Mieloma multiplo recidivato/refrattario, combinazione con panobinostat ritarda la progressione, specie nei casi pesantemente pretrattati

L'aggiunta di panobinostat a bortezomib e desametasone ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario trattati in precedenza con bortezomib e farmaci immunomodulatori. Lo evidenzia un'analisi sui sottogruppi dello studio di fase III PANORAMA 1, pubblicata di recente su Blood.

L’aggiunta di panobinostat a bortezomib e desametasone ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario trattati in precedenza con bortezomib e farmaci immunomodulatori. Lo evidenzia un’analisi sui sottogruppi dello studio di fase III PANORAMA 1, pubblicata di recente su Blood.

"Negli ultimi 10 anni ci sono stati progressi significativi nello sviluppo di trattamenti per i pazienti con mieloma multiplo, che hanno portato a chiari miglioramenti della sopravvivenza globale" scrivono gli autori, guidati da Paul G. Richardson, direttore del Jerome Lipper Multiple Myeloma Center del Dana-Farber Cancer Institute di Boston. "Questi progressi si sono concentrati principalmente su due classi di farmaci: gli inibitori del proteasoma e i farmaci immunomodulatori. Anche se questi agenti hanno contribuito in modo sostanziale al miglioramento dei risultati per i pazienti con mieloma multiplo, le terapie attuali non sono curative e c’è un bisogno medico non soddisfatto per coloro che progrediscono dopo il trattamento".

L’inibitore delle deacetilasi panobinostat ha dimostrato di influenzare la crescita e la sopravvivenza delle cellule di mieloma multiplo.

Nello studio di fase III PANORAMA 1, l'aggiunta di panobinostat a bortezomib e desametasone ha mostrato di prolungare in modo significativo la PFS mediana (che era l'endpoint primario dello studio) nei pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario (12 mesi contro 8,1; P < 0,0001).

Richardson e i colleghi hanno quindi condotto un’analisi sui sottogruppi di questo studio per valutare l'efficacia del regime contenente panobinostat in particolare nei pazienti pretrattati.

L'analisi ha riguardato un sottogruppo di pazienti trattati precedentemente con un immunomodulatore (di cui 245 assegnati al braccio panobinostat e 240 al braccio placebo), un sottogruppo di pazienti trattati in precedenza con bortezomib e un immunomodulatore (di cui 94 assegnati a panobinostat e 99 al placebo) e un sottogruppo di pazienti trattati in precedenza con due o più linee di bortezomib e un immunomodulatore (di cui 73 nel braccio panobinostat e 74 nel braccio placebo).

Richardson e i colleghi hanno osservato un aumento della PFS nel braccio trattato con panobinostat in tutti i sottogruppi analizzati

Tra i pazienti precedentemente trattati con un immunomodulatore, i ricercatori hanno osservato un aumento della PFS mediana di 4,9 mesi nel braccio assegnato a panobinostat rispetto al braccio di controllo (12,3 mesi contro 7,4; HR 0,54; IC al 95% 0,43-0,68).

Nel sottogruppo trattato in precedenza con bortezomib e un immunomodulatore, tra i pazienti del gruppo panobinostat si è osservato un incremento della PFS mediana di 5,8 mesi rispetto al gruppo placebo (10,6 mesi contro 5,8; HR = 0,52; IC al 95% 0,36-0,76).

Tuttavia, l’incremento maggiore della PFS mediana grazie a panobinostat - 7,8 mesi - si è osservato nel sottogruppo di pazienti che erano stati pesantemente pretrattati con bortezomib e un immunomodulatore (12,5 mesi contro 4,7; HR = 0.47; IC al 95% 0,31-0,72).

Gli eventi avversi comuni di grado 3 e 4 associati a panobinostat in tutti i sottogruppi sono stati diarrea, neutropenia, trombocitopenia, linfopenia e affaticamento.

Panobinostat è apparso associato a un’incidenza più alta di decessi in corso di trattamento tra i pazienti precedentemente trattati con un immunomodulatore (7,1% contro 4,3%),  mentre negli altri due sottogruppi l'incidenza di decessi in corso di trattamento è risultata simile con il farmaco e con il placebo e non ci sono stati morti a causa di una progressione della malattia attribuita a panobinostat.

"Questi risultati forniscono indicazioni su quali pazienti possono trarre più beneficio dalla combinazione panobinostat-bortezomib-desametasone" affermano Richardson e i colleghi.

Intanto, riferiscono I ricercatori, continuano gli studi su altre nuove combinazioni contenenti panobinostat, tra cui combinazioni con carfilzomib, con ixazomib e con lenalidomide, al fine di individuare nuove alternative terapeutiche per i pazienti che hanno poche opzioni a disposizione e ottenere ulteriori informazioni sul profilo di sicurezza di questo nuovo agente.

P.G. Richardson, et al. Panobinostat plus bortezomib and dexamethasone in relapsed/relapsed and refractory myeloma: outcomes by prior treatment. Blood. 2016;doi:10.1182/blood-2015-09-665018.
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