Monitorare i tumori della prostata in Italia, raccogliendo sistematicamente informazioni su uomini che abbiano avuto una diagnosi di tumore incidente della prostata nei centri partecipanti, valutandone caratteristiche cliniche e demografiche, protocollo di cura e risultati in termini di qualità della vita.

E’ questo l’obiettivo principale del progetto Pros-IT di cui che è stato descritto in dettaglio nel corso del XXIV congresso dell’Associazione italiana di radioterapia oncologica (AIRO), conclusosi pochi giorni fa a Padova.

Unica nel suo genere in Italia, l’iniziativa è resa possibile da un educational grant di Takeda che copre anche le spese necessarie per la realizzazione della piattaforma web attraverso la quale saranno gestiti tutti i dati.

L’esigenza di questo tipo di analisi è quella di creare un vero e proprio registro su questo tumore considerando che in Italia nel 2012 si parlava di 36 mila nuovi casi con differenze a livello locale. Al Nord, infatti, l’incidenza è pari a 110,4 casi ogni 100.000 abitanti, al Centro è di 82,6 e al Sud di 59.

Dati recenti del registro tumori italiano parlano di una diminuzione dell’incidenza annua di questa forma tumorale. Se si guardano i grafici relativi all’incidenza si evince che questa era in aumento fino al 2003-2004, con una successiva tendenza alla diminuzione.

Il carcinoma della prostata rappresenta la terza causa di morte oncologica ed è in costante e moderata diminuzione da oltre 20 anni.

Come ha sottolineato il prof. Gaetano Crepaldi, direttore della sezione invecchiamento dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova, nella sua presentazione al congresso: «Il problema non è tanto quello della sopravvivenza, perché a 5 anni si attesta intorno al 90%, il problema è “la qualità della vita”. L’obiettivo primario di qualsiasi trattamento per il tumore è quello di massimizzare la sopravvivenza, ma negli ultimi anni gli oncologi stanno rivolgendo sempre più attenzione alla valutazione dell’impatto di ciascuna terapia sulla qualità della vita, sia in generale sia sulle funzioni specifiche urinarie, intestinali e sessuali».

L’obiettivo principale del progetto Prosit è quello di monitorare i tumori della prostata in Italia raccogliendo sistematiche informazioni su uomini con più di 18 anni, che hanno avuto diagnosi di questa forma tumorale soprattutto focalizzandosi alla qualità della vita e a come i trattamenti possano migliorarla o aggiungere problematiche generate da eventuali complicanze.

Pros-IT è quindi uno studio osservazionale di coorte, prospettico e multicentrico. Il centro promotore è il CNR-Istituto di Neuroscienze nella sezione invecchiamento di Padova, di cui il prof. Gaetano  Crepaldi è il responsabile scientifico.

Il centro coordinatore clinico è, invece, l’azienda sanitaria di Como, nella figura del dr. Giairo Conte, Presidente della SIUrO e Direttore dell’Unità Operativa di Urologia dell’Ospedale di Como.

«Un aspetto importante nella gestione del paziente con tumore della prostata-ha sottolineato il prof. Crepaldi- è la multidisciplinarietà soprattutto considerando che per questi individui sono possibili tante opzioni terapeutiche. La visione multidisciplinare va riconosciuta come l’approccio migliore in tutte le fasi della malattia.

Pros-IT CNR ha una visione multidisciplinare e lo steering committee del progetto comprende urologi, radioterapisti, oncologi, anatomopatologici ed epidemiologi».

Dal congresso AIRO di Padova arriva anche l’appello del prof. Stefano Magrini, dell’U.O. di Radioterapia – Spedali Civili di Brescia,  per coinvolgere sempre più centri nel progetto e far approvare lo studio a sempre più comitati etici. Questo perché, come dice lo stesso prof. Magrini: «Studiare la qualità della vita in rapporto al tipo di trattamento che i pazienti hanno fatto richiede le nostre competenze e quindi è importante aggiungere sempre più casi provenienti da centri diversi.»

Ad oggi i centri inclusi sul territorio nazionale sono 74 reparti di urologia, 54 di radioterapia e 21 di oncologia. ll progetto raccoglierà dati demografici e sui fattori di rischio, informazioni sul trattamento per il tumore, sulle complicanze e sulla qualità della vita, e dati sulla sopravvivenza.

I criteri di inclusione prevedono età superiore ai 18 anni, diagnosi ottenuta con biopsia perché solo i casi con biopsia positiva vengono reclutati. I pazienti devono essere naive al trattamento, ma in qualunque stadio della malattia perché come ha evidenziato il prof. Magrini: «la survey ha lo scopo di valutare l’impatto della malattia e del suo trattamento nella popolazione anziana e, quindi, tra questo pazienti ci sono anche casi metastatici a presentazione».

A settembre è stato aperto il reclutamento. Ci sono una ventina di centri ad oggi operativi che una volta attivi procedono col reclutamento. L’arruolamento continuerà per 6 mesi e si richiede il reclutamento di almeno 20 pazienti consecutivi per ogni centro.

«Punto importante-ha continuato il prof. Magrini- è la preparazione di schede semestrali che fotografano il paziente all’inizio, quindi, il trattamento a presentazione e poi, successivamente, l’eventuale trattamento e recidiva e anche la qualità della vita per la quale sono stati scelti due indicatori che hanno il pregio di essere abbastanza semplificati. Uno è l’adattamento che ha fatto il gruppo urologico di Firenze di uno score per la valutazione della qualità della vita nel tumore prostatico dell’University of  California Los Angeles e l’altro è l’SF12 che è la variante breve dell’SF36 che valuta le performance nella qualità della vita. Dopo la prima, ci saranno successivamente tutte le schede riempite a intervalli semestrali che riepilogheranno tutte le variazioni della qualità della vita e anche gli eventuali nuovi trattamenti intervenuti».

Questo sarà possibile farlo anche su una piattaforma web. «Questo studio- ha concluso il prof. Magrini- ci potrà dire dei dati sulla qualità della vita e sulle variazioni apportate dalla terapia anche in relazione ai diversi tipi di trattamento. Avremo anche delle informazioni su quale è il baseline in una fascia di età che è quella anziana.» Tutta questa raccolta dati ha l’obiettivo finale di avere un quadro della situazione nazionale su questo tumore e dei trattamenti utilizzati nei diversi centri partecipanti in modo da uniformare il più possibile l’approccio alla malattia e poter aumentare la sopravvivenza dei pazienti e la qualità della vita.

Emilia Vaccaro