori giapponesi riferiscono non c'è stato alcun miglioramento della profondità della risposta durante il mantenimento con bortezomib.

Rispetto a due studi precedenti sulla terapia di mantenimento, scrivono Isoda e i colleghi, "i nostri attuali risultati sembrano sfavorevoli per quanto riguarda la PFS mediana dall'inizio della terapia di induzione (13,8 mesi) e della terapia di mantenimento (10,7 mesi)".

La discrepanza, ipotizzano, potrebbe essere legata al fatto che la terapia di mantenimento è stata fatta per un massimo di un anno anziché fino alla progressione della malattia. Tuttavia, aggiungono, è improbabile che il motivo della disparità sia questo, in quanto la metà dei pazienti ha avuto una recidiva durante l’anno di mantenimento con bortezomib.
"Un'altra possibilità è che nel nostro studio per la terapia di induzione si sia utilizzata un’intensità di dose di bortezomib inferiore rispetto a questi due studi precedenti" proseguono i ricercatori. "Nel nostro studio c’era una percentuale più alta di pazienti fragili (il 34% con un performance status ECOG pari a 3), il che poteva tradursi in una riduzione della dose di bortezomib a discrezione del medico curante durante la terapia di induzione".

Durante la fase di mantenimento si sono manifestati effetti avversi correlati al trattamento in circa un terzo dei pazienti, ma nessuno ha presentato neuropatia periferica di grado 2 o peggiore.
“In conclusione, sebbene una terapia di mantenimento con bortezomib per un massimo di un anno si sia dimostrata fattibile, una terapia di induzione con bortezomib orientata al raggiungimento del plateau seguita dal mantenimento con bortezomib non si è dimostrata adeguata in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non candidabili al trapianto” scrivono Isoda e i colleghi.
"Per determinare il dosaggio ottimale o la durata della terapia di mantenimento con bortezomib dopo la terapia di induzione con bortezomib, bisognerebbe effettuare uno studio randomizzato su diversi regimi contenenti bortezomib" aggiungono i ricercatori giapponesi.

Isoda, et al Bortezomib maintenance therapy in transplant-ineligible myeloma patients who plateaued after bortezomib-based induction therapy: a multicenter phase II clinical trial. Int J Hematol. 2018; doi: 10.1007/s12185-018-2448-9.
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