Nei pazienti affetti da mieloma multiplo, il trapianto autologo di cellule staminali migliora in modo significativo la sopravvivenza globale (OS), anche nell’anziano, rispetto alle strategie che non prevedono il trapianto. Lo evidenzia uno studio retrospettivo di coorte pubblicato di recente sulla rivista Bone Marrow Transplantation.

"Il mieloma multiplo è una malattia degli anziani, e quasi due terzi dei casi si verificano in pazienti di età superiore ai 65 anni" scrivono gli autori dello studio, guidati da Tanya Wildes, della Washington University di St. Louis. Tuttavia, i recenti passi avanti nei trattamenti per questa neoplasia nei pazienti più anziani hanno portato a miglioramenti di sopravvivenza soltanto lievi. Inoltre, nei trial randomizzati che hanno dimostrato come il trapianto autologo di staminali sia in grado di migliorare l’OS nei pazienti affetti da mieloma multiplo, i soggetti con più di 65 anni sono stati specificamente esclusi. Pertanto, il ruolo di questa strategia terapeutica nei pazienti più anziani è rimasto poco chiaro.

Per saperne di più, la Wildes e i colleghi hanno analizzato gli outcome di 146 pazienti di età compresa tra i 65 e i 77 anni, con un mieloma multiplo di nuova diagnosi, afferiti alla Washington University tra il 2000 e il 2010. Di questi, 62 erano stati sottoposti al trapianti autologo di cellule staminali e 84 no.

L'età media del campione era di 68 anni; coloro che avevano subito il trapianto erano più giovani (67 anni) rispetto a quelli che non lo avevano fatto (70 anni; P < 0,0001). Altre caratteristiche erano simili nei due gruppi.

Nell’intera coorte, l’OS mediana è stata di 43,4 mesi, ma nel gruppo sottoposto al trapianto di staminali è risultata di 56 mesi contro soli 33,1 mesi nel gruppo che non lo aveva fatto (P = 0,004). Anche l’OS a 3 anni è risultata superiore tra coloro che avevano fatto il trapianto rispetto a coloro che non lo avevano fatto: 78,3% contro 49,5%.

Un'analisi multivariata ha confermato il vantaggio offerto dal trapianto di cellule staminali. Dopo aver aggiustato i dati in base al performance status, alle comorbilità, allo stadio e alla propensione a sottoporsi al trapianto, il trapianto stesso è risultato associato a una mortalità più bassa di quasi il 50% rispetto al non fare il trapianto (HR 0,52; IC al 95% 0,30-,91; P = 0,02).

"Questa scoperta rafforza la potenziale utilità del trapianto di staminali nei pazienti anziani con mieloma multiplo ritenuti candidabili per questa opzione terapeutica" scrivono gli autori. 

Tra i limiti dello studio, segnalano la Wildes e i colleghi, ci sono quelli insiti negli studi osservazionali retrospettivi, tra cui la possibilità che il vantaggio di sopravvivenza associato al trapianto autologo di staminali sia legato a "confondimento residuo" da parte di fattori di cui non si è tenuto conto nell'analisi.

"I prossimi studi dovrebbero concentrarsi sull’incorporare prospetticamente maggior dettagli sulle caratteristiche della malattia, lo stato funzionale e altri parametri geriatrici, … per chiarire il ruolo del trapianto autologo di cellule staminali nei pazienti anziani con mieloma multiplo" concludono gli autori.

T.M. Wildes, et al. High-dose therapy and autologous stem cell transplant in older adults with multiple myeloma. Bone Marrow Transplantation 2015; doi:10.1038/bmt.2015.106.
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