Mieloma multiplo, remissioni prolungate con il trapianto allogenico

Oncologia-Ematologia
In uno studio pubblicato di recente sulla rivista Biology of Blood and Marrow Transplant, il trapianto allogenico ha indotto remissioni prolungate nei pazienti con mieloma multiplo e il vantaggio maggiore di sopravvivenza si è osservato tra coloro che erano stati sottoposti al trapianto come terapia di consolidamento.

Inoltre, si è visto che i pazienti che hanno sviluppato una malattia del trapianto contro l’ospite (GVHD, graft-versus-host disease) cronica hanno mostrato un beneficio di sopravvivenza, mentre quelli che hanno sviluppato una GVHD acuta hanno mostrato una sopravvivenza molto inferiore.

"Le cellule del donatore esercitano, infatti, un effetto immunoterapeutico nei confronti del mieloma multiplo" afferma Michele L. Donato, del John Theurer Cancer Center dell’Università di Hackensack, nel New Jersey. "Il nostro studio dimostra che se trapiantiamo le cellule di un donatore, parente o meno, il sistema immunitario del donatore è in grado di controllare la malattia in un gran numero di pazienti. Abbiamo dimostrato c'è un effetto del trapianto contro il mieloma, cosa che non era mai stata fatta prima".

Nel loro lavoro, Donato e i colleghi hanno valutato i dati di 57 pazienti sottoposti a un trapianto allogenico tra il 2004 e il 2011 presso il loro centro. L’età media del campione era di 52,4 anni.

Tutti i pazienti erano già stati sottoposti in precedenza a un trapianto autologo. Di questi, 26 sono stati sottoposti a trapianto come consolidamento, dopo aver risposto al loro primo autotrapianto, mentre 30 hanno fatto il trapianto allogenico come terapia di salvataggio.

Il follow-up è stato di 52 mesi (range 23,6-84 mesi).

Nel complesso, 32 pazienti (il 57,1%) hanno raggiunto una risposta completa e 21 (il 37,5%) hanno mostrato una progressione della malattia, 16 dei quali sono stati sottoposti a infusioni di linfociti del donatore o alla sospensione degli immunosoppressori; di questi pazienti, 10 (il 62,5%) hanno risposto a questi interventi terapeutici.

Nell’intera coorte, la sopravivenza (OS) a 5 anni è stata del 59%: tuttavia, gli autori hanno trovato una percentuale nettamente maggiore di OS a 5 anni nel gruppo sottoposto al trapianto allogenico come terapia di consolidamento rispetto a quello che ha fatto il trapianto come terapia di salvataggio (82% contro 38%).

L' analisi multivariata ha evidenziato un’associazione significativa tra l’aver fatto il trapianto come trattamento di salvataggio e un’OS più breve (HR 4,05; IC al 95% 1,25-13,11).

La GVHD acuta di grado II-IV si è verificata nel 35,4% dei pazienti, mentre il 50% ha sviluppato GVHD cronica. L'analisi multivariata ha indicato un’associazione significativa anche tra GVHD acuta e OS inferiore (HR 2,99; IC al 95% 1,09-8,2), mentre la GVHD cronica è risultata associata a un’OS significativamente superiore (HR 0,26; IC al 95% 0,09-0,75).

Inoltre, l’OS a 5 anni è risultata superiore nel gruppo che ha sviluppato GVHD cronica rispetto al gruppo in cui non si è sviluppata (78,8% contro 42,6%; HR 0,17; IC al 95% 0,47-0,63).

"Anche se la maggior parte dei pazienti affetti da mieloma multiplo finisce per soccombere alla malattia, sono convinto che il trapianto allogenico abbia le potenzialità per cambiare questo quadro" afferma un altro dei firmatari del lavoro, Andrew L. Pecora, nel comunicato stampa. "Ciò che il nostro studio rivela è che, con le conoscenze attuali, è possibile completare il trapianto allogenico in modo sicuro ed efficace. I pazienti vivono 5 anni di più, senza che sia rilevabile alcuna malattia e sono potenzialmente guariti".

“Lo sviluppo di nuovi agenti per il trattamento del mieloma multiplo aumenta la richiesta di una maggiore sicurezza e l'efficacia del trapianto allogenico” scrive Paul Richardson, direttore della ricerca clinica presso il Jerome Lipper Multiple Myeloma Center del Dana-Farber Cancer Institute di Boston.

"Uno dei principali dilemmi che affrontano i medici nell’esplorare l'approccio allogenico è il notevole successo osservato non solo con i nuovi agenti di prima generazione nella gestione di questa malattia eterogenea e in profonda evoluzione, ma anche l'impatto degli inibitori del proteasoma di seconda e terza generazione e degli immunomodulatori, così come quello degli anticorpi monoclonali e, ora, di altre piccole molecole, come gli inibitori delle deacetilasi" scrive l’esperto.

"L'avvento di nuove strategie di immunoterapia molto promettenti... può dare un appoggio in più nel trapianto allogenico. Pertanto, le strategie volte a ridurre la GVHD e migliorare la tollerabilità di questo approccio devono restare fondamentali, con l'integrazione di ulteriori strategie terapeutiche innovative per migliorare ulteriormente gli outcome del paziente".

M.L. Donato, et al. The Graft-Versus-Myeloma Effect: Chronic Graft-Versus-Host Disease but Not Acute Graft-Versus-Host Disease Prolongs Survival in Patients with Multiple Myeloma Receiving Allogeneic Transplantation. Biol Blood Marrow Transplant. 2014;20:1211-1216.
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