Minor rischio di tumore cutaneo post-trapianto con sirolimus

Nei pazienti sottoposti a un trapianto di organo solido che hanno sviluppato un tumore dopo il trapianto, il trattamento con l'inibitore di mTOR sirolimus riduce il rischio di sviluppare in seguito un tumore della pelle. Questo, almeno, quanto osservato in uno studio retrospettivo pubblicato da poco su JAMA Dermatology.

Nei pazienti sottoposti a un trapianto di organo solido che hanno sviluppato un tumore dopo il trapianto, il trattamento con l’inibitore di mTOR sirolimus riduce il rischio di sviluppare in seguito un tumore della pelle. Questo, almeno, è quanto osservato in uno studio retrospettivo pubblicato da poco su JAMA Dermatology.

“Un aspetto importante dei nostri risultati e anche di quelli di una recente review sugli inibitori di mTOR è che i pazienti che stanno gradualmente passando agli inibitori di mTOR e che possono essere mantenuti in trattamento con bassi dosaggi hanno un profilo di effetti collaterali relativamente buono. Non hanno molte delle complicanze viste con le dosi più alte utilizzate in precedenza e hanno una mortalità inferiore " ha spiegato l’autrice senior dello studio Chrysalyne D. Schmults, del Brigham and Women's Hospital di Boston, in un’intervista.

"La grande massa dei dati" ha aggiunto la Schmults "indica che questi farmaci sono anti-cancerogeni, non pro-cancerogeni, e gli inibitori di mTOR, in particolare, riducono il rischio di carcinoma cutaneo a cellule squamose. Questo può essere un vero e proprio vantaggio per i pazienti che necessitano di una terapia immunosoppressiva, ma che hanno anche avuto più di un carcinoma cutaneo a cellule squamose".

Nell’introduzione del lavoro, la Schmults e i colleghi ricordano che i destinatari di un trapianto di organo solido sono, di per sé, a maggior rischio di tumori cutanei rispetto ai non trapiantati e che alcuni studi hanno evidenziato una minore incidenza di tumori cutanei nei trapiantati di rene; tuttavia, ci sono pochi dati sull’uso di sirolimus per la prevenzione dei tumori della pelle nei pazienti che hanno subito un trapianto di un organo diverso dal rene o hanno già sviluppato un tumore dopo il trapianto.

Per colmare, almeno in parte, questa lacuna, i ricercatori hanno effettuato uno studio di coorte retrospettivo dal 2000 al 2008 esaminando le cartelle cliniche elettroniche di 329 pazienti sottoposti a un trapianto di organo solido (rene, cuore, polmoni, fegato oppure organi misti) ai quali era stato diagnosticato un tumore dopo il trapianto.

Il follow up mediano è stato di 36-40 mesi e al termine del follow-up sono stati raccolti i dati, poi analizzati tra il 20 aprile 2013 e il 4 ottobre 2014.

L’età media dei pazienti era di 56 anni e 229 erano uomini; il 53,8% aveva subito un trapianto di rene, il 17,6% un trapianto di cuore, il 16,4% un trapianto di polmone, il 10,3% un trapianto di fegato e l'1,8% un trapianto d'organo misto. Nel campione studiato, 97 pazienti (il 29,5%) erano stati trattati con sirolimus (unico inibitore di mTOR in uso al momento dello studio).

In totale, 130 pazienti (il 39,5%) hanno sviluppato secondi tumori post-trapianto, di cui 115 (l’88,5%) casi di cancro della pelle.

Nel gruppo trattato con sirolimus si è osservata una riduzione dell'11,6% del rischio di tumore della pelle rispetto al gruppo non trattato con l’immunosoppressore (26,8% contro 38,4%; P = 0,045). Si è trovata una riduzione del rischio anche escludendo dall’analisi i pazienti sottoposti a trapianto di rene (23,5% contro 39,3%), sebbene in questo caso la differenza non sia risultata significativa.

Fattori predittivi indipendenti (positivi o negativi) di sviluppo di un cancro della pelle sono risultati aver avuto un cancro della pelle prima del trapianto, un cancro della pelle come tumore sviluppato dopo il trapianto e il trattamento con sirolimus.

Nei due gruppi, invece, non si è trovata nessuna differenza significativa nelle percentuali di rigetto o di mortalità.

"In questa coorte di pazienti sottoposti a trapianto di organo solido, quelli che hanno assunto sirolimus dopo aver sviluppato un tumore post-trapianto hanno mostrato un minor rischio di sviluppare successivamente un cancro della pelle, senza alcun aumento del rischio di mortalità generale" concludono i ricercatori.

Pertanto, sostengono, "nei pazienti che sviluppano un tumore o c’è il timore che sviluppino un tumore cutaneo, si può prendere in considerazione una conversione al trattamento con sirolimus”.

Tuttavia, aggiungono la Schmults e i colleghi, “sono necessari studi più ampi per quantificare la riduzione del rischio associata al trattamento con sirolimus per altri tipi di tumore” e “per definire i regimi di conversione ottimale e il dosaggio ottimali”.

Alessandra Terzaghi

P.S. Karia, et al. Association of Sirolimus Use With Risk for Skin Cancer in a Mixed-Organ Cohort of Solid-Organ Transplant Recipients With a History of Cancer. JAMA Dermatol. 2016;doi:10.1001/jamadermatol.2015.5548.
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