Un regime a quattro farmaci ha dato risultati promettenti - risposte obiettive in più di metà dei pazienti  - in uno studio preliminare sul mieloma multiplo recidivato o refrattario presentato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago.

In questo trial di fase I, coordinato da David Vesole, dell’Hackensack University Medical Center di Hackensack (New Jersey), il trattamento con un regime composto da carfilzomib, lenalidomide, vorinostat e desametasone ha portato a ottenere risposte parziali o risposte parziali molto buone in 9 dei 17 pazienti trattati.

Durante il meeting dell'ASCO saranno presentati diversi altri lavori sul mieloma. Tra questi, per esempio, anche due lavori in cui è stato valutato un nuovo anticorpo monoclonale anti-CD38 (noto per ora con la sigla SAR650984 e sviluppato da Sanofi), in monoterapia o in combinazione con lenalidomide e desametasone. In entrambi i trial l’anticorpo ha mostrato un’attività antitumorale incoraggiante.

Lo studio del gruppo di Vesole ha preso le mosse dalla constatazione che la combinazione di carfilzomib e un agente immunomodulante si è dimostrata attività nel mieloma recidivante o refrattario e che l’aggiunta di un inibitore del proteasoma e un inibitore dell'istone deacetilasi ha dato prova di attività sinergica.

I ricercatori hanno quindi provato a valutare attività e tossicità di un regime quadruplo formato da carfilzomib, lenalidomide, vorinostat e desametasone, con l’obiettivo prioritario di determinare la dose massima tollerata della combinazione e la sua sicurezza e tollerabilità.

A tale scopo, hanno arruolato 21 pazienti (di cui 17 sono stati poi oggetto dell'analisi di dati) colpiti da un mieloma in recidiva o refrattario al trattamento, tutti già trattati in precedenza e anche sottoposti all’autotrapianto. Tutti tranne uno erano già stati trattati con lenalidomide e bortezomib e quattro erano già stati trattati anche con vorinostat.

Inoltre, l’età mediana dei partecipanti era di 61 anni (range 48-71), il 57% erano uomini e il tempo mediano trascorso dalla diagnosi era di 4 anni.

Solo due pazienti hanno mostrato una progressione della malattia come migliore risposta alla combinazione dei quattro farmaci. Sei hanno avuto risposte parziali e altri tre avuto ottime risposte parziali. La percentuale di risposta obiettiva è stata, dunque, del 53%. Inoltre, cinque pazienti hanno mostrato una stabilizzazione della malattia. La percentuale di beneficio clinico è quindi dell’82%. In uno dei partecipanti la risposta non era ancora valutabile al momento dell’analisi.

La sopravvivenza libera da progressione ha superato i 12 mesi e la sopravvivenza globale mediana non è stata ancora raggiunta.

I pazienti hanno fatto 18 cicli di terapia e non si sono manifestate tossicità dose-limitanti. Tutti i pazienti hanno manifestato eventi avversi. I più frequenti sono stati anemia (in 16 pazienti), affaticamento (in 11), trombocitopenia (in 14) , neutropenia (in 12) , crampi muscolari (in 10) e diarrea (in 9).

I più comuni eventi avversi di grado ≥ 3 sono stati neutropenia (in 9 pazienti), anemia (in 7), trombocitopenia (in 9), iperglicemia (in 3), infezioni e squilibri elettrolitici (in 2 pazienti ciascuno ), affaticamento (in un paziente) e stipsi (in un paziente).

Un paziente, ha riferito Vesole, è deceduto a causa di una progressione della malattia.

L’autore e i suoi colleghi concludono, quindi, che il regime quadruplo da loro testato è risultato ben tollerato e con un profilo di sicurezza gestibile., e che le percentuali di risposta obiettiva e beneficio clinico osservate sono incoraggianti.

D.H. Vesole, et al. A phase I study of carfilzomib, lenalidomide, vorinostat, and dexamethasone (QUAD) in relapsed and/or refractory multiple myeloma. ASCO 2014; abstract 8535.
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