La chemioterapia con melfalan ad alto dosaggio più il trapianto autologo di cellule staminali di salvataggio nei pazienti con mieloma multiplo recidivato ha ritardato significativamente la progressione rispetto alla terapia convenzionale con ciclofosfamide a basse dosi, stando ai risultati di uno studio randomizzato, in aperto, di fase III, appena pubblicato su The Lancet Oncology.

Al momento non esiste un trattamento standard per il mieloma recidivato e il ruolo del trapianto autologo di cellule staminali in questa popolazione di pazienti non è chiaro, scrivono gli autori nell’introduzione.

Un gruppo di ricercatori del National Cancer Research Institute Haemato-oncology Clinical Studies Group, coordinati da Gordon Cook, del St. James Institute of Oncology di Leeds, ha provato a confrontare un trattamento con melfalan ad alto dosaggio più il trapianto autologo di staminali di salvataggio con il trattamento standard con ciclofosfamide in pazienti con mieloma multiplo alla prima progressione o recidiva. Tutti i pazienti erano stati sottoposti a un trapianto precedente, dal quale erano trascorsi almeno 18 mesi.

Prima della randomizzazione, 293 pazienti sono stati sottoposti a una terapia di induzione con bortezomib, doxorubicina e desametasone, seguita dalla mobilizzazione delle cellule staminali dal sangue periferico e dalla raccolta, se fattibile.
I 174 pazienti idonei (quelli per i quali era stata possibile una raccolta adeguata di cellule staminali del sangue periferico) sono stati assegnati in modo casuale al trattamento con melfalan ad alto dosaggio (200 mg/m2) più il trapianto di salvataggio (n = 89) o ciclofosfamide orale 400 mg/m2 per settimana, per un massimo di 12 settimane (n = 85). L’endpoint primario era il tempo di comparsa della progressione.

Dopo un follo up mediano di 31 mesi, il tempo mediano alla progressione è risultato significativamente più lungo nel braccio trattato con melfalan più il trapianto di salvataggio che non in quello trattato con ciclofosfamide (19 mesi contro 11, HR 0,36; IC al 95% 0,25-0,53; P< 0,0001).

Al momento del cutoff dei dati, l’OS mediana non era stata raggiunta in entrambi i bracci, ma i ricercatori non hanno osservato differenze significative. La percentuale di OS a 3 anni è risultata dell’80,3% (IC al 95% 69,3-91,2) nel gruppo trattato con melfalan più il trapianto e 62,9% (IC al 95% 46,6-79,2) nel gruppo ciclofosfamide.

Gli eventi avversi di grado 3-4 più comuni dopo la terapia di induzione sono stati trombocitopenia (51%), neutropenia (43%) e neuropatia periferica (12%). Dopo la randomizzazione, nel primo gruppo si è osservata un’incidenza maggiore di neutropenia (76% contro 13%) e trombocitopenia (72% contro 5%) rispetto al secondo.

"Il trapianto autologo di cellule staminali può ora essere considerato un trattamento standard dopo la terapia di re-induzione per i pazienti idonei con una recidiva di mieloma multiplo dopo il primo trapianto, soprattutto dopo 12-18 mesi dopo la prima recidiva" scrive Philip L. McCarthy, del Roswell Park Cancer Institute, in un editoriale di accompagnamento.

"Nuove terapie dirette contro altre vie di trasduzione del segnale attive nel mieloma multiplo e anticorpi che colpiscono antigeni di superficie potrebbero servire da confronti sperimentali con il trapianto di salvataggio dopo la progressione della malattia” aggiunge lo specialista.

G. Cook, et al. High-dose chemotherapy plus autologous stem-cell transplantation as consolidation therapy in patients with relapsed multiple myeloma after previous autologous stem-cell transplantation (NCRI Myeloma X Relapse [Intensive trial]): a randomised, open-label, phase 3 trial. The Lancet Oncology 2014;15(8):874-85; doi: doi:10.1016/S1470-2045(14)70245-1.

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