Il trattamento con l’inibitore del proteasoma carfilzomib non si è dimostrato in grado di prolungare in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla migliore terapia di supporto in pazienti con mieloma multiplo avanzato pesantemente pretrattati nello studio di fase III FOCUS. A darne l’annuncio sono Amgen e la sua controllata Onyx in comunicato stampa.

Il trial, in aperto, ha coinvolto 315 pazienti con mieloma multiplo recidivante e refrattario, che erano stati già sottoposti a una mediana di cinque terapie precedenti. I partecipanti sono stati trattati con carfilzomib oppure desametasone a basso dosaggio più ciclofosfamide opzionale. Carfilzomib per via endovenosa è stato somministrato alla dose e secondo la schedula standard per i primi nove cicli. Dal decimo ciclo in avanti, l’inibitore è stato somministrato alla dose di 27 mg/m2 nei giorni 1, 2, 15 e 16.

Al momento dell’analisi dei dati, l’OS è risultata equivalente nei due bracci, con un hazard ratio di 0,975 (IC al 95% 76-1,249) e la percentuale di sospensioni del trattamento a causa di eventi avversi è stata paragonabile. Gli eventi avversi cardiaci osservati con carfilzomib sono risultati in linea con quelli già osservati negli studi precedenti sull’inibitore; tuttavia, la nefrotossicità di qualsiasi grado ha mostrato un’incidenza maggiore rispetto a quella indicata nella scheda tecnica.

Secondo quanto riportato nella scheda tecnica, gli eventi avversi gravi più comuni con carfilzomib sono polmonite (con un’incidenza del 10%), insufficienza renale acuta (4%), piressia (3%) e scompenso cardiaco (3%). Complessivamente, l’incidenza delle reazioni avverse è risultata del 45%.

Le tossicità renali osservate prima dello studio FOCUS comprendono aumento della creatinina sierica (24%) e insufficienza renale (9%), per lo più di grado 1/2. L’incidenza degli eventi avversi renali di grado 3 è risultata del 6% e quella di grado 4 è risultata evidente nell’1% dei pazienti. L’aumento della creatinina e l’insufficienza renale acuta hanno comportato un’interruzione del trattamento nell’1% dei casi, mentre una sepsi concomitante e il peggioramento della funzione renale hanno provocato il decesso di un paziente.

Gli endpoint secondari dello studio FOCUS comprendevano la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la percentuale di risposta complessiva e la sicurezza. Amgen ha fatto sapere che presenterà i risultati completi dello studio in uno dei prossimi congressi del settore.

Carfilzomib ha avuto l’ok dalla Food and Drug Administration per il trattamento di pazienti con mieloma multiplo la cui malattia sia progredita nonostante almeno due cicli di trattamento comprendenti anche bortezomib, talidomide o lenalidomide. L'approvazione dell’agenzia si è basata su uno studio di fase IIb (studio 003-A1), a singolo braccio, al quale hanno preso parte 266 pazienti in progressione dopo almeno 2 anni dal trattamento con bortezomib e talidomide.

"Anche se è un peccato che lo studio FOCUS non abbia centrato l’obiettivo primario di miglioramento della sopravvivenza globale, riteniamo che i risultati positivi del recente studio di fase III ASPIRE saranno  sufficienti per presentare una domanda di approvazione in tutto il mondo" afferma Pablo J. Cagnoni, presidente di Onyx, nella nota aziendale.

Circa un mese fa, Amgen e Onyx hanno annunciato i principali risultati positivi dello studio ASPIRE, che ha valutato carfilzomib in pazienti con mieloma multiplo recidivato. In questo trial, la combinazione di carfilzomib, lenalidomide e desametasone a basso dosaggio ha portato a un prolungamento significativo di 8,7 mesi della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto ai soli lenalidomide e desametasone.

La PFS mediana è risultata, infatti di 26,3 mesi nel braccio carfilzomib contro 17,6 mesi nel braccio di controllo (HR 0,69; P < 0,0001), mentre i dati sull’OS non erano ancora maturi al momento dell'analisi. Ulteriori risultati su questo studio saranno presentati in occasione del prossimo congresso dell’American Society of Hematology, a San Francisco.