Mieloma multiplo recidivante/refrattario, Fda approva isatuximab

Oncologia-Ematologia

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato isatuximab in combinazione con pomalidomide e desametasone per il trattamento dei pazienti adulti affetti da mieloma multiplo che hanno ricevuto due o più terapie precedenti tra cui lenalidomide e un inibitore del proteasoma. Sviluppato da Sanofi sarà messo in commercio con il marchio Sarclisa.

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato isatuximab in combinazione con pomalidomide e desametasone per il trattamento dei pazienti adulti affetti da mieloma multiplo che hanno ricevuto due o più terapie precedenti tra cui lenalidomide e un inibitore del proteasoma. Sviluppato da Sanofi sarà messo in commercio con il marchio Sarclisa.

Isatuximab è un anticorpo monoclonale anti-CD38 somministrato per via endovenosa diretto contro la proteina CD38, una molecola di superficie cellulare che risale ad oltre 900 milioni di anni fa nella storia evolutiva della vita. L’espressione ad altissima densità di CD38 si osserva in cellule di mieloma multiplo e di selezionate leucemie.

"Isatuximab rappresenta una nuova opzione terapeutica diretta al CD38 che si aggiunge all'elenco dei trattamenti approvati dalla FDA per i pazienti affetti da mieloma multiplo con una malattia progressiva dopo le terapie precedenti", ha detto Richard Pazdur, direttore del Centro di Eccellenza Oncologica della Fda e direttore dell'Ufficio Malattie Oncologiche del Centro per la Valutazione e la Ricerca sui Farmaci della Fda. "Nella sperimentazione clinica sul farmaco, è stata osservata una riduzione del 40% del rischio di progressione della malattia o di decesso ", ha aggiunto l’esperto.

La nuova approvazione si basa sui risultati dello studio ICARIA-MM, un trial randomizzato di fase III in aperto, condotto su 307 pazienti.

Nello studio, con un follow-up mediano di 11,6 mesi, la sopravvivenza media libera da progressione era di 11,5 mesi nel gruppo isatuximab-pomalidomidomide-desametasone contro 6,5 mesi nel gruppo pomalidomidomide-desametasone ( hazard ratio, 0,60; P = 0,001). Il tasso di risposta generale era del 60,4% per il gruppo trattato con tre farmaci rispetto al 35,3% per il gruppo trattato con due farmaci.

Gli effetti collaterali più comuni con isatuximab erano neutropenia, reazioni correlate all'infusione, polmonite, infezione delle vie respiratorie superiori, diarrea, anemia, linfopenia e trombocitopenia.

Un paziente (< 1%) è deceduto a causa di eventi avversi associati al trattamento nel gruppo isatuximab-pomalidomidomide-desametasone (sepsi) rispetto a due pazienti (1%) nel gruppo pomalidomidomide-desametasone (polmonite e infezione delle vie urinarie).

Il farmaco può essere associato a gravi effetti collaterali, tra cui reazioni associate all'infusione per via endovenosa. Nel caso di una reazione di grado 3 o superiore, il farmaco dovrebbe essere sospeso definitivamente e gli operatori sanitari dovrebbero istituire un'adeguata gestione medica della reazione.
L’Fda fa notare che sono state osservate incidenze più elevate di tumori maligni primari e secondari in uno studio clinico controllato condotto su pazienti affetti da mieloma multiplo che avevano ricevuto il farmaco.

L’agenzia americana ha anche evidenziato che isatuximab può interferire con alcuni test di laboratorio e quindi le banche del sangue dovrebbero essere informate che i pazienti stanno ricevendo il medicinale. Isatuximab può interferire, ad esempio, con lo screening degli anticorpi per i pazienti che necessitano di una trasfusione di sangue. Il farmaco può anche interferire con i saggi utilizzati per il monitoraggio della proteina M, che può influire sulla determinazione della risposta completa.

Possibili diversità con daratumumab
Analogamente al daratumumab di Janssen, isatuximab ha come bersaglio la glicoproteina CD38 che si trova sulle cellule di mieloma multiplo. Sanofi pensa di potersi confrontare con il suo rivale grazie a un meccanismo un po’ diverso. “Isatuximab si lega a un epitopo diverso sul CD38 rispetto al daratumumab e in laboratorio, è stato possibile mostrare differenze meccanicistiche e come questo influisca sull'attacco al tumore –ha dichiarato John Reed a capo della R&D di Sanofi. "Isatuximab .... induce nella cellula del mieloma un segnale diretto di apoptosi, cosa che il daratumumab non fa", ha dichiarato lo scieniziato. Inoltre, il CD38 è un enzima e ha quella che viene chiamata attività ecto-enzimatica, dove l'attività enzimatica è sulla superficie della cellula, non all'interno della cellula".
Isatuximab blocca fortemente questa attività mentre daratumumab lo fa debolmente, ha sottolineato Reed. Sanofi ritiene che questo fatto combatta la produzione di metaboliti cellulari che rallentano il sistema immunitario nel microambiente tumorale.