Mieloma multiplo, melfalan più trapianto autologo staminali meglio di chemio più lenalidomide

Oncologia-Ematologia

In uno studio multicentrico internazionale pubblicato da poco su The Lancet Oncology, su pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, il trattamento standard con melfalan ad alto dosaggio più il trapianto autologo di cellule staminali si è associato a una sopravvivenza libera da progressione (PFS) e una sopravvivenza globale (OS) superiori rispetto al trattamento con la chemioterapia (ciclofosfamide e desametasone) più lenalidomide.

In uno studio multicentrico internazionale pubblicato da poco su The Lancet Oncology, su pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, il trattamento standard con melfalan ad alto dosaggio più il trapianto autologo di cellule staminali si è associato a una sopravvivenza libera da progressione (PFS) e una sopravvivenza globale (OS) superiori rispetto al trattamento con la chemioterapia (ciclofosfamide e desametasone) più lenalidomide.

Inoltre, una terapia di mantenimento con lenalidomide più prednisone non ha migliorato la sopravvivenza rispetto al trattamento con la sola lenalidomide.

"I nostri risultati confermano che il consolidamento con melfalan ad alte dosi più il trapianto autologo di cellule staminali resta l'opzione terapeutica di scelta per i pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi candidabili al trapianto" scrivono gli autori, coordinati da Francesca Gay, dell'Università degli Studi di Torino. "Questo regime migliora la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale, al prezzo di un aumento degli eventi avversi, che tuttavia è gestibile".

Allo studio, randomizzato e in aperto, hanno preso parte 59 centri presso i quali sono stati arruolati 389 pazienti con mieloma di nuova diagnosi idonei al trapianto. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una terapia di induzione con quattro cicli di 28 giorni di lenalidomide e desametasone e a una chemioterapia successiva con ciclofosfamide seguita dal trattamento con il fattore stimolante le colonie di granulociti (GCSF). I pazienti sono stati quindi assegnati in rapporto 1:1 al consolidamento con la chemioterapia più lenalidomide (6 cicli di ciclofosfamide 300 mg/m2 nei giorni 1, 8 e 15 più desametasone 40 mg nei giorni 1, 8, 15 e 22 e lenalidomide 25 mg nei giorni da 1 a 21) oppure due cicli di melfalan ad alte dosi (200 mg/m2) e il trapianto di staminali.

I pazienti idonei sono stati poi assegnati alla terapia di mantenimento con lenalidomide più prednisone (117 pazienti) o alla terapia di mantenimento con lenalidomide (106). L'endpoint primario dello studio era la PFS.

Dopo un follow-up mediano di 52 mesi, il consolidamento con la chemioterapia più lenalidomide ha determinato una PFS significativamente più breve rispetto a quella registrata con melfalan ad alte dosi più il trapianto (28,6 mesi contro 43,3; P < 0,0001).

Inoltre, non si è osservata nessuna differenza significativa nella progressione nei due gruppi sottoposti alle due diverse terapie di mantenimento, con una PFS mediana di 37,5 mesi per i pazienti assegnati a lenalidomide più prednisone contro 28,5 mesi per quelli assegnati alla sola lenalidomide.

Le analisi della PFS e dell’OS nei diversi sottogruppi hanno confermato l'inferiorità della chemioterapia più lenalidomide rispetto al trattamento standard nella maggior parte dei sottogruppi analizzati.

Tuttavia, un'analisi post-hoc ha dimostrato che i pazienti con anomalie cromosomiche associate a un rischio standard assegnati alla chemioterapia più lenalidomide hanno avuto una PFS e un’OS superiori rispetto a quelli con anomalie cromosomiche associate a un alto rischio. Questa differenza è risultata meno evidente nei pazienti assegnati al trattamento con melfalan e il trapianto.

"Purtroppo, il basso numero di pazienti in ogni sottogruppo e il numero di pazienti in cui non si è potuto valutare il rischio citogenetico limitano il valore di quest’analisi" scrivono i ricercatori.

Gli eventi avversi di grado 3 o 4 sono stati meno frequenti nei pazienti assegnati alla chemioterapia più lenalidomide, mentre durante la fase di mantenimento non è stata rilevata alcuna differenza significativa nell’incidenza degli eventi avversi tra i gruppi di trattamento.

"Nonostante l'aumento degli eventi avversi ematologici e non ematologici osservato nei pazienti trattati con melfalan ad alte dosi e il trapianto di staminali, gli effetti tossici sono risultati gestibili e non hanno aumentato l'incidenza dei decessi prematuri e delle interruzioni del trattamento" concludono i ricercatori.

F. Gay, et al. Chemotherapy plus lenalidomide versus autologous transplantation, followed by lenalidomide plus prednisone versus lenalidomide maintenance, in patients with multiple myeloma: a randomised, multicentre, phase 3 trial. Lancet Oncol 2015;16(16)1617-29; http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(15)00389-7
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