Oncologia ed Ematologia

Mieloma multiplo, mantenimento con lenalidomide superiore a bortezomib nei pazienti con anomalie del cromosoma 1q

In alcuni pazienti con mieloma multiplo ad alto rischio, il mantenimento con lenalidomide dopo il trapianto autologo di cellule staminali sembra essere superiore al mantenimento a base di bortezomib (da solo o in combinazione con lenalidomide). A suggerirlo sono i risultati di uno studio presentato di recente ai Transplantation & Cellular Therapy Meetings, a Salt Lake City.

In alcuni pazienti con mieloma multiplo ad alto rischio, il mantenimento con lenalidomide dopo il trapianto autologo di cellule staminali sembra essere superiore al mantenimento a base di bortezomib (da solo o in combinazione con lenalidomide). A suggerirlo sono i risultati di uno studio presentato di recente ai Transplantation & Cellular Therapy Meetings, a Salt Lake City.

Nell’insieme dei pazienti con mieloma multiplo ad alto rischio analizzati nello studio non si sono osservate differenze significative nella sopravvivenza libera da progressione (PFS) o nella sopravvivenza globale (OS) tra i pazienti che hanno effettuato il mantenimento con l’immunomodulatore lenalidomide e quelli che hanno effettuato il mantenimento a base dell’inibitore del proteasoma bortezomib.

Tuttavia, nel sottogruppo di pazienti che presentavano una qualsiasi anomalia del cromosoma 1q, il mantenimento con lenalidomide è risultato associato a PFS e OS superiori.

Lo studio
Lo studio, di tipo retrospettivo, ha analizzato 503 pazienti con mieloma multiplo ad alto rischio inclusi nel registro CIBMTR, sottoposti al trapianto autologo di cellule staminali entro 12 mesi dalla diagnosi fra il gennaio 3013 e il dicembre 2018, dopo avere effettuato un’induzione con una tripletta di farmaci.

Complessivamente, 357 pazienti hanno effettuato il mantenimento con lenalidomide e 146 il mantenimento a base di bortezomib, da solo (in 85 pazienti) oppure in combinazione con lenalidomide (in 58 pazienti) o un'altra terapia (in due pazienti).

L’alto rischio di progressione è stato definito come la presenza della delezione 17p della traslocazione (t) (14;16), della t(4;14), della t(14;20) o di una qualsiasi anomalia del cromosoma 1q.

Le caratteristiche dei pazienti
L'età mediana alla diagnosi era di 61 anni in entrambi i gruppi di trattamento (range complessivo: 34-79 anni). Gli uomini costituivano il 55% del gruppo che aveva effettuato il mantenimento con la sola lenalidomide e il 45% in quello sottoposto al mantenimento a base di bortezomib. Anomalie del cromosoma 1q erano presenti rispettivamente nel 60% e 50% dei pazienti.

I regimi di induzione più comunemente impiegati sono risultati la tripletta bortezomib più lenalidomide e desametasone (82% nel gruppo che ha effettuato il mantenimento con lenalidomide e 67% in quello che ha effettuato il mantenimento a base di bortezomib) e la tripletta bortezomib più ciclofosfamide e desametasone (rispettivamente, 17% e 29%). Prima del trapianto, la maggior parte dei pazienti in ciascun gruppo (60% e 59%) aveva ottenuto una risposta parziale (VGPR) molto buona o migliore con la terapia di induzione.

Mantenimento con lenalidomide superiore nei pazienti con anomalie del cromosoma 1q
La migliore risposta dopo il trapianto è risultata simile nei gruppi. Infatti, il tasso di VGPR è risultato del 30% nel gruppo in cui il mantenimento è stato effettuato con lenalidomide e del 28% nel gruppo sottoposto al mantenimento a base di bortezomib, mentre il tasso di risposta completa o risposta completa stringente è risultato rispettivamente del 55% e 53%.

L' analisi multivariata non ha evidenziato alcuna differenza significativa fra i due gruppi per quanto riguarda sia la PFS (HR 1,28; IC al 95% 0,76-2,16; P = 0,355) sia l’OS (HR 2,08; IC al 95% 0,82 -5.27; P = 0,123) nella coorte complessiva.
Tuttavia, nel sottogruppo di pazienti con anomalie del cromosoma 1q, quelli sottoposti al mantenimento a base di bortezomib hanno mostrato una PFS significativamente peggiore (HR 1,93; IC al 95% 1,20-3,13; P = 0,007), come pure un’OS significativamente peggiore (HR 3,21; IC al 95% 1,34-7,70 ; P = 0,0092) rispetto ai pazienti in cui il mantenimento è stato effettuato con lenalidomide.

In conclusione
«Anche se il mantenimento con bortezomib viene utilizzato comunemente nei pazienti con mieloma multiplo, non abbiamo osservato alcun beneficio in quelli con mieloma ad altro rischio e abbiamo evidenziato outcome peggiori (rispetto al mantenimento con lenalidomide, ndr) nel sottogruppo con anomalie del cromosoma 1q» scrivono gli autori nel loro abstract, concludendo, quindi, che le strategie di mantenimento basate su bortezomib sono inadeguate per i pazienti con mieloma multiplo ad alto rischio.

Bibliografia
N. Bumma, et al. Impact of bortezomib-based vs. lenalidomide maintenance therapy on outcomes of patients with high-risk multiple myeloma. Tandem Meetings 2022; abstract 13. Link